Terni, bufera a Palazzo Spada dopo la bocciatura del piano di riequilibrio | Opposizioni “Dimissioni”

Terni, bufera a Palazzo Spada dopo la bocciatura del piano di riequilibrio | Opposizioni “Dimissioni”

Anche Sinistra Italiana contro Di Girolamo che annuncia ricorso contro la decisione della Corte Dei Conti

La Corte dei Conti boccia il piano di riequilibrio finanziario del Comune di Terni, mentre il sindaco, Leopoldo Di Girolamo, annuncia ricorso contro la decisione della sezione del collegio revisore regionale. La questione ha suscitato la veemente reazione delle opposizioni che, a gran voce, chiedono le dimissioni della giunta che si trova a fare i conti con i nuovi sviluppi dell’inchiesta spada, in seguito ai quali si è aperto un nuovo filone di indagine sui servizi sociali con nuovi iscrizioni sul registro degli indagati. Non solo le opposizioni all’attacco, ma anche forze politiche che hanno consiglieri eletti nella maggioranza, come Sinistra Italiana e Prc.

M5S –La volontà dichiarata da parte di Leopoldo Di Girolamo di andare avanti ad ogni costo anche dopo la bocciatura da parte della Corte dei Conti, continuando a sfidare la magistratura ordinaria e quella contabile, è un intento pericoloso e irresponsabile che mette a repentaglio il destino di Terni e sarà causa di danni irreparabili. Danni non solo sotto il profilo del dissesto e della deficitarietà strutturale dell’Ente, che peggiora di giorno in giorno, ma molto più drammaticamente al tessuto economico, produttivo e sociale.

Dopo aver occultato il dissesto dal 2013, costruendo una voragine finanziaria, persino dopo la bocciatura del Ministero e della Corte dei Conti, c’è la pretesa di rimanere avvinghiati al potere succhiando le ultime gocce di linfa vitale della città. Una condotta eversiva dell’ordinamento, delle normative giuscontabili, che continua a reiterarsi, e che ha trovato la sua più grottesca manifestazione nella presa d’atto del consiglio comunale del pareggio di bilancio in pieno predissesto. Un piano, inoltre, che è stato bocciato ben prima dei termini previsti, segnale chiaro della sua inattendibilità e incoerenza. 

Il primo giugno*, il sindaco, ha promesso solennemente in consiglio comunale che avrebbe rassegnato le sue dimissioni appena dopo l’avvenuto pronunciamento della Corte dei Conti. Questo a prescindere dall’esito. Oggi dopo la doppia bocciatura si rimangia completamente le sue parole e continua a caricare a testa bassa contro tutto e contro tutti. Tutto ciò ha definitivamente messo una pietra tombale sulla credibilità delle istituzioni.

Il sindaco si spinge oltre e in un mix di complottismo e di “mi ha mangiato i compiti il cane” attribuisce la responsabilità ai sequestri disposti dalla magistratura il giorno prima. Peccato che essi, per quello che abbiamo appreso dai media, siano avvenuti ai servizi sociali e non alle attività finanziare. Basta. Non avete più alcun diritto di continuare a devastare Terni così ed è ora che tutte le persone di buona volontà incomincino a far sentire la propria voce”.

Sinistra Italiana – “Avevamo già suggerito di interrompere la consiliatura nei giorni dei domiciliari del Sindaco Di Girolamo. Oggi di fronte alla bocciatura del piano di predissesto da parte della Corte dei Conti crediamo che per la maggioranza che governa la città non resti che prendere atto di una situazione insostenibile. Il dissesto finanziario è una condizione grave, e ancora più grave è il fatto che il Sindaco e la sua maggioranza non siano stati in grado di proporre un piano credibile.

Saranno anni difficili per Terni, in cui verranno messi in discussione servizi e attività che sono la spina dorsale del rapporto con i cittadini, della tenuta sociale in un momento di crisi economica, dello possibilità di un nuovo sviluppo civile ed economico. La scelta su come affrontare questa fase, con quali programmi e con quali proposte, non può essere sequestrata dagli eletti che l’hanno prodotta. La parola torni ai cittadini, ai quali come Sinistra Italiana proporremo un percorso di attivazione civica, libera, che sfrutti le migliori competenze della città che abbiano interesse a costruire un percorso alternativo a quello del centro-sinistra che ha governato negli ultimi anni”.

