Terremoto, altre 46 casette | Ricostruzione ‘blindata’ in 11 zone, la mappa

Terremoto, altre 46 casette | Ricostruzione ‘blindata’ in 11 zone, la mappa

Si consegnano Sae ad Agriano, Ancarano e Campi, fabbisogno evaso al 40% | Perimetrazione in 11 frazioni tra Norcia e Preci, ecco quali sono: lunedì gli incontri

Sale al 40% il numero di Sae (le casette emergenziali post terremoto) assegnate agli sfollati del comune di Norcia. Oggi, infatti, la consegna di altre 46 soluzioni abitative in emergenza, che si aggiungono alle circa 190 già abitate tra  il capoluogo  e la frazione di San Pellegrino. All’appello, però, ne mancano ancora quasi 350, che la Regione Umbria conta di mettere a disposizione entro fine anno, anche se molti cantieri ancora sono in fase preliminare e dunque l’obiettivo sembra di difficile realizzazione.

Il quadro delle casette mancanti

La consegna delle Sae ad Agriano

Oggi a Norcia è festa quindi per altre 46 famiglie di sfollati, che vedranno la consegna delle chiavi di altrettante casette. In particolare la prima consegna, stamattina (alla presenza del sindaco Nicola Alemanno, del vice Altavilla e dell’assessore regionale Paparelli), è stata ad Agriano, di 4 Sae; quindi a Campi, alle 12.15 (18 casette, a fronte di 19 pronte, con verifiche in corso su una); mentre nel pomeriggio 24 ad Ancarano. Il Comune, con una delibera di Giunta datata 30 ottobre, ha approvato il fabbisogno complessivo a Norcia, che è di 583 casette; considerate le 190 già consegnate e le 46 di oggi, all’appello ne mancano ancora il 59,5%. Nello stesso atto si approvano gli elenchi degli assegnatari ed in alcuni casi anche i numeri civici.

La consegna a Campi

Nel dettaglio il fabbisogno mancante (ma i cantieri delle casette sono tutti appaltati) è di: 95 Sae nella zona industriale di Norcia (Opaco lotto C), 49 in zona Montedoro e 44 in viale XX Settembre 2, 54 località Madonna delle Grazie, 16 + 21 a San Pellegrino (lotto 2 e 3), 15 a Frascaro, 11 a Valcadara, 9 a Nottoria, 12 a Savelli, 4 ad Agriano (consegnate oggi), 5 a Casali di Serravalle, 1 a Popoli, 19 a Campi (18 consegnate oggi), 24 ad Ancarano (consegnate oggi), 3 a Piediripa, 2 a Forsivo, 8 a Castelluccio. La pubblicazione dei nomi degli assegnatari, però, ha creato qualche malumore, tanto che alcuni esclusi stanno valutando ricorsi e denunce contro il provvedimento. L’amministrazione comunale, comunque, come si legge nel documento, “ritiene di formulare con il presente provvedimento una delibera quadro di carattere generale in relazione alla quale i destinatari possono entro il termine perentorio del 10 novembre (salvo il caso di consegna anticipata) segnalare necessità o esigenze che l’Amministrazione si riserverà di valutare”. Consegnando le casette, il vice presidente della Giunta regionale Fabio Paparelli ha detto: “Da parte nostra, manteniamo l’obiettivo di consegnare tutte queste case temporanee entro Natale e faremo in modo che queste siano sfruttate al meglio anche all’indomani del rientro nelle vostre case”.

QUI L’ELENCO DEGLI ASSEGNATARI DELLE CASETTE

Ricostruzione ‘blindata’ in 11 zone tra Norcia e Preci, la mappa

Mentre sono circa 230 le domande per la ricostruzione leggera e pesante (abitativo e produttivo) presentate all’Ufficio speciale per la ricostruzione dell’Umbria, finalmente si inizia a pensare anche alle numerose zone dove la ricostruzione è “blindata”. Soggetta, cioè, a perimetrazione da parte della Regione e relativo piano attuativo. Sono 11 le aree, tra Norcia e Preci (il comune di Cascia si è chiamato fuori dalla procedura), dove gli interventi dovranno essere fatti seguendo quelle che nel post terremoto del 1997 erano le Umi (unità minime di intervento). Con eccezioni, però, che saranno decise dalle amministrazioni comunali, con edifici che, pur all’interno del perimetro, potranno essere ‘estrapolate’ ed avviare la ricostruzione singolarmente. Ovviamente si tratta di immobili danneggiati in modo più lieve. Per discutere del tema, il Comune di Norcia ha convocato alcuni incontri lunedì pomeriggio (6 novembre) al centro polivalente. Alle ore 15.15 si inizierà con la riunione dedicata alla frazione di Nottoria, alle ore 16 sarà la volta di Campi Alto, alle 16.45 di San Pellegrino, alle 18 Ancarano ed alle 19.15 Castelluccio.

