Ucciso per un borsello, l’assassino lo ha sbattuto a terra e la difesa chiede “infermità”

Ucciso per un borsello, l’assassino lo ha sbattuto a terra e la difesa chiede “infermità”

La data della sentenza è fissata al primo giorno di giugno

Tredici anni di reclusione. E’ questa la richiesta del pubblico ministero Valentina Manuali per Abdallah Ardouni accusato dell’omicidio di Loredano Maranini che il 4 ottobre 2015 cadde a terra in via della Pallotta durante uno scippo senza rialzarsi mai più.  Omicidio preterintenzionale e tentata rapina sono questi i reati contestati a Ardouni Abdallah (39enne di origini marocchine) incastrato dal dna trovato sulla bretella del borsello che indossava la vittima.

I familiari della vittima – costituiti parte civile – hanno chiesto tramite i loro legali un risarcimento di 500 mila euro. Anche il Comune di Perugia si era costituito nel processo e per l’Ente sono stati chiesti 100 mila euro di risarcimento.

Maranini è morto dopo aver sbattuto la testa sul marciapiede: i primi indizi dell’inchiesta per l’omicidio del 72enne portarono all’arresto di un altro marocchino, di 37 anni, poi scarcerato grazie all’alibi fornito sull’ora del decesso, nonostante tre testimoni avessero confermato il riconoscimento. Ma a portare ad Abdallah era stato proprio il profilo genetico inizialmente comparato dai Ris con un mozzicone di sigaretta. Lo straniero è accusato di omicidio preterintenzionale anche in base alle testimonianza di una donna che raccontò di aver visto l’aggressore, colpire con un pugno Maranini al momento dello scippo e prima della caduta. La difesa di Abdallah ha chiesto di non procedere contro il proprio assistito per infermità.

La data della sentenza è fissata al primo giorno di giugno.