Testamento biologico | Se n’è parlato in Provincia con le associazioni del territorio

Testamento biologico | Se n’è parlato in Provincia con le associazioni del territorio

“Il diritto di scelta non ha orientamento religioso o politico, non ha colore né classe sociale, è semplicemente un diritto” 


Oggi come non mai il dibattito sul ‘Testamento Biologico’ diventa attuale, quando proprio in questi giorni un uomo di 53 anni toscano, ad un mese dalla vicenda di Dj Fabo, è partito per la Svizzera per ‘staccare la spina’ dopo sofferenze legate ad una grave malattia, la sclerosi multipla, che l’ha colpito a 27 anni. Nella sede di Piazza Italia della Provincia di Perugia tante associazioni tra cui EXIT Italia, Cesvol, Radicali di Perugia e Associazione Luca Concione, hanno promosso il l’evento dal titolo“Diritto di Scelta, dibattito e riflessione riguardanti il testamento biologico termine di fine vita e morte volontariamente assistita”. Roberta E. Cresci nell’introdurre il pomeriggio di discussione ha spiegato: “Credo che ognuno di noi abbia il diritto di decidere come morire. Lo scopo di questo incontro è quello di fare informazione e sensibilizzare i cittadini su questo argomento fondamentale che tocca le coscienze di ognuno di noi. Dagli ultimi eventi si è capito che le Istituzioni non rispondono su questo argomento allora è l’associazionismo che deve andare avanti. Quella che facciamo non è una campagna pro morte ma pro vita, perché non vogliamo lasciare il compito dopo la morte,  ai nostri cari, di interpretare quello che noi vogliamo. Il diritto di scelta non ha orientamento religioso o politico, non ha colore né classe sociale è semplicemente un diritto”.

La consigliera provinciale con delega al controllo dei fenomeni discriminatori in ambito occupazione e alla promozione delle pari opportunità nel suo intervento ha ripercorso la storia dei disegni di legge che non hanno mai avuto seguito nel nostro ordinamento. “Grazie per aver scelto la Provincia per discutere di questo spinoso argomento – ha detto la consigliera -. Più volte si è portato un Disegno di Legge sull’eutanasia nell’aula di Montecitorio, a partire dal 2010 con il caso Englaro. Il discorso come si è aperto si è sempre chiuso, senza un nulla di fatto. In Italia non c’è una legge che regola questa materia, il Parlamento non l’ha mai ratificata con un voto. Molti Comuni, tra cui quello di Perugia, hanno istituito dei Pubblici Registri, poi l’unica Regione che ha provato a fare una legge è stato il Friuli Venezia ma subito la Corte Costituzionale l’ha impugnata annullandola. E’ chiaro, quindi, che deve essere il Parlamento a legiferare”.

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