Enrico Melasecche – “Abbiamo passato ore a discutere in consiglio comunale martedì e mercoledì sulla buffonata di inesistente equilibrio di bilancio. Con il collegio dei Revisori dei conti che, richiamati in III commissione dal sottoscritto alla serietà delle proprie affermazioni, hanno ritenuto doveroso un atto ulteriore molto meno assolutorio rispetto al precedente che richiamava esplicitamente lo spettro della bocciatura da parte della Corte dei Conti di un piano di rientro che rappresenta una vergognosa buffonata rispetto al quale Piacenti, Tartarin di Tarascona da Avigliano, ha avuto l’ardire di dichiarare che “la provvista per il riconoscimento dei debiti fuori bilancio si sarebbe potuta materializzare anche nei prossimi trent’anni” con la conseguenza che secondo le sue fantasmagoriche asserzioni il relativo riconoscimento sarebbe potuto avvenire da qui al 2047 rispetto al un piano quinquennale. Puro avventurismo finanziario e politico da cialtroni delle pubbliche finanze e della politica, certi di poter dire e fare ciò che più loro aggrada nella impunità di una giustizia che fino ad oggi a Terni ha avuto responsabilità non lievi nel chiudere occhi ed orecchie rispetto a quello che succedeva. Dissi e ripeto, Terni ha rappresentato una enclave in questa Repubblica, che molto bene ha descritto il Presidente dell’ANAC Cantone quando ha ricordato la difficoltà, per non dire la riluttanza, delle Procure ad indagare nelle città di provincia sugli illeciti della politica. Credo che quanto sta accadendo da qualche mese a Terni e in Umbria, sia sul fronte della magistratura ordinaria che su quello della magistratura contabile sta restituendo ai cittadini onesti la fiducia in uno Stato che per troppo tempo è apparso assente, quando non anche connivente, con chi ha fatto del governo della città una propria personale baronia. Che poi la sensibilità di questi amministratori sia ridotta al nulla da ipotizzare un qualche ricorso (nell’interesse della città, ha, ha , ha!) come cozze attaccate al proprio scoglio, la dice lunga sulla decenza ormai ampiamente superata. Avvocato Cavicchioli, noi vorremmo credere alle sue dichiarazioni quando, in risposta al sottoscritto che le ricordava il suo passato da socialista, con riferimento a Turati, ai fratelli Rosselli, a Pertini, ed ai valori richiamati da quei personaggi, sul suo onore dichiarava che mai e poi mai sareste ricorsi all’”accanimento terapeutico” se le condizioni obiettive di questo percorso avessero raggiunto livelli di insostenibilità ed indecenza. Attendiamo coerenza. Il popolo, di cui troppo spesso vi siete riempiti la bocca, deve oggi riacquisire il compito non lieve di affidare il governo della città a chi più lo merita”.

FdI-An – “Un altro anno o giù di lì buttato via, dall’ammissione del predissesto e l’annuncio di un Piano di riequilibrio, al primo passaggio di quel Piano in consiglio comunale nell’ottobre scorso e sino ad oggi. Un altro fallimento annunciato, scritto in misure di risanamento tanto aleatorie quanto lo sono stati quei bilanci farlocchi e quella gestione menzognera dei conti pubblici che, esercizio dopo esercizio, hanno provocato l’accumularsi di montagne di debiti. Un’altra bocciatura già scritta, anche a prescindere dal parere tranciante di inadeguatezza formulato già pochi giorni fa dal Viminale. L’ennesima conferma di una cialtroneria politica e amministrativa senza rimedio e senza attenuanti.

Il no della Corte dei Conti subissa di ridicolo chiunque sino ad oggi – dall’assessore al bilancio al PD, dal sindaco alla sua maggioranza, passando per i relativi capogruppo – abbia parlato di “segnali positivi” intorno all’iter di approvazione del Piano di riequilibrio, di assunzione di responsabilità da parte dei suoi autori, di messa in sicurezza dei conti pubblici (nientemeno) e persino, udite udite, di investimento sul futuro.

Il totale dei debiti da ripianare contenuti nel Piano è solo una parte dei debiti effettivi, molti dei quali rimasti fuori dal conto. Le misure di risanamento presentate, altrettanto, corrispondono a cifre buttate lì a casaccio, come quelle che si pensava assurdamente di incassare da qui a Natale con la vendita delle Farmacie, per le quali – se mai sarà – ci vorrà molto ma molto più tempo e anche un bambino lo capisce. Ma chi è che davvero pensava di farla franca, con una roba così?

Dal tentativo abortito di ‘predissesto dolce’ al dissesto cruento, il passo sarà breve? Legge alla mano (basti pensare al famoso Testo Unico sugli Enti locali), i responsabili del dissesto saranno chiamati a risponderne personalmente, fino alla conseguenza dell’interdizione dai pubblici uffici? Sono alcune delle ipotesi possibili, dalle quali abbiamo messo in guardia per mesi, inutilmente.

Quello che intanto, certamente, tutti si aspettano sono le dimissioni del sindaco: annunciate ad approvazione del Piano avvenuta, obbligate dopo questa bocciatura.

Di tempo perso ce ne avete inflitto fin troppo. Di buffonate Terni non ne può più. Di fronte a tanta inettitudine e colpa, non c’è alternativa se non togliersi una buona volta di torno. La giustizia faccia il suo corso, da quella penale a quella contabile. La brutta politica torni a casa a meditare. La città si faccia avanti e si riappropri di se stessa”.

Prc – “L’unica soluzione sono le immediate dimissioni di Sindaco e maggioranza che hanno messo a bilancio entrate virtuali, perché impossibili da riscuotere, o che hanno creato società dello sperpero. Una gestione “allegra”, o meglio truffaldina, che si è poi spenta con la spending review e le regole imposte da Bruxelles, supinamente recepite da governi, regioni e comuni.  L’unica “cura” che è stata approntata? meno servizi al massimo prezzo, mantenendo privilegi, posizioni, sperperi, ignobili precedenze, lasciando decadere economicamente e socialmente il territorio. Si restituisca a questa città la dignità privata da anni di scelte amministrative scellerate, dettate da equilibri di potere privatistici ed antagonisti all’interesse pubblico. Si affranchi questa maggioranza politica che ha portato questa comunità nel baratro. Portate con voi la vostra arroganza. Liberate questa città”.