Sanitopoli, Cassazione conferma la condanna a Maria Rita Lorenzetti - Tuttoggi.info

Sanitopoli, Cassazione conferma la condanna a Maria Rita Lorenzetti

Sara Minciaroni

Sanitopoli, Cassazione conferma la condanna a Maria Rita Lorenzetti

Non è stato accolto il ricorso persentato un anno fa, insieme alla ex presidente della Regione condannati anche l'ex assessore e l'ex DG alla Sanità umbra
Ven, 29/09/2017 - 09:37

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Adesso Maria Rita Lorenzetti ha una condanna passata in giudicato a suo carico. Finisce così “Sanitopoli”. Otto mesi di reclusione, per l’ex- presidente della Regione Umbria, dopo che giudici della Corte di Cassazione ieri hanno rigettato il ricorso presentato sia per lei che per l’ex assessore, Maurizio Rosi e l’ex direttore alla sanità della Regione Umbria, Paolo Di Loreto. La decisione è arrivata in tarda serata dopo che il procuratore generale aveva chiesto l’annullamento senza rinvio per due capi d’imputazione e l’annullamento con rinvio per altri due. 

Invece ora, per la giustizia italiana, Maria Rita Lorenzetti, è colpevole di aver falsificato delle delibere regionali che servivano per le assunzioni nelle aziende ospedaliere. In particolare, l’ex presidente dell’Umbria è stata condannata ad otto mesi per falso, mentre l’ex assessore alla sanità Maurizio Rosi e l’ex direttore generale alla sanità  Paolo Di Loreto sono stati condannati a nove mesi e 15 giorni. Otto mesi e mezzo anche per il dirigente Giancarlo Rellini.

A questo punto, diventa definitiva la sentenza della Corte d’Appello di Perugia che aveva dichiarato “la falsità delle delibere della Giunta Regionale dell’Umbria” e aveva anche disposto la trasmissione degli atti al procuratore della Repubblica di Perugia per le sue valutazioni “in ordine al reato di falso ideologico relativo ai verbali delle riunioni” concernenti “l’approvazione delle delibere”.

L’accusa sosteneva che “dalle indagini è emersa l’esistenza di una consolidata prassi nella quale la promessa di un posto di lavoro serve ai partiti politici ad ottenere voti o preferenze in occasione di appuntamenti elettorali di rilievo”. “L’unica ricostruzione razionale – avevano scritto i giudici di secondo grado nelle motivazioni della sentenza – è quella che vede il complesso delle assunzioni autorizzate come frutto delle richieste delle Asl e di una successiva trattativa, tra Rosi e i direttori generali, che portava all’accoglimento parziale delle richieste e all’autorizzazione di assunzioni che nelle richieste non erano contemplate ma evidentemente ritenute utili dagli organi apicali della Regione”.

La pena, sospesa e senza menzione della condanna nel casellario giudiziale, è stata definitivamenre confermata dalla Corte di Cassazione, a seguito del ricorso dell’avvocato dell’ex-governatrice, Luciano Ghirga, dopo la sentenza della Corte d’Appello di Perugia, emessa il 15 marzo di un anno fa.  Nel ricorso presentato in terzo grado ad agosto 2016, gli avvocati della Lorenzetti e degli altri imputati, continuavano a sostenere la piena correttezza dell’operato dei coinvolti sollecitandone di fatto la piena assoluzione

L’inchiesta era partita da posti di lavoro promessi in telefonate intercettate e andando a scavare nei documenti di quella che era la Asl 3, del Comune di Foligno, e anche negli archivi di alcune aziende partecipate fino ad arrivare a due delibere della Giunta regionale, ritenute “sospette” perché, secondo l’accusa,  completate con modalità anomale con cancellature e aggiunte a penna e numeri corretti. Aggiustamenti, che erano stati ritenuti poco trasparenti nella procedura.

Le delibere “urgenti” incriminate erano la 1402 dell’ottobre 2009 (che sarebbe valsa un posto alla allora Asl 3 di Foligno) e la delibera numero 46 del gennaio 2009 (delibera che ha per oggetto “l’autorizzazione alle aziende sanitarie e ospedaliere ad assumere personale”), erano inoltre state autorizzate prima di aver ricevuto la richiesta di nuovo personale da parte delle relative ASL, invertendo di fatto quella che era la regolare prassi di assunzione nell’azienda sanitaria locale.

Gli imputati erano difesi, tra gli altri, da Luciano Ghirga, David Brunelli, Valeriano Tascini e Lorenzo Tizzi.

Nella foto Maria Rita Lorenzetti e l’Avv. Luciano Ghirga prima di un’dienza al Trbunale di Perugia
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