Novelli – Alimentitaliani, 6 licenziamenti a Spoleto dopo fallimento | Cgil li impugnerà

Novelli – Alimentitaliani, 6 licenziamenti a Spoleto dopo fallimento | Cgil li impugnerà

Nonostante le ultime novità, il 3 gennaio licenziati gli impiegati che avevano rifiutato di passare a una società esterna | Ecco cosa è accaduto dal 2012 ad oggi

Alimentitaliani è stata dichiarata fallita, ma Fattorie Novelli (ancora in mano al gruppo iGreco), dopo la sentenza, va avanti nelle procedure di licenziamento degli impiegati.

E’ la novità delle ultime ore, annunciata dalla Cgil che è pronta ad impugnare il licenziamento di 6 dipendenti amministrativi di Spoleto, e che arriva a pochi giorni, appunto, dal fallimento di Alimentitaliani. Vale a dire, la società che ha acquisito Fattorie Novelli, che poi l’ha trasferita (insieme a Bioagricola e Cantine Novelli) a Poderi Tommaso Greco (sempre del gruppo iGreco) e che ora dovrebbe tornare sotto il controllo di Alimentitaliani e quindi del curatore fallimentare.

L’ennesima notizia che riguarda le aziende dell’ex Gruppo Novelli è quella delle lettere di licenziamento partite il 3 gennaio nei confronti di 6 impiegati spoletini. Tra di loro ci sono anche marito e moglie che quindi si ritrovano entrambi di punto in bianco senza lavoro. Eppure, a sentire il sindacato, fino al giorno prima erano elogiati e ritenuti importanti per l’azienda. La procedura di mobilità in realtà era stata avviata nei mesi scorsi (e a Spoleto riguardava anche una settima persona, un quadro), come quella che a Terni ha interessato una trentina di amministrativi, dando seguito al piano, votato anche dai lavoratori, che prevedeva oltre 60 esuberi nelle varie sedi.


Vertenza ex Novelli al Mise | Fattorie, Bioagricola e Cantine rientreranno nel fallimento


Accordi cambiati, dimissioni, licenziamenti e retroscena

Ma le carte in tavola, però, sono cambiate, osserva la Cgil, che ha voluto incontrare la stampa a Spoleto per fare un punto della situazione con Gianluca Menichini della Flai, il segretario comprensoriale Mario Bravi e quello della camera del lavoro cittadina Massimo Venturini. “Avevamo già chiesto di ritirare la procedura di mobilità avviata sia durante un incontro a Terni con la proprietà che durante quello in Regione, perché non la riteniamo corretta – spiega Menichini – dal punto di vista numerico è vero che nell’accordo di aprile erano previsti 7 esuberi, 6 impiegati e un quadro, ma gli organici erano già cambiati“. A Spoleto, infatti, un lavoratore, un rsa tra l’altro, era stato licenziato per giusta causa dopo alcune dichiarazioni fatte in una chat privata in merito alla proprietà. Mentre due impiegati, con l’avvento dei Greco, si erano dimessi. Insomma l’organico era già parzialmente modificato, e questo avrebbe già dovuto portare l’azienda a rivedere i numeri degli esuberi secondo la Flai Cgil.

Come se non bastasse, nel frattempo è arrivato il fallimento di Alimentitaliani, affidato a due curatori: il professor avvocato Giorgio Meo e il dottor Fernando Caldiero. Fallimento che formalmente ad oggi non ha nulla a che vedere con Fattorie Novelli, se non fosse che sin da subito i curatori hanno “chiesto indietro” al gruppo iGreco le tre aziende cedute a febbraio alla Poderi Tommaso Greco. Ricevendo, a quanto riferito durante il tavolo al ministero dello Sviluppo economico di giovedì, assicurazioni in tal senso. Eppure i 6 licenziamenti a Spoleto sono andati avanti (per il quadro la procedura sarebbe stata già chiusa), con le lettere del 3 gennaio.

Ma ci sono anche dei retroscena che la Cgil spiega e che riguardano i 6 impiegati ora licenziati. Un atteggiamento che Menichini non esita a definire “ritorsivo“. “Tra settembre ed ottobre – ricorda – dirigenti del gruppo Alimentitaliani si sono presentati a Spoleto accompagnando un’azienda esterna e chiedendo ai 6 amministrativi di dimettersi, senza dire niente ai sindacati, e di firmare un nuovo contratto con quest’ultima. Il nuovo contratto proposto, però, era quello che noi definiamo un ‘contratto pirata’, di un sindacato esterno”. Un paio di persone sul momento avevano firmato, poi i sindacati hanno fatto partire una lettera di diffida, è stato coinvolto il Mise, e tutto è stato bloccato. Quei sei che quindi hanno rifiutato di finire in un’azienda esterna e continuando così a fare il proprio lavoro, anche se con diritti ridotti, ora sono stati licenziati.

