Polemica “Case chiuse”, Lignani consegna rose alle donne del Consiglio comunale

Polemica “Case chiuse”, Lignani consegna rose alle donne del Consiglio comunale

Il gesto del capogruppo di Fratelli d’Italia per chiudere pacificamente la questione nata proprio in seno all’assise durante il dibattito sulle dipendenze

Rose rosa e rosse per chiudere la polemica tra le donne del Consiglio comunale di Città di Castello e il capogruppo di Fratelli d’Italia Andrea Lignani Marchesani, che ieri ne ha consegnata una ciascuna, di poco anticipato da Vittorio Massetti (Pd), che ha accompagnato il gesto definito “distensivo”.

La vicenda era nata dalla dichiarazione di Lignani proprio durante la precedente assise quando, tra il goliardico e il provocatorio, aveva proposto di riaprire le case chiuse come alternativa ad altre dipendenze.

bassiniLa dichiarazione del consigliere di opposizione era stata criticata da tutte le donne, in quanto lesiva della dignità di genere e discriminante, con una mozione di censura, “termine con cui – ha spiegato l’assessore ai Servizi sociali Luciana Bassini nelle comunicazioni – non intendevamo una mozione vera e propria ma un indirizzo di biasimo. Lei può fare qualsiasi affermazione ma ciò non significa che non possiamo replicare dato che proporre una prestazione sessuale come sfogatoio contro le dipendenze è un assunto censurabile soprattutto in Consiglio. Mentre lei ricercava sui social una solidarietà impossibile, noi rispondiamo pacatamente, dato che sostenere che le dipendenze si combattono con prestazioni sessuali umilia le donne e anche gli uomini”.

lignaniQuando si fanno delle dichiarazioni bisogna saper usare la lingua italiana – ha replicato Lignani – Molte delle cofirmatarie si sono dissociate in privato. Avete parlato di mozione di censura ma non l’avete presentata perché era irricevibile. Sui social io non censuro, a questo ci pensa la legge. Lei non ha replicato perché non ha avuto gli strumenti. Non mi scuso delle parole: ho risposto per le rime come avrei risposto ad una persona di sesso maschile; se avessi usato i guanti bianchi, avrei discriminato parte del Consiglio. Considero le elette al pari degli eletti. Scindo l’aspetto politico da quello personale. Anch’io avevo pensato alle rose ma il consigliere Massetti mi ha preceduto”.

Dopo queste parole sono arrivate in aula anche le rose di Lignani, di colore rosa, a differenza di quelle di Massetti, rosse.

Emanuela Arcaleni (Castello Cambia) ha dichiarato: “Ci ha invitato a parlare di altro, come se la dignità non fosse importante. La censura non era nelle nostre intenzioni. Sappiamo bene che una mozione di censura non è accettata in un contesto democratico. Ma le case chiuse come valvole di sfogo e strategie di abbattimento delle dipendenze, le sembrano veramente una soluzione? Ha pensato alle famiglie che vivono sulla loro pelle alcolismo, tossicodipendenza, ludopatia? Nessuno ha il diritto di fondare ipotesi sullo sfruttamento del corpo sia femminile che maschile”.

Mi è dispiaciuto come alcune donne del Consiglio hanno trattato il mio amico Andrea – ha detto il capogruppo di Forza Italia Cesare Sassolini – Evidentemente non lo conoscono. Io l’ho scelto come testimone di nozze. Aprire un dibattito su queste scelte (legge Merlin) significa non mettere la testa sotto la sabbia. Da quando non ci sono più i controlli sulle prostitute, i partners raccolgono malattie che riportano a casa. C’è un problema sanitario e di dignità”.

Ursula Masciarri (Psi) ha ribadito che non si era sentita offesa dalle case chiuse, ma “dall’accostamento di questo problema, serio, al problema delle dipendenze. Il contesto delle dichiarazioni non era adeguato”. Dopo Vincenzo Bucci (Castello Cambia), per il quale “i fiori non cambiano certo le posizioni”, Giovanni Procelli (La Sinistra), si è detto “meravigliato di tutto questo clamore” ed ha invitato “a cominciare i lavori del Consiglio”. Infine Nicola Morini (Tiferno Insieme), si è detto “profondamente deluso dalle parole di Lignani. Riconfermo il mio giudizio negativo, una caduta di stile”.