Scientifico Spoleto, la storia infinita | Tutti contro tutti ma con tregua all’orizzonte

Scientifico Spoleto, la storia infinita | Tutti contro tutti ma con tregua all’orizzonte

Incontro nella redazione di TO con il Comitato dei genitori favorevoli al trasferimento | Spunta esposto in Procura

Se c’è un edificio che più di altri ha simboleggiato la crisi post-terremoto delle strutture ad uso pubblico a Spoleto, questo è senza dubbio il Liceo Scientifico Alessandro Volta.

La storia è nota e la stampa se ne è occupata a più riprese poiché a seguito delle scosse a partire dal 24 agosto 2016 e dei successivi sopralluoghi effettuati dalle autorità competenti, nonostante l’edificio uscisse dai controlli sempre classificato come “perfettamente agibile”, molti genitori degli studenti che frequentano l’Istituto di Vicolo San Matteo, riuniti in un comitato, hanno puntato il dito sulla sicurezza dello stabile forti anche di alcuni documenti che fino alla data del 24 agosto 2016 erano rimasti chiusi in qualche cassetto della Provincia, ente a cui compete la responsabilità del plesso scolastico spoletino.

Se da una parte più volte l’insistenza del Comitato dei genitori, a fronte delle ripetute certificazioni di agibilità degli organi preposti, non è stata compresa, dall’altra invece agli stessi va il merito di aver acceso un faro su una situazione paradossale per cui esistono in tema di sicurezza sismica, diverse valutazioni tutte “legittime” ma al tempo stesso anche tutte contrastanti tra loro.

Un paradosso appunto tutto italiano frutto di quella burocrazia condannata proprio ieri anche da Papa Francesco nel suo discorso domenicale, come causa di sofferenze ulteriori per i terremotati.

Le diverse posizioni

È per questo che Tuttoggi ha deciso di incontrare il Comitato, il cui portavoce il Dott. Alessandro Morelli, in compagnia di altri due membri dello stesso ha illustrato una serie consistente di carte e documenti a supporto della propria posizione.

Il Comitato, uno dei due costituitisi al Volta dopo gli eventi sismici, non aveva ben interpretato, diciamo così, il senso degli articoli scritti da TuttOggi.info nel corso della vicenda terremoto proprio sul Liceo Scientifico, in cui le posizioni degli stessi studenti e di conseguenza anche dei loro genitori non sono mai state univoche.

È un fatto che una parte di questi studenti e genitori non abbia gradito i provvedimenti di delocalizzazione temporanea dell’Istituto presso l’Itis, ma sopratutto non ha compreso il senso di spostare le lezioni al pomeriggio, operazione che comporta aggravi di costi per famiglie e una rivoluzione anche nelle consuete attività pomeridiane degli studenti, sport in primo luogo, a fronte di un immobile definito dalle autorità “agibile”.

Una situazione fortemente altalenante, frutto delle verifiche tecniche della autorità competenti ma anche del clima di attenzione dei genitori, rappresentata poi nelle circolari della dirigente scolastica, Prof.ssa Galassi, la quale più volte si è trovata a mediare con sorti alterne la situazione. Ecco perchè si può parlare di un clima di “tutti contro tutti”.

I documenti

È così che analizzando insieme al Dott. Morelli i documenti in possesso del Comitato, salta subito all’occhio la forte incongruenza tra le schede AeDES redatte dai tecnici incaricati della Protezione Civile in presenza di eventi sismici e l’ormai famosissimo Certificato di Vulnerabilità commissionato dalla Provincia di Perugia nel lontano 2008, ai tempi, per intenderci, del terremoto de L’Aquila.

Mentre il Certificato di vulnerabilità della Provincia attesta chiaramente il bassissimo indice di sicurezza dei corpi dello Scientifico identificati come edificio A e B (per A, indice di collasso è 0,100 e l’indice di inagibilità 2,580- per il B indice di collasso è 0,084 e di inagibilità 0,800), pur non obbligando l’ente preposto ad intervenire per migliorare gli indici, accade invece che le schede AeDES attestino per contro la perfetta agibilità dello stesso immobile.

