Caccia, il risiko delle associazioni venatorie

Caccia, il risiko delle associazioni venatorie

Critiche agli Atc, proposte di modifica al calendario e nuovi organismi in vista della Consulta regionale

E’ iniziato il risiko nel mondo venatorio in vista degli appuntamenti delle prossime settimane, a cominciare dalla Consulta regionale convocata per mercoledì 18 aprile. Nei giorni scorsi, a Foligno, i rappresentanti di Federcaccia, Arci Caccia, Cpa, Italcaccia, Anu ed Enalcaccia si sono riuniti per analizzare la bozza del Calendario venatorio 2018/19 predisposta dalla Regione Umbria e soprattutto per affrontare la spinosa questione degli Atc (Ambiti territoriali di caccia), che agiscono in regime di proroga.

Nel mirino c’è soprattutto l’attività dell’Atc Perugia 1 e le modifiche normative annunciate da questo organismo, contro cui si è pubblicamente scagliato il presidente di Enalcaccia Perugia, Francesco Ragni, che lamenta un disegno teso a ridurre ulteriormente le aree dove si può svolgere l’attività venatoria.

Anche le altre associazioni presenti al summit di Foligno storcono la bocca, sebbene la fuga in avanti di Enalcaccia non sia piaciuta.
Unitaria, invece, la protesta che arriva dai cacciatori dell’area del Trasimeno. Che si aggiunge a quella fatta recapitare in Regione dalle doppiette della Media valle del Tevere.

Fra tante fibrillazioni, la segreteria regionale della Libera Caccia dell’Umbria ha fatto recapitare alla Regione un’articolata proposta di integrazione alla bozza del Calendario venatorio 2018/19, formulata alla luce dello studio effettuato dai propri esperti nazionali coordinati dall’umbro Luca Stincardini.

Tra i contributi più rilevanti, la Libera Caccia chiede l’inserimento in deroga tra le specie cacciabili di tortora dal collare, piccione, piccione selvatico e storno. Specie molto dannose per l’agricoltura e che per questo risultano già cacciabili dagli agricoltori che subiscono danni ed inserite in deroga nei Calendari venatori delle regioni limitrofe, a cui si chiede ora di uniformare l’Umbria. Si chiede inoltre di poter cacciare la quaglia nei tempi adeguati e l’allungamento dell’attività venatoria dall’alba al tramonto, togliendo anche gli attuali limiti all’addestramento dei cani. La Libera Caccia ha anche avanzato proposte per migliorare la gestione delle zone di ripopolamento e cattura della selvaggina.

Tanta carne al fuoco, dunque, tra proposte di integrazione, istanze, lamentele e rivendicazioni, in vista della prossima seduta della Consulta regionale venatoria.

Intanto, il Consiglio della Federcaccia dell’Umbria ha annunciato la ricostituzione dell’Associazione settoriale cinghialisti, organismo che rappresenta tutte le realtà territoriali della regione e che, annunciano i responsabili, sarà chiamata non solo ad affrontare tematiche relative alla sicurezza e ad organizzare corsi di formazione, ma soprattutto lavorerà ad un progetto sul trattamento delle carni.

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