Sanità, sistema informatico “in tilt” | Saltano referti esami istologici

Sanità, sistema informatico “in tilt” | Saltano referti esami istologici

Nelle due aziende ospedaliere e nelle Usl 1 e 2 esami in ritardo. Inutilizzabile ritiro online

Chi in questi ultimi 20 giorni ha cercato il responso all’esame istologico del prelievo effettuato tra il 6 e il 12 dicembre non ha avuto vita facile. I risultati delle analisi non erano disponibili. Non sicuramente on line,  dove il sito rimandava a una telefonata verso il numero dedicato. Numero al quale difficilmente qualcuno rispondeva e al quale si riferiva anche l’ufficio dell’Urp al quale in tanti hanno provato a chiedere spiegazioni.

Cittadini arrabbiati

Tanto che gli addetti rispondevano ormai quasi automaticamente “c’è un guasto al server regionale. Per ritirare le analisi chiamate il numero scritto sul foglio e vi diranno se sono pronte, in tal caso potete venire a ritirarle direttamente in ospedale”.

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Uno dei tanti commenti su Facebook

Peccato che, come detto, a quel numero ricevere una risposta aveva probabilità molto basse. Cittadini inferociti hanno scritto sui social, manifestando il disappunto per risposte tanto delicate di cui non si avevano notizie. Del resto si tratta di persone in attesa di conoscere il proprio destino rispetto alla presenza o meno di un cancro, attraverso l’analisi delle proprie cellule. Detta in maniera brutale, ma chiara.

Per tutta la regione

Quindi il disservizio è andato in scena da nord a sud e da est all’ovest dell’Umbria. A in alcuni presidi ospedalieri anche sui risultati degli esami del sangue. Solo per l’azienda ospedaliera di Perugia però ha avuto il risvolto tecnico dell’online sui referti istologici, perchè le altre aziende ancora non restituiscono con questo metodo questo tipo di risultati.

Esami trascritti a mano

Tutto è nato quando il gestore ha comunicato alle Asl e alle Aziende ospedaliere che tra tutte le analisi effettuate nella settimana indicata potevano esserci errori di associazione tra il referto e il suo proprietario. Il rischio era che al paziente andassero le analisi di qualcun altro insomma. E per evitare anche il più remoto rischio il servizio è stato sospeso. Ogni ambulatorio ha proceduto manualmente al ricontrollo di ogni referto e dove possibile lo ha consegnato a mano. Per altri l’attesa non è ancora finita.

Sul tema abbiamo sentito nell’ordine l’azienda ospedaliera di Perugia, l’assessore regionale alla sanità Luca Barberini, la Usl2.

L’AO ha rimarcato che, per l’appunto, il disagio si è reso inevitabile rispetto al rischio che vi fossero errori su dati così sensibili rispetto alla privacy dei pazienti. Per un metodo (quello del referto online) che è al suo primo anno di vita al Santa Maria della Misericordia e ancora soggetto a “rodaggio”, e che comunque l’azienda ospedaliera riceve un servizio erogato da apposita azienda e che il “guasto” (chiamiamolo così) è dunque responsabilità della stessa, di cui l’ospedale è “cliente”.

L’assessore Barberini ci ha ragguagliato sul fatto che a gestire tutti gli aspetti informatici anche della sanità umbra è Umbria Digitale. La società che eroga servizi per lo sviluppo e la gestione della rete pubblica regionale, compresi quelli sanitari. Sia lui che il direttore generale della Usl Umbria 2 Imolo Fiaschini hanno ricevuto rassicurazioni sul fatto che il problema fosse stato completamente superato e che i laboratori ed il personale addetto hanno già provveduto a vagliare manualmente, uno ad uno i referti. In alcuni casi sono stati proprio trascritti a mano e poi dovranno essere reinseriti a sistema.

Infine a spiegarci tecnicamente l’accaduto è il responsabile proprio di Umbria Digitale, che proprio nella giornata di ieri era impegnata in una riunione tesa a chiarire tutta la vicenda per riferire ad Asl e alla Regione un quadro completo della situazione su quanto capitato e su come evitarlo in futuro. Ha spiegato che il server (con sede fisica a Terni) ha funzionato regolarmente, che il servizio dei referti di anatomia patologica dipende da un software apposito. Tutto spiegato in una nota del 2015:



Il problema dunque riguarda il gestionale che tratta i dati degli esami di anatomia patologica che è gestito da NoemaLife e Telecom e si chiama Athena. 

Evidentemente a leggere le decine e decine di commenti infuriati sui social qualche difetto nella comunicazione di una pur comprensibile scelta di non rischiare che i referti finissero al destinatario sbagliato, c’è stato.