Cronaca

Terni, quando l’ex amica diventa stalker | L’incubo di Erika minacciata di morte

La vita può diventare un vero incubo quando non si ha più la libertà neanche di compiere le azioni più banali della quotidianità, tipo comprare il pane. Quando si ha a che fare con uno o una stalker ‘risentito’ che cerca di isolare la vittima procurandole ansia e paura con minacce, messaggi e aggressioni.

Proprio di questo ultimo caso è vittima Erika Lucci, la presidente dell’associazione “Luce per Terni”che, lo scorso 16 febbraio, è stata vittima di un ulteriore caso di presunto stalking. A raccontare la storia è proprio Erika che, in pieno giorno, erano circa le 12.30, è stata aggredita davanti a un forno dalla donna che la tormenta.

“Prima è passata lanciando solo un’occhiata nei miei confronti e ha tirato dritto racconta Erikapoi si è fermata per scattarmi alcune foto. Non contenta si è avvicinata minacciandomi con la terribile frase – tanto ti ammazzo – ed è arrivata col suo viso sotto il mio. Nel tentativo di divincolarmi, sono poi finita a terra e da quel momento in poi ricordo solo le sirene, l’ambulanza e l’ospedale”.

Erika è stata infatti soccorsa dai sanitari del 118 che l’hanno trasferita al Pronto Soccorso, dove ha trascorso una notte in osservazione breve; i medici l’hanno dimesso con un referto di ‘stato di ansia reattivo causato da stalking reiterato’ e hanno fatto partire la denuncia d’ufficio all’autorità giudiziaria.

Il legale difensore di Erika, l’avvocato Massimo Longarini, ha presentato l’ennesima integrazione alle 4 querele già depositate alle autorità competenti che stanno ancora indagando sui casi segnalati dalla vittima. La presunta stalker è già stata comunque rinviata a giudizio per aggressione e minacce , ma, a quanto pare, la vicenda legale non è destinata a chiudersi qui.

Eppure Erika e la sua presunta stalker un tempo erano amiche e avevano condiviso tempo e lavoro “fino a quando – racconta Erika – un giorno all’improvviso non ha iniziato a minacciarmi e aggredirmi verbalmente. Ho visto una persona totalmente trasformata e ho avuto molta paura. Grazie a tutte le persone che mi sono state vicino, prima tra tutti la mia famiglia, il mio legale, l’On. Lara Comi, la senatrice Valeria Cardinali e il Ministro Orlando. Sto cercando di reagire e di combattere una battaglia non solo per me stessa, ma per tutte le vittime di questo odioso reato, così come testimonia il convegno che ho organizzato lo scorso 18 gennaio”.

“Ad oggi sono costretta a pagarmi una scorta personale per uscire di casaconclude Erika –  e trovo inaccettabile che la giustizia non sia ancora intervenuta in modo più deciso per tutelare la mia persona. Ma il messaggio che voglio lanciare è che anche questa persona va tutelata perché se c’è qualcosa che non va in lei è necessario darle supporto e in questo la giustizia dovrebbe essere più solerte sui tempi e le modalità di intervento. Un essere umano non deve essere privato della propria libertà e queste persone devono essere fermate… Una persona non deve arrivare su una lastra di marmo di obitorio per essere ascoltata”.