Riccardo Muti e i “Cherubini” stregano il Festival verso il futuro

L’ironia verso quelli “dal gusto prelibato” | Ferrara ricorda Menotti e Fendi | Concerto, vip, cene e fuochi

Riccardo Muti “strega” il Festival dei 2 Mondi e con i suoi “Cherubini” mette il sigillo d’oro ad una edizione che segna il definitivo rilancio della kermesse. Con la Città di Spoleto tornata a nuova vita, specie in quest’ultimo week end, come ai tempi d’oro della manifestazione ideata da Gian Carlo Menotti.

Ieri il Festival di Giorgio Ferrara, chiamato dal Mibact 10 anni fa a risollevarne le sorti, ha compiuto la maggiore età. E Muti lo ha decretato con un Concerto destinato a rimanere negli annali. Meglio ancora se anche in un cd.


L’omaggio a Menotti e Fendi

Ad aprire la serata è stato il direttore artistico che dal palco ha voluto ricordare la figura del celebre compositore che scelse Spoleto per dar vita, sessanta anni fa, al più rivoluzionario dei Festival. Con la voce rotta dall’emozione Ferrara ha poi rivolto il pensiero a due “ferite” che hanno segnato la città e la sua kermesse: il terremoto e la recente scomparsa di Carla Fendi, che tanto ha dato al Festival. Sul maxischermo scorrono via veloci alcune delle immagini più rappresentative della storia che ha legato la mecenate al Festival. Per questo Ferrara annuncia che questo concerto può essere dedicato a lei, “Concerto per un’Amica”.


Muti e i “Cherubini”

Poi è stata la volta di Re Muti e della sua Orchestra giovanile “Luigi Cherubini” con un programma sinfonico di altissimo livello, degno dei migliori anni del Festival. Mai il Direttore si era esibito al Festival. Tre anni fa proprio l’amica Carla Fendi lo convinse per il “Concerto per un Amico” dedicato al marito Candido appena scomparso. Ma fu un evento ‘privato’, nella bomboniera Caio Melisso, inserito nella programmazione del Festival ma fuori dal botteghino. L’arrivo di Muti scatenò una tale attenzione tra i fan del Festival che la Fendi decise di trasmettere il concerto in diretta al Teatro Menotti a ingresso gratuito.


Il Concerto

Si comincia con la Settima sinfonia in la maggiore di Beethoven, tra le più belle  mai scritte. La rigorosa quanto geniale bacchetta di Muti accompagna il pubblico in una girandola di emozioni. Il canto dei fiati si oppone ai precisi accenti dell’orchestra, gli archi fanno crescere la sensazione che qualcosa sta per succedere. Il ritmo ora esplode, ora rallenta, è il segnale che inizia la Sinfonia. Muti accompagna i suoi “Cherubini” per mano, li sprona, li quieta, li incita, seguendo magistralmente la creatura di Beethoven, capace di trasformare la musica in una sorta scena teatrale. Ci si avvia al Finale, quello che Wagner definì così: “Con una danza agreste ungherese (Beethoven) invitò al ballo la natura; chi mai potesse vederla danzare crederebbe di vedere materializzarsi di fronte ai suoi occhi un nuovo pianeta in un immenso movimento a vortice».

Il programma ora prevede l’esecuzione di quattro Intermezzi di compositori italiani come Catalani, Mascagni, Leoncavallo, Puccini e Giordano. Non c’è alcun legame con il brano precedente, Muti lo spiega al pubblico lasciando la bacchetta per il microfono. “Sono ricordati per le arie celebri che hanno distribuito a soprani, mezzo soprano e tenori; non si pensa abbastanza alla grandezza della loro preparazione musicale, della loro abilità di scrivere testi sinfonici che non hanno nulla da invidiare ai compositori d’oltralpe. Una carrellata che spero faccia piacere a voi e anche a coloro che credono di avere il gusto più prelibato” dice lanciando, con inconfondibile eleganza, una stoccatina ai falsi maestri e critici d’arte. Quelli che, ahinoi, non mancano neanche da queste parti.

Si comincia con Contemplazione di Alfredo Catalani, notturno sinfonico, poco conosciuto dal grande pubblico per la “censura” che certa critica ha sempre avuto ritenendo il compositore lucchese troppo wagneriano.

E’ la volta di Pietro Mascagni con l’Intermezzo da “Cavalleria Rusticana”, struggente brano amato in tutto il Mondo e continuamente rievocato (Scorsese lo inserì nei titoli di testa di “Toro scatenato”, Vasco Rossi nella Intro ai live 2007, solo per citare due esempi).

Gli Intermezzi da Pagliacci di Leoncavallo e Manon Lescaut di Puccini ipnotizzano definitivamente il pubblico. La platea è in religioso silenzio (non si può dire altrettanto per certi rumori che provengono da pizza della Signoria) sembra di essere tornati indietro nel tempo. La finestra di Palazzo Menotti è illuminata a ricordare il suo fondatore; sul davanzale un bouquet di girasoli, amati da Menotti.

Il finale è come una piccola ma purissima gemma, l’Intermezzo da Fedora di Umberto Giordano. 10’ di applausi salutano Riccardo Muti, interprete di un’altra magnifica direzione, e la “Cherubini”, che sarebbe blasfemo chiamare ancora Giovanile. Perché a dispetto dell’età (tutti sotto i trent’anni) i musicisti ieri sera hanno dimostrato di non aver nulla da invidiare alle più celebri Orchestre delle Capitali del Mondo. Grazie, Maestri.


I Vip

Nutrito il parterre di autorità che hanno preso parte al Concerto. A cominciare dal Sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri Maria Elena Boschi (che si è soffermata a parlare con l’attrice Serena Autieri), al Vice presidente del Csm Legnini, al Sottosegretario al Mibact Boletti Buitoni, all’ex ministro Tremonti. A fare gli onori di casa il presidente della Fondazione Festival e sindaco di Spoleto Fabrizio Cardarelli con la moglie Manuela e il presidente del consiglio comunale Giampiero Panfili. Tra gli ospiti anche la Governatrice Catiuscia Marini, diversi parlamentari e molti rappresentanti delle Istituzioni e autorità militari come il Comandante generale dei Carabinieri Tullio Del Sette, il Capo di Stato maggiore dell’Esercito Danilo Errico, il Presidente del Centro Alti Studi della Difesa Massimiliano Del Casale.


Cene e fuochi

Subito dopo i palazzi e i giardini della città si sono aperti per le tante cene organizzate dagli sponsor della manifestazione. Mentre le vie e piazze del centro registravano un bagno di folla che non si vedeva da diversi anni. Le polemiche della mattina, innescate da Pagnotta di Umbria Jazz all’indirizzo del Festival, sembrano già lontane. A concludere l’edizione delle “60 lune” i tradizionali fuochi d’artificio che hanno come sempre regalato un ultimo, colorato momento di leggerezza al Festival dei 2 Mondi.

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