L’Italicum somarum stravolge geografia dell’Umbria / 'No' dei politici

L’Italicum somarum stravolge geografia dell’Umbria / 'No' dei politici

Carlo Ceraso

Un Italicum a dir poco “somarum”, a guardare come il disegno di legge licenziato dal duo Matteo Renzi – Silvio Berlusconi ha stravolto i collegi elettorali. Anche l’Umbria viene “rivisitata” dall’accordo renzusconiano, con buona pace della bussola (e punti cardinali annessi), storia e tradizioni. Quattro in tutto i collegi. I due della Camera sono il 75 (Foligno, Gubbio, Terni) e il 76 (Città di Castello, Orvieto, Perugia Centro, Perugia-Todi); quelli del Senato il 44 (Città di Castello, Orvieto, Perugia Centro, Terni) e il 45 (Foligno, Gubbio, Perugia-Todi). Spoleto, la quarta città dell’Umbria, non viene neanche citata.
Il ‘somarum’, sempre geograficamente parlando, ha fatto fare un salto sulla sedia a più di un politico. La prima a lanciare l’allarme è stata la governatrice Catiuscia Marini che su Facebook ha lasciato un post inequivocabile: “i burocrati sono scesi in campo…..le follie di chi non conosce minimamente i luoghi, la storia, l'identità ma semplicemente non sa nulla…”.
Ecco cosa ne pensano alcuni dei più noti politici della regione, sentiti da Tuttoggi.info.
“La questione è agli inizi – ci dice il sottosegretario ai trasporti Rocco Girlanda (centrodestra) –, ancora tutta da chiarire. A mio parere è importante fare collegi omogenei per numero di popolazione al fine di non creare megacircoscrizioni…certo Gubbio con terni non c’azzecca nulla. Un minimo d sforza in più da parte del Parlamento ci vuole per individuare una omogeneità territoriale”.
Ironico il commento dell’onorevole Anna Ascani (Pd): “ho suggerito all’onorevole Sisto (presidente della Commissione Affari Costituzionali, n.d.r.) di farsi un viaggio da Gubbio a Terni, e da Orvieto a Città di Castello così da avere le idee un po’ più chiare. La questione dei collegi non può essere affrontata dal Parlamento, più giusto demandarla al Viminale come è sempre avvenuto. Non c’è nulla di ragionevole in una simile rivisitazione, sembra quasi che hanno preso un righello e tracciato una linea”.
“Mi sembra evidente che c’è un errore – dice il senatore Stefano Lucidi (M5S) – non menzionare poi Spoleto appare clamoroso…..vorrà dire che chiederemo una circoscrizione a sé. Al di là di questo, per quanto ci riguarda, sarà ancora una volta al rete a dirci quale modello di collegio preferiamo. Per il momento prevale l’idea di collegi piccoli che permettano di controllare la persona eletta”. 
“Non sono stupito, è già successo con il riordino della giustizia e l’individuazione dei tribunali – dice il senatore Luciano Rossi (Ncd) -; è chiaro che dobbiamo prepararci ad un ripensamento generale della geografia elettorale ma senza eccedere in fantasiose riformulazioni di aree geografiche. La legge dovrà avere rispetto delle nostre tradizioni, dei nostri campanili e se anche i numeri saranno impietosi bisognerà capire come aggregare senza snaturare il territorio e la sua collettività. In Aula farò di tutto perché questo avvenga, che possa esserci un ripensamento basato sul buon senso, dote che la politica di questi ultimi tempi sembra aver smarrito”.  
L’onorevole Giampiero Giulietti (Pd) preferisce attendere il varo definitivo dell’Italicum: “Aspettiamo di vedere il risultato finale – commenta a Tuttoggi.info – fra i tanti emendamenti c’è quello di tutto il Pd che chiede di affidare al Governo l’individuazione dei collegi. Certo è che se rimanessero quelli previsti nel disegno sarebbero ridicoli; vedere Gubbio con Terni non ha senso. Ma ripeto, non diamo giudizi affrettati”.
In linea con Giulietti è anche il senatore ternano Gianluca Rossi (Pd): “Attendiamo di vedere quale sarà l’esito finale, il partito democratico ha chiesto una delega al governo per i collegi”.
Chi parla di macroscopico errore è il senatore Paolo Brutti, oggi consigliere regionale (Idv): “I collegi elettorali così come vengono disegnati sono completamente sbagliati. Una sorta di ‘puzzle impazzito’, un esercizio burocratico fatto di fretta. E la fretta è alla base di questo e di molti altri errori presenti in questa legge”.
“Mi auguro che in Parlamento si ricordino di Spoleto e della Valnerina – dice la senatrice Ada Urbani (FI) – e che i territori vengano ridisegnati su quella che è la storia e la tradizione di ogni comprensorio. Anche se l’Umbria è piccola e chi fa politica la conosce tutta, i programmi devono essere basati su territori omogenei. Spero che alla fine venga individuata la migliore legge possibile, quella che più i cittadini possono apprezzare”. 
Chi preferisce non commentare allo stato delle cose è il senatore Domenico Benedetti Valentini: “ho chiesto alla Commissione affari costituzionali di poter avere una copia del testo, fino a quel momento preferisco non esprimere giudizi”.
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