Doppio incarico in Enti pubblici "senza autorizzazione", condannato a pagare 100mila euro - Tuttoggi

Doppio incarico in Enti pubblici “senza autorizzazione”, condannato a pagare 100mila euro

Redazione

Doppio incarico in Enti pubblici “senza autorizzazione”, condannato a pagare 100mila euro

Mar, 06/12/2022 - 15:13

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Danno erariale per oltre 100mila euro, dipendente della Provincia di Terni e del SII condannato dalla Corte dei Conti

Con la sentenza 105/2022 la Corte dei Conti dell’Umbria ha condannato Massimiliano Cinque, addetto stampa della Provincia di Terni e fino al 2020 del SII (il Servizio Idrico Integrato del Comune di Terni) al pagamento di 100.701,91 euro per ‘danno erariale’ visto che Cinque non avrebbe potuto ricoprire i due incarichi contemporaneamente senza l’autorizzazione dell’ente pubblico di cui è alle dipendenze. I giudici hanno verificato che “il dipendente della Provincia di Terni con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, per un lungo periodo di tempo ha svolto, in aggiunta alla propria attività istituzionale, l’incarico di addetto stampa presso la società consortile per azioni “SII” di Terni, senza essere in possesso dell’autorizzazione”.

Danno erariale per oltre 100mila euro, la difesa “Non c’è dolo né malafede”

Secondo quanto ricostruito dalla Procura contabile, Massimiliano Cinque, ha iniziato la sua collaborazione extra-istituzionale nel 2007, anno in cui la Provincia ha effettivamente concesso la richiesta di poter collaborare anche con il SII, rinnovata poi fino al 2008, ma senza alcun atto autorizzatorio. La difesa di Massimiliano Cinque, assistito dall’avvocato Emidio Mattia Gubbiotti, sostiene che l’incarico col SII non richiedeva alcuna autorizzazione, in quanto “rientrante nell’attività di collaborazioni a giornali, riviste, enciclopedia e simili che non richiede autorizzazione. Inoltre era fatto noto che Cinque prestasse servizio per la Provincia e la sua condotta non denota né dolo né malafede”.

Le contestazioni della Procura contabile

La Corte dei Conti ha richiamato l’articolo 53. del DL 165 del 30 marzo 2001, secondo il quale “i dipendenti pubblici non possono svolgere incarichi retribuiti che non siano stati conferiti o previamente autorizzati dall’amministrazione di appartenenza – inoltre aggiunge la sentenza – la norma è espressione del dovere di esclusività dei pubblici impiegati, che discende direttamente dall’art. 98 della Costituzione e comporta che la propria attività lavorativa debba essere svolta soltanto a beneficio dell’ente di appartenenza – e ancora – l’omissione del versamento del compenso da parte del dipendente pubblico indebito percettore costituisce ipotesi di responsabilità erariale soggetta alla giurisdizione della Corte dei Conti”.

Gli anni di collaborazione, ‘lo sconto’ della Corte dei Conti

Il collegio ha rilevato che i compensi percepiti nel 2007 “non possono formare oggetto della pretesa risarcitoria e vanno pertanto decurtati dall’ammontare richiesto dalla Procura” che, tradotto in cifre, significa 9.180.00 in meno, mentre, per quanto riguarda l’anno 2008, è intervenuta la prescrizione, per una somma di 9.185.43 euro. Per i restanti anni il collegio osserva che “la mancata richiesta di autorizzazione e di qualsivoglia comunicazione in ordine allo svolgimento dell’incarico integri la fattispecie di occultamento doloso che, in definitiva, è stato calcolato 100.701,91 euro.

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