Spese sanitarie per i migranti, ad ospedali e aziende sanitarie umbre mancano un milione di euro

Spese sanitarie per i migranti, ad ospedali e aziende sanitarie umbre mancano un milione di euro

Le cifre si riferiscono alle cure ambulatoriali e ospedaliere urgenti fornite agli immigrati senza permesso di soggiorno tra il 1999 e il 2016, cifre che probabilmente sono anche aumentate

Lo Stato deve alle Regioni un centinaio di milioni, euro che il ministero della Salute dovrebbe versare ad aziende ospedaliere e Asl per la cura dei migranti, regolari e non. Oltre al soccorso base, la sanità pubblica fornisce anche cure più complesse, come profilassi, ricoveri per infezioni e parti, prestazioni diagnostiche, radiografie, prelievi ematici, diagnosi e cura di malattie infettive ed eventuale bonifica dei focolai.

All’Umbria, secondo i dati pubblicati dalla Nazione, il ministero della Salute deve più di un milione  e duecentomila euro, per le cure ambulatoriali e ospedaliere urgenti fornite agli immigrati senza permesso di soggiorno tra il 1999 e il 2016. A liquidare le somme avrebbero dovuto essere le prefetture, ma dal 2017 la competenza è passata al ministero della Salute, al quale – a fine aprile – sono state notificate le richieste: sebbene parte delle competenze siano state liquidate, la Usl Umbria 1 vanta un credito di 5.609 euro, mentre la Usl Umbria 2 ne ha rendicontati 410.726 euro. La sola Azienda ospedaliera di Perugia è in credito di 784.236 euro, quella di Terni si ferma a 43.715 euro.

Il problema non è solo umbro, visto che stando ai dati ricavati dai bilanci delle singole amministrazioni di tutta Italia, nel 2017 il credito di ospedali e Asl nei confronti dello Stato perle cure ai migranti supera i cento milioni di euro, una cifra che probabilmente da stimare al rialzo, visto che l’anno scorso (2017) il ministero aveva previsto 89 milioni di euro alla voce “rimborso per le spese degli enti del servizio sanitario regionale per l’assistenza e le rette di spedalità agli stranieri bisognosi”.

In tutto ciò non va dimenticata la gestione dei richiedenti asilo, anch’essa con costi sanitari: il Def (presentato a fine aprile 2018 dal governo Gentiloni) spiega che il costo previsto per gestire l’emergenza migranti per il 2018 nello scenario base è di 4,64 miliardi (il 18,9% per il soccorso in mare, il 68,4% per l’accoglienza e il 12,7% per assistenza sanitaria e istruzione) “che – scrive il ministero dell’Economia – anche al netto dei contributi dell’Ue, determina un incremento tra lo 0,02 e lo 0,04 per cento del Pil rispetto alla spesa del 2017”. Sempre secondo i dati del ministero, questo avviene anche perché “La diminuzione degli sbarchi non si riflette in una proporzionale riduzione della permanenza di persone con necessità di accoglienza (circa 174 mila sono presenti nelle strutture a inizio aprile 2018), anche per i limitati esiti dei piani UE di ricollocamento”. Tali piani prevedevano 34.953 trasferimenti dall’Italia entro settembre 2017, una cifra che però – secondo i dati del Sole24 Ore – si ferma a 12.583 richiedenti asilo trasferiti ad inizio aprile2018; nelle strutture tra rete del circuito Sprar gestito dagli enti locali e centri di accoglienza straordinaria ci sarebbero circa 170.000 persone.

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