Terremoto

Papa Francesco ai terremotati “Tornerò” | “Voi sapete che vi sono vicino”

Papa Francesco tornerà in Umbria e tra i terremotati del Centro Italia. Lo ha assicurato lo stesso pontefice alla presidente della Regione Catiuscia Marini a margine dell’udienza generale straordinaria che si è svolta stamattina in Vaticano. Circa 7mila i fedeli arrivati dalle quattro regioni colpite dal sisma. Papa Francesco è stato accolto da due testimonianze, quella di Raffaele, un giovane di Amatrice, e quella del parroco di Sant’Eutizio di Preci, don Luciano Avenati. Erano presenti le autorità regionali ed i sindaci dei territori coinvolti, i volontari, le forze dell’ordine, i vigili del fuoco, il commissario straordinario per la ricostruzione Vasco Errani ed il capo della protezione civile Fabrizio Curcio, gli arcivescovi ed i sacerdoti del territorio.

C’è una parola che è stata come un ritornello: quella del ‘ricostruire'” ha evidenziato il santo padre, citando le parole ascoltate poco prima, parlando di ricostruzione dei cuori, delle comunità, prima che di quella materiale, le case. “Mi viene in mente quell’uomo che ho incontrato durante la mia visita e ha detto ‘per la terza volta ricomincerò a ricostruire la mia casa’ – ha evidenziato il Papa – ricominciare, non lasciarsi amareggiare, anche se il dolore è grande. Le ferite del cuore ci sono, alcune settimane fa sono andata a trovare la piccola Giulia, che ha perso la sorellina, adesso incontro voi che avete perso gente della vostra famiglia, i cuori sono feriti. Ricostruire i cuori non è ottimismo, non c’è posto per l’ottimismo qui, che non ha sostanza, ma per la speranza sì, per ricostruire. Per ricostruire ci vogliono le mani di tutti” ha detto, ricordando anche le mani delle tante persone che hanno aiutato “questa gente ad uscire da questo incubo e da questo dolore” e le mani dei vigili del fuoco, “tanto bravi, tanto bravi”. Ci ritroviamo insieme in tante situazioni, con il bacio, l’abbraccio, il sorriso muto, anche il piano. Piangere da soli fa bene, ma piangere insieme è meglio, ci ritroviamo piangendo insieme” ha aggiunto citando don Luciano Avenati. “Le ferite guariranno, ma le cicatrici rimarranno per tutta la vita e saranno un ricordo di questo momento di dolore, sarà una vita con una cicatrice in più, non è la stessa di prima. Sì, c’è la fortuna di essere usciti vivi, ma non è lo stesso di prima”. “Sono orgoglioso dei parroci che non hanno lasciato queste terre” ha detto ancora Francesco.

Ricominciare da capo, senza perdere la capacità di sognare e riprendersi” è stato poi l’appello del santo padre, che nel suo discorso a braccio ha continuamente citato le due testimonianze ascoltate. “Ho voluto riprendere le vostre parole – ha spiegato – perché in questa situazione il peggio che si può fare è un sermone. Ho preso quello che dice il vostro cuore e l’ho fatto mio. Voi sapete che vi sono vicino”. “Quella mattina, appena svegliato, ho ricevuto un biglietto in cui si parlava delle due scosse – ha raccontato – due cose ho sentito: ci devo andare e poi molto dolore. Grazie per essere venuti oggi, grazie per tutto quello che voi avete fatto per ricostruire i cuori, le case, il tessuto sociale. Vi sono vicino”.

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