La Regione specifica che “per quanto previsto dall’Ordinanza C.S.R. n.39 dell’8 settembre 2017 è stato stabilito che al fine di favorire la realizzazione unitaria di interventi diretti conformi allo strumento urbanistico vigente, il Comune ha la possibilità, in sede di partecipazione al procedimento di approvazione del perimetro, di fornire alla Regione indicazioni utili per individuare edifici singoli od aggregati edilizi che possono essere esclusi dalla perimetrazione in quanto non richiedono modifiche alla disciplina urbanistica per essere riparati, migliorati sismicamente o ricostruiti. La Regione, prima dell’approvazione definitiva della perimetrazione con decreto del Presidente – Vice Commissario, dovrà recepire le indicazioni del Comune e adeguare il perimetro escludendo gli interventi direttamente attuabili“. Proprio per questo entro il 10 novembre i Comuni dovranno indicare alla Regione gli immobili da escludere dalla perimetrazione, di cui si parlerà quindi nelle riunioni di lunedì pomeriggio.


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A finire all’interno della perimetrazione sono 8 aree nel comune di Norcia e 3 in quello di Preci. Si tratta di: Campi Alto, Capo del Colle, Castelluccio, Nottoria, Pie del Colle, Pie la Rocca, San Pellegrino e Sant’Angelo per Norcia e Acquaro, Collescille e Valle per Preci. Per ogni area, oltre alla mappa, la Regione Umbria ha stilato dei dati conoscitivi che riguardano anche la percentuale degli immobili danneggiati all’interno dell’area; in alcuni casi si tratta addirittura di oltre il 95%. Ecco quindi il dettaglio, in ordine alfabetico.

Acquaro di Preci – La frazione preciana di Acquaro, si apprende dalle schede redatte dalla Regione, comprende, come beni vincolati, la chiesa della Madonna di Santa Maria Assunta (fuori dal perimetro) ed è un’area che presenta – per quanto riguarda condizioni di pericolosità territoriale direttamente connesse ai fenomeni sismici – zone stabili suscettibili di amplificazioni locali quali aree con movimenti franosi attivi ed aree franose o esposte a rischio frana. La zona perimetrata ha visto la redazione di 11 schede Aedes su altrettanti edifici, con il 91% che risultano inagibili.

Campi Alto di Norcia – Nella bellissima frazione situata tra Norcia e Preci, la percentuale di immobili inagibili raggiunge addirittura il 98% (su 47 schede Aedes). All’interno dell’area perimetrata, come beni di interesse culturale, ci sono il borgo di Campi Vecchio, la chiesa di Santa Maria delle Grazie, la chiesa di Sant’Andrea, la chiesa di Madonna della Piazza e la casa parrocchiale e cappella. Quanto invece al rischio sismico e franoso, non sono presenti zone di instabilità.

Capo del Colle (Ancarano di Norcia) – Il dettaglio di Capo del Colle che viene fornito nella mappa parla di 80 unità strutturali, 33 edifici non rilevati, 1 agibile, 5 AF (agibile ma con inagibilità per rischio esterno), 10 BF (danni lievi ma inagibilità per rischio esterno), 1 CF (danni e rischio esterno), 2 E (totalmente inagibili), 26 EF (inagibili e rischio esterno), 1 F (rischio esterno) e 1 senza esito. Delle 41 schede Aedes compilate, il 90% degli edifici è quindi inagibile. Unico bene vincolato nella zona è la chiesa di Sant’Antonio. Quanto alla pericolosità territoriale, ci troviamo davanti a zone stabili suscettibili di amplificazioni locali quali aree di fondovalle con depositi alluvionali ed aree pedemontane di falda di detrito o cono di deiezione; sul fronte delle frane, invece, sono presenti conoidi, frana di detrito e frana di scivolamento.

