Terremoto e ospitalità, competenza ai Comuni | Verifiche Fast, ancora migliaia da fare

Terremoto e ospitalità, competenza ai Comuni | Verifiche Fast, ancora migliaia da fare

Nuova circolare del capo della Protezione civile Curcio per chi ha diritto agli alberghi | Il punto sui sopralluoghi effettuati e da effettuare

Finora sono state 400 le strutture ricettive impegnate nell’assistenza alle persone sfollate a causa delle scosse di terremoto, con un picco massimo di 21mila ospiti. Situazione che, dopo gli annunci ma anche i passi indietro dovuti all’emergenza neve che si è aggiunta alle nuove scosse a metà gennaio, ora è destinata a cambiare radicalmente. Anche nelle competenze nella gestione dell’ospitalità, che passa dalla protezione civile nazionale ai Comuni.

Nuova circolare sull’ospitalità alberghiera

Il capo dipartimento della prociv nazionale Fabrizio Curcio ha infatti firmato una nuova circolare che fissa i criteri per il rientro in casa, o il proseguimento dell’ospitalità alberghiera, delle popolazioni dei comuni colpiti dagli eventi sismici del 18 gennaio e dalle abbondanti nevicate che, dal 17 gennaio scorso, hanno interessato le Regioni Abruzzo, Lazio, Marche, Umbria, per cui si è reso necessario garantire una temporanea assistenza presso le strutture ricettive interessate delle quattro Regioni coinvolte.  Allo stato attuale, in seguito alla conclusione della fase più acuta dell’emergenza maltempo, con la conseguente ripresa della funzionalità dei servizi essenziali, delle strutture e infrastrutture pubbliche e private, per tutti coloro che si sono allontanati dalle proprie abitazioni per motivi non legati al danneggiamento diretto dell’immobile è possibile avviare la fase di rientro. È competenza dei Comuni, in base alle indicazioni delle Regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, verificare e attestare il possesso dei seguenti requisiti, affinché le persone sfollate possano continuare a usufruire dell’ospitalità alberghiera:

  • in caso di ordinanza di sgombero, per inagibilità o non fruibilità dell’edificio, emanata dall’autorità pubblica;
  • in caso di presentazione, da parte del cittadino, di istanza di sopralluogo per lo svolgimento di verifica d’agibilità dell’abitazione legata agli eventi sismici, o al sovraccarico di neve degli ultimi giorni;
  • in caso di impercorribilità e/o inutilizzabilità della strada di accesso all’abitazione, con il rischio per la sicurezza delle persone, legata anche a possibile caduta di neve dai tetti;
  • in caso di abitazione interessata dal rischio di caduta slavina, valanghe o frane;
  • in caso di permanente interruzione della corrente elettrica che impedisca la regolare conduzione dell’abitazione;
  • in caso d’impossibilità per il Comune di assicurare i servizi locali indispensabili sul territorio a causa dei danni conseguenti al sisma, o agli eventi meteorologici.

Ai primi due casi si applicano le circolari del Capo Dipartimento del 3 e del 14 dicembre 2016 nelle quali è stato previsto da una parte che le procedure univoche per individuare, in modo puntuale, le persone che possono essere ospitate nelle strutture ricettive debbano essere stabilite da Regioni e Comuni, e dall’altro che, una volta venute meno le condizioni per usufruire di questa accoglienza, la sistemazione alberghiera debba essere lasciata entro cinque giorni.

Per i restanti casi, invece, si applica il criterio secondo il quale la permanenza nelle strutture alberghiere cessa con la rimozione delle condizioni di disagio e precarietà. Su questo, si ricorda che è competenza del Comune attestare le situazioni in corso e avvisare le Regioni dell’avvenuto ripristino delle funzionalità dei servizi ai cittadini per darne tempestiva comunicazione agli stessi cittadini ospitati nelle strutture alberghiere che dovranno rientrare nelle proprie abitazioni entro due giorni dalla comunicazione.

Per tutti gli altri casi diversi da quelli elencati nella circolare, anche in seguito all’evento sismico di magnitudo 4.4 che si è verificato in provincia di Macerata lo scorso 3 febbraio per consentire ai sindaci di svolgere ulteriori attività di ricognizione ed eventuali verifiche speditive sugli edifici, è stato fissato al 10 febbraio il termine ultimo per il rientro di tutti i nuclei familiari ospitati presso le strutture alberghiere.

