Perugia, scritta offensiva sulla porta del Centro Antiviolenza

Perugia, scritta offensiva sulla porta del Centro Antiviolenza

La denuncia dell’associazione Libera…Mente Donna: “Gesto che porta in sé la natura strutturale della violenza contro le donne”


Una scritta offensiva sulla porta della sede del Centro antiviolenza “Catia Doriana Bellini” di Perugia. Ad accorgersi dell’accaduto sono state le operatrici della struttura che in quattro anni ha accolto oltre mille donne.

Sulla porta d’ingresso all’interno del condominio in cui il Centro è ospitato, con un pennarello viola indelebile, è stato infatti scritto a caratteri cubitali “Via putane”.

“Questo gesto porta in sé la natura strutturale della violenza contro le donne – è il commento dell’associazione Libera…Mente Donna che ha denunciato il fatto –  in quanto basata sul genere, il luogo comune e l’opinione diffusa che vede la donna “responsabile” e “causa” al tempo stesso della violenza subìta ed il crescente degrado culturale che esprime una misoginia sempre più radicata.

Compiere atti odiosi e vili come questo significa attentare alla libertà delle donne cercando di colpire il lavoro, la condivisione e l’impegno, i luoghi di vita e di lotta delle donne. Significa colpire i luoghi di donne che accolgono donne che subiscono violenza da parte degli uomini.

Nonostante le moltissime difficoltà che quotidianamente affrontano le donne dei Centri Antiviolenza (dal 2014 ad oggi il Centro Antiviolenza Catia Doriana Bellini ha accolto circa 1008 donne) sono riuscite a creare servizi, cultura, condivisione.

L’Associazione Libera…Mente Donna ets che gestisce i Centri Antiviolenza a Perugia e Terni, condannando il vile gesto che mortifica l’intera città di Perugia, ritiene che esso non possa passare sotto silenzio. Confida nella pronta reazione di solidarietà di cittadinanza ed Istituzioni. C’è la necessità di una concreta attenzione al problema di sicurezza dei luoghi fisici “Centri Antiviolenza” e la necessità primaria di contrastare insieme la cultura della violenza e di tutelare i Centri Antiviolenza come presidi di libertà, autodeterminazione, democrazia, vivere civile e di legalità. Essi sono luoghi dove le donne costruiscono insieme percorsi di libertà e di autodeterminazione.

Noi continueremo a lavorare – conclude l’associazione – e rimaniamo ferme presidio di libertà e autonomia delle donne. Questo gesto non scalfisce il nostro impegno e auspichiamo che la magistratura faccia piena luce sui responsabili”.

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