Castelluccio – Passando a Castelluccio, ad essere perimetrata è tutta la frazione, anche se alcuni edifici risultano agibili. Delle 87 schede Aedes compilate, risulta inagibile l’85% degli edifici. Quanto ai beni vincolati dal Mibact, troviamo il borgo di Castelluccio e la chiesa dell’Assunta. Ovviamente c’è anche il vincolo paesaggistico per quanto riguarda il Pian Grande ed il Pian Piccolo. Sulla pericolosità territoriale, va segnalata la presenza di zone stabili suscettibili di instabilità quali aree potenzialmente franose o esposte a rischio frana ed aree pedemontane di falda di detrito o cono di deiezione. Sono presenti anche fenomeni franosi come conoidi, frana di detrito e frana di scivolamento.

Collescille (Preci) – A Collescille ci sono 67 unità strutturali all’interno della perimetrazione, con 35 schede Aedes redatte di cui il 71% inagibili. Degli immobili risultano 29 edifici non rilevati, 2 agibili, 11 agibili ma con inagibilità esterna, 3 danni lievi ma inagibilità esterna, 1 esito C e 21 esiti EF (inagibili totalmente e con inagibilità esterna). Nella perimetrazione compaiono la chiesa di Sant’Antonio Abate e la torre medievale. Per quanto riguarda le condizioni di pericolosità territoriale, viene evidenziata la presenza di zone stabili suscettibili di amplificazioni locali quali aree con movimenti franosi attivi, aree con movimenti franosi quiescenti, aree franose o esposte a rischio di frana, aree di fondovalle con depositi alluvionali, aree pedemontane di falda di detrito o con di deiezione. Presenti anche fenomeni franosi quali frane da scorrimento.

Nottoria (Norcia) – Nella frazione che ospita l’albero più grande dell’Umbria, la perimetrazione comprende la chiesa, vincolata, di Santo Stefano. Qui sono state 61 le schede Aedes compilate, con il 90% di inagibilità. Quanto alla pericolosità, viene registrata la presenza di zone stabili suscettibili di amplificazioni locali, quali aree di fondovalle con depositi alluvionali ed aree potenzialmente franose o esposte a rischio di frana. Sono presenti fenomeni franosi come conoidi, frana di detrito e frana di scivolamento.

Pie del Colle (Ancarano di Norcia) – Sono 31 le schede Aedes compilate all’interno dell’area perimetrata a Pie del Colle, con l’87% di esiti di inagibilità; all’interno è presente la chiesa di San Matteo. Quanto alle condizioni di pericolosità territoriale, si parla di zone stabili suscettibili di amplificazioni locali quali aree di fondovalle con depositi alluvionali ed aree pedemontane di falda di detrito o cono di deiezione. Presenti poi fenomeni franosi quali conoidi, frana di detrito e frana di scivolamento.

Pie la Rocca (Ancarano di Norcia) – A Pie la Rocca (che comprende anche la chiesa della Madonna bianca) sono 34 le schede Aedes redatte, con il 97% di edifici inagibili. Anche in questo casi assistiamo a zone stabili suscettibili di amplificazioni locali quali aree di fondovalle con depositi alluvionali ed aree pedemontane di falda di detrito o cono di deiezione, oltre a fenomeni franosi come conoidi, frana di detrito e frana di scivolamento.

San Pellegrino di Norcia – La frazione simbolo del terremoto del 24 agosto risulta essere tutta interessata dalla perimetrazione, che quindi coinvolge un’area piuttosto vasta. Per quanto riguarda i beni vincolati dal Mibact, all’interno del perimetro c’è la chiesa di San Pellegrino, mentre all’esterno quella di Santa Giuliana. Ben 74 le schede Aedes compilate (a fronte di pochi edifici non censiti, da come si evince dalla mappa della Regione), con il 95% di edifici inagibili. Anche qui, quanto alla pericolosità territoriale, si assiste alla presenza di zone stabili, suscettibili di amplificazioni locali quali aree di fondovalle con depositi alluvionali, aree pedemontane di falsa di detrito o cono di deiezione, e la presenza di fenomeni franosi quali conoidi, frane di detrito e frane da scivolamento.

Sant’Angelo (Ancarano di Norcia) – Sono 19 le schede Aedes compilate a Sant’Angelo, con il 90% di inagibilità. Fuori dal perimetro compaiono alcune abitazioni agibili. Sul rischio di pericolosità territoriale la situazione è simile ad altre frazioni. Ci sono infatti zone stabili suscettibili di amplificazioni locali quali aree di fondovalle con depositi alluvionali, aree pedemontane di falda di detrito o cono di deiezione e la presenza di fenomeni franosi come conoidi, frana di detrito e frana di scivolamento.