Il punto sulle verifiche di agibilità degli immobili

Prosegue l’attività delle squadre di tecnici ed esperti abilitati per le verifiche di agibilità, sia con procedura AeDes (Agibilità e Danno in emergenza sismica), avviata fin dai primi giorni successivi alla scossa del 24 agosto, e sia con procedura FAST (Fabbricati per l’Agibilità Sintetica post-Terremoto), attivata dopo gli eventi sismici del 26 e del 30 ottobre. Alla data del 4 febbraio, sono complessivamente 100.115 i sopralluoghi di agibilità effettuati nelle Regioni Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo in 5 mesi, grazie all’impegno di circa 5.200 tecnici: si tratta di professionisti appartenenti ai Consigli nazionali degli Ingegneri, Architetti, Geometri e Geologi impiegati a titolo volontario, nonché di tecnici dei centri di competenza del Dipartimento, delle Regioni, delle Forze Armate e del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. Nella giornata di ieri erano operative sui territori 89 squadre per i sopralluoghi, a cui si aggiungono 23 tecnici impegnati nel supporto ai centri di coordinamento e alla digitalizzazione delle schede.

Complessivamente, dall’inizio dell’emergenza, sono state acquisite e digitalizzate 47.283 schede AeDes, tra edifici pubblici e privati: di queste, oltre 2mila hanno riguardato edifici scolastici (66% agibili, 6% inagibili, le restanti caratterizzate da esiti di parziale o temporanea inagibilità); più di 1.700 hanno riguardato altri edifici pubblici (45% agibili, 22% inagibili, le restanti caratterizzate da esiti di parziale o temporanea inagibilità). Su circa 43.500 edifici privati, il 45% è risultato agibile, a cui si aggiunge un 6% di edifici che non risultano danneggiati ma sono inagibili per rischio esterno, mentre il 30% è stato dichiarato inagibile e i restanti hanno avuto esiti di parziale o temporanea inagibilità.

Le squadre attivate con procedura FAST a partire dai primi di novembre, in seguito alle forti scosse di fine ottobre, hanno condotto ad oggi 52.832 sopralluoghi sui soli edifici privati. Di queste ultime, 41.466 hanno consentito l’attribuzione dell’esito: di agibilità per il 57% degli esiti attribuiti, a cui si aggiunge un 3% di edifici che, pur non essendo danneggiati, risultano non utilizzabili per solo rischio esterno, mentre il 39% ha dato esito di non utilizzabilità per temporanea, parziale o totale inagibilità. Sono invece 11.366 gli edifici per i quali le squadre non hanno avuto la possibilità di accedere agli immobili o sono comunque necessari ulteriori sopralluoghi. Il numero di edifici interessati e le percentuali degli esiti di valutazione del danno, però, variano significativamente nelle quattro regioni interessate.

In particolare, nella Regione Marche su 24.706 verifiche FAST su edifici privati, sono 20.250 le verifiche per le quali è stato attribuito l’esito: risultano 9.387 edifici agibili (46,6% degli esiti), 751 che, pur non essendo danneggiati, risultano “non utilizzabili” per solo rischio esterno e 10.112 “non utilizzabili” perché danneggiati.

Nella Regione Umbria su 16.721 verifiche effettuate sono 12.290 gli esiti attribuiti: risultano 8.480 edifici agibili (il 69% degli esiti) e 365 “non utilizzabili” per solo rischio esterno, mentre sono 3.445 gli esiti di “non utilizzabilità” per danneggiamento.

Nella Regione Abruzzo su 9.748 verifiche effettuate sono 7.803 gli esiti attribuiti: sono risultati 5.060 edifici agibili (quasi il 65% degli esiti), 294 “non utilizzabili” per solo rischio esterno e 2.449 “non utilizzabili” perché danneggiati.

Nel Lazio, su 1.657 verifiche effettuate, sono 1.123 gli esiti attribuiti: risultano 869 gli edifici agibili (oltre il 77% degli esiti), 32 “non utilizzabili” per solo rischio esterno e 222 “non utilizzabili” perché danneggiati.

Il protrarsi della sequenza sismica – che dal 24 agosto ha fatto registrare oltre 53mila scosse, di cui nove di magnitudo superiore a 5 -, ha più volte incrementato il numero delle richieste di sopralluogo: per questa ragione, la stima dei sopralluoghi ancora da effettuare, che alla data del 18 gennaio era di circa 91mila, risulta ad oggi in aggiornamento.