Rogo Thyssen di Torino, manager tedeschi ancora liberi per ‘colpa’ della burocrazia italiana

Rogo Thyssen di Torino, manager tedeschi ancora liberi per ‘colpa’ della burocrazia italiana

Secondo quanto riportato da “Il Fatto Quotidiano” non c’è la traduzione delle motivazioni di condanna in tedesco

Il 13 maggio 2016 la Corte di Cassazione ha condannato in via definitiva i vertici della Thyssen di Torino con l’accusa di omicidio colposo plurimo per la morte dei 7 operai che nella notte tra il 5 e il 6 dicembre del 2007 persero la vita nel drammatico stabilimento di Torino.

I manager italiani, Marco Pucci (ex ad Ast di Terni, condannato a 6 anni e 10 mesi), Daniele Moroni (7 anni e 6 mesi), Raffaele Salerno (7 anni e 2 mesi) e Cosimo Cauferi ( 6 anni e 8 mesi), sono finiti in carcere, mentre, secondo quanto riportato da “Il Fatto Quotidiano”, quelli tedeschi sarebbero ancora liberi. Si tratta di Harald Espenhahn (9 anni e 8 mesi), amministratore delegato all’epoca dei fatti, e Gerald Priegnitz (6 anni e 3 mesi), consigliere d’amministrazione.

Secondo la testata nazionale, i tedeschi sarebbero ancora liberi per un ritardo burocratico, visto che la giurisdizione tedesca prevede che sia la Germania a convalidare le pratiche per rendere effettiva la pena e che il Ministero di Giustizia italiano non avrebbe ancora provveduto a inviare in Germania la traduzione delle motivazioni della sentenza di condanna.

Sempre secondo quanto riportato da “Il Fatto”, nonostante sia il procuratore generale Vittorio Corsi che il procuratore generale Francesco Saluzzo abbiano emesso un mandato di cattura europeo nei confronti dei manager tedeschi, stando ai rapporti di cooperazione tra i due stati, deve essere un tribunale tedesco, dopo aver acquisito le pratiche, a valutare la congruità delle sanzioni ed, eventualmente, ad uniformarle a quelle stabilite in Italia. Un iter che non potrà prendere avvio finché non verrà prodotta, appunto, la documentazione debitamente tradotta dall’italiano al tedesco.