Marche e Umbria insieme per l’antica Via Clementina, protocollo di intesa fra 13 Comuni

Marche e Umbria insieme per l’antica Via Clementina, protocollo di intesa fra 13 Comuni

Firmato un accordo di rete interregionale per promuovere il territorio attraversato dal lungo percorso viario, la firma ad Ancona

Marche e Umbria alla riscoperta dell’antica via Clementina. Ieri pomeriggio (martedì 16 maggio), nella sede dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico di Ancona, è stato firmato un accordo di rete per realizzare un importante progetto di valorizzazione e promozione dell’intero percorso viario, che attraversa un territorio suggestivo e di grande interesse naturalistico, storico e religioso, con cittadine ricche di arte, zone verdi e boschive, corsi d’acqua e sorgenti, luoghi di eccellenza delle due regioni e della Valle dell’Esino, fino al mare Adriatico.

Il protocollo d’intesa coinvolge i 13 Comuni che si affacciano sul lungo tratto della via Clementina, che parte da Nocera Umbra ed arriva al porto di Ancona: oltre a quest’ultimi già citati vi sono Falconara, Chiaravalle, Jesi, Serra San Quirico, Genga, Sassoferrato, Matelica, Fabriano, Fossato di Vico, Sigillo e Gualdo Tadino. Presenti all’appuntamento, ovviamente, tutti i sindaci e assessori alla Cultura dei rispettivi Comuni.

Il progetto nasce grazie all’idea di studiosi e ricercatori locali, raccolti nel Laboratorio ‘Via Clementina’ ed Il Centro Sociale ‘Il Faro’, uniti dall’interesse per lo sviluppo e la maggiore conoscenza del segmento centrale compreso tra l’Appennino e il mare, ricco di potenzialità turistiche, ma poco valorizzato come sistema integrato. L’intesa intende ripristinare questa illuminata visione in chiave turistico-culturale, definendo forme e modi di collaborazione tra i soggetti firmatari, per progettare itinerari enogastronomici, percorsi escursionistici e cammini spirituali.

Simbolica la scelta di siglare il patto presso il porto di Ancona, dove sin dal 1733 la via Clementina, fatta sistemare appositamente da papa Clemente XII, veicolava merci, persone e acque potabili che avrebbero poi proseguito il loro viaggio verso Est, oltre l’Adriatico. L’intraprendenza di questo pontefice diede vita ad un’importante e strategica arteria infrastrutturale di comunicazione del centro Italia che, secondo le intenzioni originarie avrebbe dovuto collegare il porto di Civitavecchia sul Tirreno con quello di Ancona reso, nel frattempo, “porto franco”.