“Impugneremo i licenziamenti, chiedendo il reintegro dei lavoratori, per attività antisindacale e ritorsiva” spiega Menichini. Che ricorda anche come già nei mesi scorsi la Cgil, insieme a Cisl e Uil, aveva anche fatto una segnalazione all’ispettorato del lavoro nei confronti della proprietà per mancati versamenti e pagamenti di contributi.

L’ipotesi revoca della vendita del 2016 e l’iter dal 2012

La Cgil aspetta ora che avvenga presto la revoca della cessione di Fattorie, Cantine e Bioagricola fatta da Alimentitaliani nei confronti di Poderi Greco. Revoca che potrebbe avvenire con un accordo tra le parti o con provvedimento giudiziario sulla base delle richieste dei curatori fallimentari. Ma sullo sfondo c’è anche un’altra azione revocatoria: quella avanzata dal curatore fallimentare del Gruppo Novelli (il commercialista orvietano Marco Bartolini) davanti al Tribunale di Terni che chiede l’annullamento della vendita di tutte le società del gruppo, avvenuto il 22 dicembre 2016, ad Alimentitaliani con l’avallo del Mise e del cda tecnico che guidava allora la Novelli. Se i giudici dovessero ritenere non valida quella cessione, avvenuta al prezzo simbolico di 1 euro, tutte le aziende passate ad Alimentitaliani tornerebbero al fallito Gruppo Novelli.


Gruppo Novelli, tribunale Terni dichiara il fallimento


Su quello accaduto negli ultimi anni al Gruppo Novelli e su come si sia arrivati all’acquisto da parte di Alimentitaliani e quindi alla situazione di oggi si potrebbe scrivere un libro. Nel 2012 la storica azienda con sede legale a Terni, ma con gli stabilimenti più importanti a Spoleto finisce al centro di una procedura di concordato davanti al Tribunale della città dell’acciaio. La situazione del Gruppo è drammatica: i debiti (si parla di circa 80 milioni di euro) sono ad un punto tale che non c’è più nemmeno il mangime per le galline, uno degli asset principali della Novelli che detiene marchi noti a livello nazionale come Ovito ed Interpan.

Ad occuparsi della gestione viene nominato dal ministero dello Sviluppo economico un cda tecnico, guidato dal professor Alessandro Musaio.  La proprietà rimane in capo dalla famiglia Novelli. L’obiettivo è quello di risollevare le sorti delle società e salvaguardare le centinaia di lavoratori in Umbria e non solo. Dopo quattro anni di amministrazione controllata però la situazione debitoria è peggiorata: 120 milioni di debiti. Per rimanere sul mercato sarebbero state fatte scelte che hanno aggravato la situazione delle casse: uova acquistate ad un prezzo e rivendute ad uno minore, ad esempio. Ed anche consulenze onerose, rimarca la Cgil.

Davanti al Mise e ai sindacati, un anno e mezzo fa, viene allora prospettato all’azienda un percorso obbligato: o si vende o al 31 dicembre 2016 tutte le attività saranno cessate. Il consiglio di amministrazione incarica un advisor di individuare possibili acquirenti. Nessuno però vuole prendere il “pacchetto completo”, gli interessati si fanno avanti per alcune delle singole società del gruppo. L’obiettivo delle istituzioni e dei sindacati però è quello di cercare di non dividere asset e lavoratori.

L’unica offerta in tal senso ha il nome del gruppo calabrese iGreco, attivo solo marginalmente nel settore agroalimentare, che costituisce ad hoc la società Alimentitaliani. Il ‘tecnico’ Musaio, in realtà, già in passato aveva “lasciato il testimone” alla famiglia Greco, aveva rivelato qualche mese fa Il Messaggero. E’ il caso di una clinica privata in Calabria, di cui il professore era stato commissario liquidatore e che era stata poi acquisita proprio dal gruppo iGreco, in virtù della  voce di ambito sanitario che rappresenta, questa sì, uno dei core business dell’impresa. Una procedura assolutamente legittima, ma che, come è emerso in seguito, anche in questo caso non si era rivelata risolutiva.

Tornando al settore alimentare della iGreco, a un anno esatto dopo la vendita, per Alimentitaliani è stato dichiarato il fallimento.

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