Spaccio e prostituzione in Alta Tuscia, 7 arresti | Due in provincia di Terni

Spaccio e prostituzione in Alta Tuscia, 7 arresti | Due in provincia di Terni

Nell’operazione “Birretta” coinvolti anche due operai umbri, uno di Orvieto e l’altro di Montecchio | Sequestrato pure un locale notturno, 7 indagati a piede libero

Coinvolge anche l’Umbria l’inchiesta della procura della Repubblica di Viterbo che ha portato all’arresto di 7 persone, indagate a vario titolo per spaccio di stupefacenti e sfruttamento di prostituzione. In manette sono finiti infatti anche due operai umbri, uno di Montecchio e l’altro di Orvieto, in provincia di Terni.

Nella mattinata odierna, i Carabinieri del Comando Provinciale di Viterbo,  diretti della Procura della Repubblica di Viterbo, hanno dato esecuzione ad un provvedimento restrittivo nei confronti di sette persone, indagate – a vario titolo – di “spaccio” di sostanza stupefacenti e sfruttamento della prostituzione, sequestrando anche un locale notturno. Tali misure sono state eseguite con la collaborazioni di Reparti Speciali dell’Arma (Nuclei Ispettorato del Lavoro di Viterbo e  Nucleo Operativo del Gruppo Tutela del Lavoro di Roma e Nucleo Cinofili di Roma) nonché dei Comandi Provinciali di Terni, Perugia e Siena.

L’indagine ha inizio alla fine del 2016 allorquando, nell’ambito di una penetrante attività di controllo del territorio, vengono acquisite notizie secondo le quali in alcuni comuni dell’Alta Tuscia vi è una rete di spacciatori di sostanze stupefacenti, segnatamente cocaina.

In seguito a ciò, seguendo le direttive del Magistrato inquirente, i militari  del Nucleo Investigativo e della Compagnia CC di Viterbo hanno sviluppato un’articolata  attività investigativa – denominata Operazione Birretta, termine utilizzato frequentemente per indicare lo stupefacente – che ha permesso di individuare a Castiglione in Teverina un soggetto, Z.G che, con la complicità di altri, era divenuto un punto di riferimento di numerosi assuntori della zona e del vicino comprensorio orvietano. Z.G, a sua volta, si sarebbe rifornito di stupefacenti da un macedone, E.A., che gravita tra il viterbese, l’Umbria e la confinante Toscana.

Alcuni degli indagati sono soliti frequentare locali notturni e ciò ha dato la possibilità agli inquirenti di far luce su un’organizzazione dedita allo sfruttamento della prostituzione. I coniugi M.E. e A.E., gestori di un night club di Viterbo, secondo le accuse avrebbero ottenuto importanti introiti anche dalle prestazioni sessuali, a pagamento, che le intrattenitrici del locali offrono alla clientela dello stesso.   In particolare, secondo gli inquirenti i suddetti coniugi: avrebbero reclutato donne straniere, prevalentemente dell’Est Europa, assumendole come intrattenitrici. Si tratta di contratti di lavoro di brevi durate, in quanto le donne, all’interno del locale, si alternano frequentemente. Avrebbero poi ospitato le dipendenti all’interno di propri appartamenti ubicati nel centro storico di Viterbo. I due si sarebbero avvalsi della collaborazione di un viterbese che si sarebbe occupato di prelevare le donne alla stazione ferroviaria al loro arrivo a Viterbo, di accompagnarle negli appartamenti e portarle ogni sera sul posto di lavoro. Avrebbero  percepito parte del compenso che le donne ottengono per le prestazioni sessuali, che sarebbero avvenute nel locale ovvero al di fuori.

Nel corso delle indagini è emerso un episodio inquietante: alcuni avventori del night, sotto l’effetto di cocaina, al rifiuto di una giovane lituana di avere un rapporto sessuale con loro, l’avrebbero malmenata pesantemente, tanto che da costringerla a scappare. Poi con l’aiuto dei gestori del locale, che hanno temuto che la donna potesse denunciare l’accaduto alle forze dell’ordine, questa ha lasciato Viterbo, senza neppure ricorrere alle necessarie cure mediche per le accertate lesioni patite.

Gli elementi raccolti dai Carabinieri hanno permesso alla Procura della Repubblica di Viterbo di chiedere al G.I.P. l’adozione della misura cautelare di sottoposizione agli arresti domiciliari nei confronti di:

–         Z.G. di anni 50, residente a Castiglione in Teverina,  pregiudicato, artigiano;

–         E.A. di anni 40, macedone, residente a Viterbo, operaio, pregiudicato;

–         M.E. di anni 61, residente a Montefiascone, imprenditore, pregiudicato;

–         S.G. di anni 39, residente a Castiglione in Teverina;

–         S.M. di anni 39, residente ad Orvieto, operaio.

–         A.L. di anni 38, macedone,  residente a Montecchio (TR), operaio;

–         A.E. di anni 39, russa, residente a Montefiascone.

Oltre ai suddetti, sono state indagate altre sette persone.

(foto di repertorio)

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