Bellocchio, per il pm è omicidio premeditato. L'assassino ripeteva "mi ha tradito" - Tuttoggi

Bellocchio, per il pm è omicidio premeditato. L’assassino ripeteva “mi ha tradito”

Sara Minciaroni

Bellocchio, per il pm è omicidio premeditato. L’assassino ripeteva “mi ha tradito”

Il corpo di Raffaella Presta dopo l'autopsia tornerà in Puglia. Francesco Rosi sottoposto ai tossicologi e in isolamento è "sorvegliato speciale"
Gio, 26/11/2015 - 21:26

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di Antioco Fois e Sara Minciaroni

Francesco Rosi ha trascorso la seconda notte nel carcere di Capanne. Le sbarre che ora lo confinano in stato di isolamento, si sono chiuse per lui nella tarda serata di mercoledì 25 novembre, dopo la confessione al telefono dell’omicidio della moglie Raffaella Presta e il ritmo incalzante degli eventi che si sono susseguiti. Il 43enne è passato, nel tempo che impiega il lampo di due spari, da uomo libero a reo confesso di un tremendo uxoricidio. Un gesto oramai irreversibile, commesso e poi reiterato con il secondo colpo. Adesso l’agente di commercio perugino è considerato un detenuto ad alto rischio, è sorvegliato a vista, come nei casi in cui si teme che un detenuto possa cercare di farsi del male. E su di lui ora le accuse pesano come un macigno e sono quelle di omicidio volontario e premeditato commesso con l’aggravante dei futili motivi, della crudeltà e dei maltrattamenti familiari. E intanto sabato mattina (domani) alle 10.30 nel carcere di Capanne si terrà l’interrogatorio di garanzia all’interno dell’udienza di convalida e a differenza di quanto fatto mercoledì sera l’omicida potrebbe scegliere di parlare davanti al Gip.

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Tossicologici. Nella notte tra il 25 e il 26 novembre, verso l’una, l’arrivo nel penitenziario perugino, direttamente dagli uffici della Procura di via Fiorenzo di Lorenzo. Ma prima, accompagnato da una scorta di due carabinieri, un passaggio all’ospedale Santa Maria della Misericordia, per essere sottoposto – come da prassi – ad un prelievo di sangue che potrà rivelare se l’uomo nelle ore immediatamente precedenti il delitto e nel compimento dello stesso si trovasse in uno stato di alterazione dato dall’assunzione di alcol o droghe. Il magistrato Valentina Manuali, che conduce le indagini sulla morte di Raffaella Presta, vorrà capire se l’uomo abbia agito sotto l’effetto di sostanze che possono alterare lo stato di coscienza. Un elemento che potrebbe rivelarsi fondante nel percorso giudiziario dell’agente di commercio, che ieri ha ammesso di avere sparato alla moglie, prima di consegnarsi ai carabinieri. Come prevedibile, i risultati dei test necessitano di alcuni giorni e saranno comunque secretati e a disposizione della Procura, impegnata in questa fase a fare chiarezza su tutti gli aspetti della vicenda.

La gelosia. Con indosso i pantaloni di una tuta e un giubbotto invernale (probabilmente non gli stessi indumenti che portava durante gli attimi terribili dell’omicidio, che saranno già stati repertati dalla scientifica) è stato fatto entrare da un ingresso secondario, manette ai polsi e due carabinieri per parte. E in quei momenti, che il suo legale Luca Maori ha definito di “pieno stato di choc”, non avrebbe mai smesso di ripetere, anche nel tragitto tra ospedale e carcere, quel lamento animato dalla convinzione che la vittima dell’omicidio lo avesse abbandonato, che lo tradisse, che tra lui e lei ci fosse un rivale in amore.

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Sguardo assente, perso nel vuoto. Un uomo che sembrava non rendersi conto nemmeno di dove si trovasse. Così Francesco Rosi è apparso al personale dell’ospedale. Giusto poche parole per chiedere un bicchiere d’acqua, i prelievi per gli esami tossicologici, e di nuovo in viaggio con la scorta. Questa volta verso il carcere. Anche dietro alle porte blindate della casa di detenzione una serie di procedure di rito, tra identificazione e impronte digitali. E poi in cella, sorvegliato, dietro mura dalle quali non trapela nulla. E dalle quali solo il suo legale potrà sentirlo, ora che il Gip Andrea Claudiani ha autorizzato, dopo aver rigettato la richiesta del pm, i colloqui tra il legale e il suo assistito.

Domani l’autopsia. La salma della moglie, segnata da due fucilate, rimane a disposizione della magistratura, per l’autopsia in programma domani e che verrà eseguita su mandato del magistrato dal medico legale Laura Paglicci Reattelli a partire dai primi esami fissati per le 8.30. Nemmeno i suoi genitori e i fratelli, arrivati nella notte dalla Puglia potranno vederla finché resterà a disposizione dell’autorità giudiziaria. Solo dopo il lavoro del medico legale la famiglia potrà ottenere il nulla osta per riportare nella sua terra il feretro di Raffaella, quella ragazza arrivata a Perugia tanti anni fa per studiare e iniziare un percorso di vita. La laurea, la professione, un compagno, un figlio, un amore difficile che via via si fa più opprimente e violento, fino ad una morte assurda.

Il bambino. Il piccolo di sei anni, orfano della mamma e col padre in carcere, al più presto verrà affidato ai nonni materni e quasi certamente se ne andrà da Perugia. Via dagli occhi e forse via dai ricordi del tremendo pomeriggio nel quale chiuso in bagno era a pochi passi dalla madre che veniva uccisa per poi essere portato via dalla zia appena la tragedia si è rivelata ai soccorritori nella sua assurdità. Anche Raffaella, quando le tappe obbligate della burocrazia e delle indagini saranno concluse tornerà nella provincia di Brindisi. Per l’ultima volta. Per l’ultimo saluto.

(Foto di Raffella Presta dall’edizione cartacea del Corriere dell’Umbria di Ven 27 Nov)

Aggiornato Ven 27 novembre ore 9.30

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