Va specificato che l’indagine sull’edificio nel caso delle schede AeDES è visivo e non direttamente inerente la condizione effettiva dei materiali. In tal senso, chiosa il portavoce Morelli, “un muro potrebbe anche non avere una crepa esternamente ma se poi dentro è fatto di semolino nessuno in quel caso è in grado di verificarlo”.

Si legge poi nella scheda AeDES, “La compilazione della presente scheda non costituisce una verifica sismica né sostituisce il rispetto degli obblighi relativi alla sicurezza sui luoghi di lavoro ai sensi delle normative vigenti”.

Insomma una documentazione ufficiale e perfettamente legittima che solleva chiunque da ogni responsabilità sulla effettiva condizione dell’immobile e che lo rende sic et simpliciter “agibile”.

La mostruosità burocratica

L’equivoco nasce dunque dalla coesistenza di più discriminanti di valutazione che contestualmente però producono effetti positivi come l’agibilità di uno stabile anche in presenza di altri fortemente negativi come l’alta vulnerabilità.

Una mostruosità burocratica che ha fatto gridare allo scandalo il Comitato e messo in allarme più di un ente, in primis il Comune di Spoleto che nei recenti interventi del sindaco Fabrizio Cardarelli si occupa a ogni piè sospinto delle sorti dello Scientifico mentre non sembra esserci preoccupazione per tutti gli altri plessi di competenza provinciale.

Come a dire “lo Scientifico ha un problema, ma è agibile”. La cosa, a voler essere comici fino in fondo, fa tornare in mente una famosa battuta di una commedia scritta da Gian Francesco Marignoli dove un personaggio in pieno stato confusionale tentava di risolvere una questione così rispondendo alla domanda “Per caso il Signore è in casa? “. Risposta, “No, è uscito e dorme!”.

Il corto circuito della comunicazione

Non è utile a questo punto della faccenda ripercorrere la cronologia dei fatti anche perché facilmente consultabile attraverso le nostre pagine o tramite i motori di ricerca (CLICCA QUI), ma la cosa che più sorprende è stato il corto circuito tra le parti in causa tale da far pensare che ogni attore aspettasse di vedere, come nel famoso gioco della sedia tra adolescenti, chi rimanesse per primo in piedi senza la suddetta. Con l’unica aggravante che tutto questo riguarda la sicurezza degli studenti.

Parlare di mancato coordinamento è fin troppo facile quando ancora a poche ore da fatti tragici nazionali si discute su come la mancanza di comunicazione sia invece uno degli elementi onnipresenti tra le cause di inefficienza in situazioni di emergenza.

Tanto per dare un parametro di riferimento, nel disciplinare per la Valutazione e riduzione del Rischio Sismico a livello nazionale predisposta dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dal Dipartimento di Protezione Civile, la Premessa dello stesso si fonda sulla tragica esperienza del crollo della scuola di San Giuliano di Puglia nel 2002 a seguito di un terremoto di magnitudo 5,6, crollo che provocò 29 vittime.

Da quel tragico evento nelle zone interessate, dunque Molise e Puglia le scuole non possono avere indici di vulnerabilità inferiori allo 0,20 (ricordiamo che lo Scientifico è compreso per l’indice di collasso tra 0,1 e 0,08 dei due edifici). In difetto le scuole vengono chiuse.

A complicare la cosa poi ci si è messa la Commissione Grandi Rischi che ha annunciato  un possibile “Big One”, terremoto di magnitudo compresa tra 6 e 7 della scala Richter avvertendo gli enti locali sulla responsabilità in caso di problemi. Eventualità che ha fatto tremare diversi polsi di coloro che firmano agibilità e ordinanze. Come quelli del sindaco di Leonessa di Rieti, Paolo Trancassini, che ha chiuso le scuole “sine die” stante il fatto che nessuna delle strutture era a norma. A nostro parere un atto  coraggioso e di sfida all’inefficienza burocratica.

