Rifiuti in Umbria, un anno “da buttare” | Dall’inchiesta alla crisi del sistema

Rifiuti in Umbria, un anno “da buttare” | Dall’inchiesta alla crisi del sistema

Dal sequestro alla restituzione dei 23 milioni a Gesenu e Tsa


E ad un anno dal maxi sequestro cautelare disposto dal Gip di Perugia il Tribunale del Riesame restituisce ai gestori dei rifiuti il loro patrimonio. Gesenu e Tsa ottengono dunque il dissequestro di conti e beni per circa 23 milioni di euro. Ma dal mancato adeguamento dell’impianto di Pietramelina, al parziale blocco nel ritiro dei rifiuti, al trasporto della spazzatura fuori regione con gli extracosti, cerchiamo di tratteggiare i passaggi chiave.

Un anno di spazzatura

Un percorso lungo e articolato quello di Gesenu e Tsa che esattamente dodici mesi fa sono finite nel mirino dell’inchiesta «Spazzatura d’oro connection». L’inchiesta interforze (Guardia di finanza e Forestali) coordinata dalla Dda ha portato all’arresto (ai domiciliari) il 30 novembre del 2016 di Giuseppe Sassaroli all’epoca direttore operativo di Gesenu, poi tornato in libertà a marzo del 2017 in scadenza dei termini della misura cautelare dopo che il Riesame aveva rigettato la sua richiesta di revoca. A tutt’oggi l’inchiesta vede indagate a vario titolo 15 persone, sostenendo l’esistenza di un’associazione a delinquere composta da 12 soggetti che avrebbero commesso «una serie indeterminata di reati» connessi a: «traffico di rifiuti, gestione illecita di rifiuti, inquinamento ambientale, falso in registri e in atto pubblico, frode nelle pubbliche forniture, truffa aggravata», cioè una serie di attività illecite per conseguire «profitti ingiusti da parte di Gesenu, Gest e Tsa nel settore della gestione dei rifiuti solidi urbani prodotti dai comuni associati all’Ati2».

Tra inchieste di commissariamento e interdittive

In questo contesto per le due società era stato richiesto il commissariamento da parte della Procura e per due volte consecutive il Gip aveva rigettato la richiesta. Questo poiché nel frattempo le due società avevano rinnovato completamente la propria governance e creato modelli organizzativi «qualitativamente apprezzabili», aveva motivato il giudice. Come a dire che del commissariamento non ravvisava la necessità dato che le aziende avevano messo in atto un processo di salvaguardia interno, rinnovando i vertici.

Come si arriva alla crisi del sistema

Ma più che per conseguenza dell’inchiesta il sistema dei rifiuti nell’ambito del perugino-trasimeno entra in sofferenza per via dell’interdittiva antimafia emessa dal Prefetto di Perugia a novembre del 2015 nei confronti di Gesenu e di conseguenza di Gest (società di cui Gesenu detiene il controllo azionario). Questo blocco causa l’impossibilità per il gestore di procedere all’adeguamento dell’impianto di Pietramelina (già in programma e finanziato) ma bloccato per effetto dell’interdittiva. Una reazione a catena alla quale si sommano gli atti dell’inchiesta sulla «Spazzatura d’oro» con il sequestro del Bioreattore di Borgogiglione e di parte della discarica di Pietramelina. La conseguenza è l’invio (con extracosti) fuori regione di parte dei rifiuti prodotti nell’Ambito.


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Era davvero tutto inaspettato?

Un pentolone che in Umbria si scoperchia con tutti gli effetti del caso, sconvolge equilibri e mostra un lato del cuore verde che per tanto tempo era rimasto sotto il tappeto. A cascata, ad esempio, i sindaci del Trasimeno (dove i rifiuti sono gestiti dalla Tsa – di cui i comuni sono soci – che è proprietaria della discarica di Borgogliglione) dove Gest è l’affidatario del servizio, scrivono che «avevano già denunciato diverse opacità in merito ai rapporti che regolano per ogni comune le complesse modalità operative ed amministrative del ciclo dei rifiuti. Il quadro – spiegavano i sindaci esattamente un anno fa – ci porta a prendere in considerazione altre verifiche per un ulteriore passo risolutivo nei rapporti con Gest srl». Non solo, ma avevano già cercato una «emancipazione» da Gesenu approvando «una modifica dello statuto societario di Tsa con cui si cancellava la piena potestà di Gesenu di nominare, forte del 40 per cento delle quote azionarie, l’amministratore delegato; scelta che chiudeva definitivamente l’azione di Giuseppe Sassaroli, fino al giugno 2014 amministratore in contemporanea sia di Gesenu che di Tsa». Segnali chiari di qualcosa che non andava.

Ad oggi

E così torniamo ad oggi. Ora l’Agenzia delle Entrate ha esaminato tutte le risultanze dell’attività investigativa svolta dalla guardia di finanza e posta a fondamento del decreto di sequestro preventivo del Gip. L’approfondito esame delle risultanze ha indotto l’Agenzia delle Entrate a procedere ad una significativa revisione delle somme individuabili quale prodotto del reato. «Si perviene pertanto – scrive il presidente del collegio del Riesame, Giuseppe Narducci – ad una quantificazione complessiva per le annualità dal 2010 al 2015, cioè tutte quelle contestate alla Tsa spa, pari ad euro 101.829 tenendo conto, ovviamente, delle sanzioni applicate e degli interessi. I calcoli effettuati dalla Agenzia delle Entrate sono di sicura affidabilità e, in ordine agli stessi, la società interessata ha sottoscritto atti adesione per le annualità dal 2011 al 2015, versando per intero le somme dovute all’erario».

Non altrettanto è avvenuto in riferimento alla annualità 2010, pure oggetto di contestazione dell’illecito, quindi il Riesame annulla parzialmente l’ordinanza impugnata, in relazione al decreto di sequestro preventivo emesso dal Gip del Tribunale di Perugia il 22 novembre 2016. E revoca il dispositivo per qualsiasi somma o bene ecceda i 39.493 euro disponendo la restituzione delle restanti somme alla Tsa. Che così torna a disporre di oltre 4, 3 milioni di euro del suo patrimonio.

E allo stesso modo, ma con dispositivo distinto, il Riesame ha dissequestrato anche conti correnti, quote azionarie e partecipazioni per circa 19 milioni di euro a Gesenu, che già nel gennaio di quest’anno si era vista sbloccare 1 milione e 700 mila euro.

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