Terremoto, parrocchiani di Maiano- Spoleto a Frascaro di Norcia a sostegno degli allevatori

Terremoto, parrocchiani di Maiano- Spoleto a Frascaro di Norcia a sostegno degli allevatori

Cronaca del viaggio del gruppo parrocchiale organizzato da “i ragazzi del 50 A” , in una terra dove le parole non servono più

Sabato 11 Marzo, accompagnati da uno dei  Ragazzi del 50 A che aveva favorito il contatto, ci siamo recati a Frascaro con una piccola delegazione della Parrocchia di Maiano per consegnare ad un allevatore cereali, alimenti per il bestiame, frutto di una raccolta di fondi effettuata a seguito della cena di solidarietà del 29 febbraio scorso.

Frascaro, una delle trentadue frazioni del Comune di Norcia, ci è apparsa in tutta la sua distruzione, immersa in un silenzio raggelante. Macerie non rimosse, da cui spuntano tracce di vita quotidiana imprigionate lì dal 24 agosto. Anche quelle della chiesa di S. Antonio Abate, del XV- XVII sec., crollata per la scossa del 30 ottobre. Dalle sue macerie sono riaffiorati tesori d’arte recuperati dagli uomini dell’Esercito per conto del Ministero dei Beni culturali e dai Carabinieri del nucleo tutela patrimonio culturale di Perugia ed ora trasferiti nel deposito di Santo Chiodo di Spoleto.

Fra questi una statua cinquecentesca della Madonna con in braccio il Bambino ed una tela risalente al XVII sec. È stata individuata anche una statua di San Rocco che verrà recuperata appena saranno garantite le condizioni di sicurezza. Poi l’incontro con l’allevatore Ottavio, suo figlio Davide ed il bellissimo cane lupo.

Ed è stato per noi l’incontro con la Speranza, la Determinazione, la Volontà di andare avanti nonostante tutto. Ci hanno accompagnato nel capannone dove alloggiano i bovini e lì si vede come la vita vinca su tutto. Anche il silenzio si è rotto: i muggiti delle mucche e dei vitellini hanno prevalso su di esso. Ottavio ha sottolineato ancor di più le criticità di questa fase del terremoto, individuate nella necessità di provvedere al bestiame, facilitando gli approvvigionamenti e creando le infrastrutture indispensabili per questo. È necessario, ci dice inoltre, vincere la solitudine con la presenza, umana e istituzionale.
Per questo ora le parole non servono più.
Grazie Ottavio, grazie Davide, grazie Bruno de “i ragazzi del 50 A” perché ci avete fatto vivere questa significativa esperienza di vita. Grazie anche a quanti, con il loro contributo, hanno reso la loro solitudine meno gravosa, anche se per un brevissimo lasso di tempo.

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