Scuole fuori norma

Solo qualche giorno fa, in una intervista alla stampa il Consigliere dell’Ordine degli Ingegneri di Perugia, Nando Nottoli ricordava che la certificazione di vulnerabilità era obbligatoria per tutti gli edifici scolastici costruiti prima del 1984 e che il termine massimo per l’adeguamento era stato l’anno 2013. Tutto quello che è fuori, salvo mostri burocratici, è “fuorilegge” sostiene Nottoli.

Il Consigliere, riferendosi alla situazione di Perugia, parlava di circa “un terzo delle scuole del capoluogo non a norma” e il paradosso è che mentre sono obbligatorie le analisi di vulnerabilità, gli adeguamenti ed i miglioramenti sismici non lo sono altrettanto. Tale e quale alla situazione dello Scientifico A. Volta di Spoleto.

Il trasloco

Mentre nella contingenza gli studenti del liceo scientifico spoletino sono dunque stati spostati all’Itis di Spoleto, con turni pomeridiani di 50 minuti di lezione, in attesa che siano terminati i lavori di adeguamento dell’Ipsia (consegna prevista intorno al 15 di febbraio), luogo definitivo per il trasferimento in attesa di ulteriori decisioni sulla sorte dello stabile di Vicolo San Matteo, sembra essere definito finalmente il futuro del nuovo Polo scolastico a San Paolo, a fianco del convitto dell’Alberghiero, (che ospiterà già da settembre la materna Prato Fiorito e la media Dante Alighieri) per cui sono stati chiesti e confermati contributi direttamente dal Commissario Vasco Errani.

Impraticabile però l’ipotesi inizialmente prevista dal sindaco di ospitare nel nuovo plesso anche lo stesso Scientifico. Ma i genitori nelle scorse settimane sono stati disorientanti dalle dichiarazioni dell’amministrazione comunale che ad un certo punto aveva pensato prima di rimettere in sesto la Dante Alighieri e poi di fare la stessa cosa anche con lo Scientifico.

Le proposte del Comitato

Tornando alla posizione del Comitato, lo stesso presenta anche 3 perizie di altrettanti professionisti di fuori regione a supporto dell’idea che il plesso di Vicolo San Matteo vada abbandonato o rimesso in carreggiata con dei consistenti lavori di messa in sicurezza.

Ma sopratutto, per non fare la parte di quelli che contestano e poi non propongono, gli stessi genitori avanzano l’idea che un polo scolastico a “misura d’uomo” potrebbe essere posizionato nell’area urbanizzata e inizialmente destinata a strutture artigianali nella zona di Madonna di Lugo.

Altra ipotesi la creazione di una tassa di scopo per il finanziamento della messa in sicurezza dello Scientifico, visto che comunque allo stato attuale né la Provincia né nessun’altro ente competente riconosce al plesso la necessità di lavori, viste le certificazioni AeDES e quindi fondi a disposizione.

A meno che non passi però l’idea che demolire le strutture compromesse o pericolose sia meglio che ristrutturarle, come invece sta già accadendo a Perugia, dove la Scuola Media Carducci-Purgotti verrà demolita al costo di 600mila euro, al fine di avere rapidamente un nuovo plesso delocalizzato in una zona sicura e assolutamente a norma.

La soluzione IPSIA

Al termine dell’incontro con il Comitato si ha tuttavia la sensazione che la partita non sia ancora finita, anche se l’attuale sistemazione all’Ipsia si presenta alla “fine della fiera” come la migliore possibile, pare anche gradita dagli studenti purchè si abbandoni rapidamente la turnazione pomeridiana delle lezioni.

Ed è così che spunta fuori la notizia di un esposto cautelativo presentato dall’Avvocato Carmelo Parente per conto del Comitato nella giornata del 23 gennaio scorso alla Procura della Repubblica di Spoleto, data antecedente alla circolare scolastica che comunicava la decisione di spostare le lezioni in altra sede.

E rimane qualche dubbio sul fatto che la sistemazione temporanea dell’Itis-Ipsia andrà a cambiare esattamente con la tempistica promessa dalle istituzioni in ordine alla creazione del nuovo polo scolastico, ossia alla ripresa delle lezioni a settembre 2017.

Meno male che San Ponziano non lo tocca nessuno. Per il resto c’è sempre tempo.

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