Valle (Preci) – Nella piccolissima frazione di Valle sono stati 12 gli edifici oggetto di scheda Aedes, tutti inagibili, ed altri 10 invece non censiti, con il 100% quindi di inagibilità rispetto alle Aedes.   Per quanto riguarda le condizioni di pericolosità territoriale, la situazione è piuttosto significativa: troviamo zone stabili suscettibili di amplificazioni locali quali aree con movimenti franosi attivi, aree con movimenti franosi quiescenti, aree franose o esposte a rischio di frana, aree di fondovalle con depositi alluvionali, aree pedemontane di falda di detrito o cono di deiezione; sono presenti fenomeni franosi come frane da scorrimento.

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I dati della Regione su sfollati e delocalizzazioni

Ecco alcuni dati dell’attività a un anno dal sisma del 30 ottobre 2016, resi noti dalla Regione Umbria in occasione del primo anniversario dal terremoto. Secondo l’ultimo rapporto elaborato dalla Protezione civile regionale, sono state condotte 43.381 verifiche su edifici privati, 235 verifiche su edifici pubblici e 355 su edifici scolastici. Gli edifici danneggiati e non utilizzabili sono oltre 11mila.

Le persone ad oggi assistite sono 7.433 di cui: 526 cittadini (236 nuclei) in strutture ricettive; 376 in Sae (soluzioni abitative d’emergenza); 335 in container collettivi; 164 nei Mapre (moduli abitativi provvisori rurali d’emergenza); 5.882 in autonoma sistemazione; 150 in soluzioni abitative ante sisma 2016. Per quanto riguarda le Sae, – afferma la Regione – ne sono state realizzate 370, di prossima realizzazione sono 79; entro fine anno saranno realizzate le restanti casette 309 per un totale di 758 (il 100%). Sono state progettate 3 tipologie di Sae accessibili per persone con disabilità; sono state valutate 192 persone con disabilità richiedenti Sae; sono state assegnate 102 Sae accessibili e personalizzate (pari al 13 per cento del totale) a Norcia, Cascia e Preci.

Per il settore zootecnico, sono state verificate 285 aziende con un bisogno rilevato in 192 aziende. Sono stati già tutti consegnati i 68 Mapre necessari, i 43 moduli sostitutivi delle stalle per i bovini da latte, i 33 per i bovini da carne, i 40 per gli ovicaprini, i 74 depositi/fienili e le 44 tettoie.

Per le misure e opere provvisionali di messa in sicurezza (beni culturali, beni comunali non culturali, uso scolastico, cimiteri, municipi) sono stati investiti 10 milioni e 750mila euro; altri 18 milioni di euro per interventi sulla viabilità.

Sono stati verificati 366 edifici scolastici, di cui 233 (il 63%) agibili; 94 (26%) sono risultati temporaneamente inagibile e per 45 di questi sono stati autorizzati dalla Regione 45 interventi urgenti (per un importo di 1 milione di euro) finalizzati alla riapertura immediata degli edifici lievemente danneggiati; sono 23 (6%) gli edifici parzialmente inagibili e 16 (5%) quelli totalmente inagibili. Cinque edifici sono stati oggetto di ricostruzione ex novo per l’anno scolastico 2017/2018 (due a Spoleto, uno a Perugia, uno a Foligno e uno a Giano dell’Umbria); i restanti 11 edifici sono ricompresi nel secondo stralcio del programma di interventi sugli edifici scolastici danneggiati. (Va precisato che per i primi 5 edifici i lavori non sono ancora partiti, ndr)

I beni culturali mobili prelevati dalle chiese e dalle altre strutture inagibili sono circa 6mila e sono ricoverati al deposito per la messa in sicurezza dei beni culturali a Santo Chiodo di Spoleto.

Quanto alla delocalizzazione provvisoria delle attività produttive, sono state presentate 350 domande. Sono state consegnate 24 strutture per attività commerciali e 20 per attività professionali a Norcia, 2 per attività di insacchettatori a Castelluccio di Norcia, 6 per attività commerciali a Cascia (il 15%, ndr).

Per l’attività di ricostruzione, alla data del 16 ottobre 2017, sono state presentate 162 domande per la ricostruzione leggera (abitativo e produttivo, danno lieve); 5 per la ricostruzione pesante di abitazioni e 63 per edifici a uso produttivo.

Le donazioni in denaro raccolte con il numero solidale 45500 e attraverso il conto corrente bancario aperto a favore delle popolazioni terremotate sono state così suddivise: 1 milione di euro per dotazioni e apparecchiature per la scuola; 3 milioni e 100mila euro per i centri di comunità, 520mila euro per il restauro di beni culturali mobili, per un totale di 4.620.000 euro raccolti.