Lodo Orlandi, in Regione Umbria arriva il direttore generale

Lodo Orlandi, in Regione Umbria arriva il direttore generale

Cosa farà e chi sarà | Il puzzle delle figure apicali | Il disaccordo di Casciari (PD) | E Nevi (FI), “spartizione da manuale Cencelli”

Ormai lo chiamano ‘lodo Orlandi’. O ‘Orlandellum‘, come era già stato ribattezzato dal consigliere regionale forzista, Raffaele Nevi. E’ il procedimento che dovrebbe vedere la creazione di una nuova figura: quella del direttore generale in Regione Umbria, attraverso la quale dovrebbe essere raggiunta definitivamente la pace tra le due anime del PD, che ha portato alle dimissioni, ormai più di un anno fa, dell’assessore alla sanità, Luca Barberini, e ai tira e molla con la presidente Catiuscia Marini. All’epoca furono le nomine dei dirigenti alla sanità il ‘pomo della discordia’: e proprio la rimozione del direttore Walter Orlandi dal settore Sanità era stata la pietra dello scandalo, per continuare con le metafore.


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Ma in virtù della ragione riformista, del riordino delle partecipate e della turnazione dei dirigenti, in Regione oggi, come pochi mesi fa, si presenta un nuovo puzzle da risolvere: ossia dove mettere chi, quando, dove e come. Tradotto: come e dove dirottare le figure apicali, tra cui lo stesso Orlandi o altre, proveniente da partecipate in via di dismissione. E anche su questo ultimo punto ci sarebbe da chiedere a che punto è in realtà la riorganizzazione.


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La proposta – Il tutto dovrebbe funzionare più o meno così (sempre che la proposta passi, dato che si tratta pur sempre di una bozza al momento in Commissione): ossia con le “Modifiche alla struttura organizzativa e dirigenza della presidenza della giunta”. Parola dell’assessore Bartolini, che ieri (10 maggio) a Palazzo Cesaroni ha spiegato che si tratta “di un altro tassello del piano delle riforme amministrative. Con queste modifiche c’è un rafforzamento del principio di responsabilità in cui al centro c’è il cittadino, del principio del merito e del principio di rotazione per la trasparenza. In questo quadro rientra anche il percorso di riorganizzazione della macchina amministrativa regionale, visto che nel tempo sono cambiate le funzioni delle regioni. Oggi la Regione è un ente di amministrazione attiva, che ha riacquisito tutte le funzioni delle Province. E questo alla struttura crea numerosi problemi. Oggi abbiamo una struttura non pensata per fare amministrazione. La Regione Umbria è oramai l’unica che non prevede una struttura di raccordo. In ogni regione esiste un segretariato o un direttore generale, ma per l’effetto della legge Delrio il segretariato è una struttura debole. Per consentire una migliore gestione delle risorse occorre una struttura di gestione forte. Per questo, come fatto dalla Toscana, proponiamo una figura di direttore generale che si occupi di tutto quello che è strumentale alla macchina amministrativa. Viene mantenuta la figura dei direttori regionali che diventano attuatori delle politiche”.

Ma cosa farà dunque il direttore generale in Regione Umbria? Sovrintende il funzionamento dell’ente; assicura il raccordo con le istituzioni locali, statali, europee ed intemazionali. Ma soprattutto: come si legge nel testo presentato in Commissione “propone alla Giunta regionale gli atti di organizzazione di competenza della stessa; propone alla Giunta regionale il conferimento degli incarichi dirigenziali, su proposta dei direttori regionali (e su di loro vigila); programma e pianifica l’assegnazione alle direzioni regionali delle risorse umane, finanziarie e tecnologiche. Sempre nella proposta, si legge poi: “i dirigenti, in particolare: svolgono le funzioni loro attribuite con autonomia tecnica, professionale, gestionale ed organizzativa“.

Spese e contratti – Ma per fugare ogni dubbio, l’atto specifica quasi in incipit: “il presente disegno di legge non comporta nuove o maggiori spese o diminuzione di entrate”. Perché a riguardo si legge: “la spesa derivante dai contratti dei sei direttori regionali nominati nel 2016 è complessivamente pari a € 1.089.580,00 per il trattamento economico contrattuale fisso, al lordo di tutti gli oneri contributivi, previdenziali e fiscali dovuti per legge, ed euro 212.000,00 per il trattamento di risultato che può variare da 0 fino al 20% massimo del trattamento economico fisso”. S 

E’ bagarre – Il clima in Regione Umbria si preannuncia tutto tranne che disteso. Già ieri, durante la discussione in prima Commissione, presieduta da Andrea Smacchi (PD, della stessa area di Barberini) si sono visti attimi di tensione. “Faremo un’opposizione durissima a quello che è stato ribattezzato il ‘lodo Orlandi’“, ha detto Nevi alla fine dei lavori a Palazzo Cesaroni. “Si riorganizza totalmente la dirigenza della Regione con il solo fine di spostare Walter Orlandi dalla Sanità e ottemperare così ad un diktat di una corrente del PD alla presidente Marini che ha consentito il rientro in Giunta di Barberini”. Così, in una nota, il capogruppo regionale di Forza Italia, Raffaele Nevi che sottolinea come “è infatti a tutti noto che ad un certo punto è stato imposto a Catiuscia Marini di togliere Orlandi promuovendolo a direttore generale. Il classico ‘promoveatur ut amoveatur’”. A postilla di quest’ultima affermazione, ci sarebbe da fare una precisazione e da dire che la questione non è proprio così: perché voci vorrebbero non Orlandi a direttore generale, ma una donna, altrattanto in vista e dal lungo curriculum in ambiente regionale.

Continua però Nevi: “forse neanche nella Prima Repubblica si era mai arrivati a tanto. La spartizione, secondo il manuale Cencelli, non solo dei posti politici, ma anche dei dirigenti regionali, è veramente indegna per una regione come l’Umbria in cui pensavamo fosse ormai digerito il principio della netta separazione tra potere politico e potere burocratico. Evidentemente ci sbagliavamo, tant’è che anche in Regione rivediamo il brutto film di Terni in cui nell’inchiesta si parla di rimozione dei dirigenti ‘non allineati’ con quelli ‘allineati‘”.

Ma Nevi non è solo e raccoglie ‘consensi’ anche tra le fila della maggioranza di Palazzo Cesaroni: proprio ieri in Commissione, la consigliera Carla Casciari (PD) ha condiviso con Nevi il fatto che “questa riorganizzazione produrrà la paralisi degli uffici per mesi e mesi e ha richiesto il rinvio dell’atto. In genere le riorganizzazioni, quelle vere, di questa portata – conclude Nevi -, si fanno nei primi cento giorni di legislatura e non con il treno in corsa e soprattutto solo per risolvere problemi politici”.

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