Industria in Umbria, obiettivi e problemi

Industria in Umbria, obiettivi e problemi

Antonio Alunni eletto presidente di Confindustria Umbria: “Clima politico, civile e sociale intorno all’industria deve mutare”

L’industria è una delle radici fondamentali della nostra Regione. La straordinaria tradizione artistica e letteraria dell’Umbria non deve farci dimenticare quello che è insieme un fatto storico, ed è realtà vivente da più di un secolo e mezzo. L’identità dell’Umbria ha una parte essenziale costituita dall’industria. Basta una conoscenza anche solo superficiale della nostra storia per verificare che senza l’industria l’Umbria non sarebbe mai entrata nella modernità. Noi imprenditori siamo chiamati a fare la nostra parte per il bene comune della nostra Regione. E siamo chiamati a farlo e lo facciamo da un secolo e mezzo. Dobbiamo fare sempre di più e sempre meglio. Ma deve essere chiaro che non possiamo riuscire adeguatamente nel nostro lavoro se la centralità dell’industria non è pienamente percepita e se il clima politico, civile e sociale intorno all’industria non muterà da quello attuale, che è almeno di scetticismo, ad uno di condivisione”.

E’ uno dei passaggi chiave dell’intervento del neo presidente di Confindustria Umbria, Antonio Alunni, eletto ieri pomeriggio nel corso dell’assemblea annuale dell’associazione degli industriali, che si è tenuta al teatro Lirick di Assisi. Seguita dalla parte pubblica a cui hanno preso parte illustri personalità, a partire dal ministro del lavoro Giuliano Poletti, oltre al presidente di Aspen Italia Giulio Tremonti, il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia e la presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini.

Nel suo intervento, Alunni ha ricordato che “noi viviamo in una Regione che ha radici identitarie straordinarie”, citando Plinio il Vecchio, ma anche San Benedetto – “che salvò letteralmente la civiltà classica” – e San Francesco. “Non un umbro, ma un toscano, Dante Alighieri, – ha detto il presidente di Confindustria Umbria – arrivò a dire che la città di San Francesco non doveva esser chiamata Assisi, bensì Oriente, perché da essa nacque un sole che illuminò il mondo”. “Essere consapevoli della propria identità – ha detto ancora – è uno sguardo volto al futuro, perché è dalla conoscenza della propria identità, con i suoi punti di forza, ed anche con le sue debolezze, che nascono le vere scelte che servono a progredire come persone, come comunità, come imprese”.

Noi crediamo fermamente che l’Umbria – ha spiegato Antonio Alunni – debba essere all’avanguardia nelle politiche di reindustrializzazione. La crisi iniziata nel 2008 ha ovviamente colpito anche l’industria umbra. Abbiamo perso capacità produttiva. Ma non abbiamo perso lo spirito imprenditoriale, che rimane forte e diffuso. Non abbiamo perso le grandi competenze professionali delle nostre maestranze e dei nostri tecnici. Esse sono talvolta sottoutilizzate, ma con adeguate politiche attive possono essere rivitalizzate e pienamente valorizzate per le nuove produzioni industriali. Le politiche attive volte alla reindustrializzazione si fondano su di un insieme coerente di azioni. Tutte sono necessarie se si vuole che gli obiettivi siano raggiunti”. Per il presidente di Confindustria, quindi, le azioni su cui puntare sono personale adeguatamente formato e regolamentazione delle attività industriali e delle attività d’impresa in generale che sia la migliore e la più efficiente possibile.

Quindi l’appello alla Regione: “Quello che io chiedo alle nostre istituzioni politiche è di voler cooperare con noi al fine di individuare quali sono le problematiche maggiormente rilevanti per il nostro territorio, e quali soluzioni possano essere adottate. Adottate nell’interesse generale di tutti i cittadini, non solo delle industrie e delle imprese in generale. Vorrei essere particolarmente chiaro su questo punto. Quando le imprese, ed in particolare le industrie, chiedono alle autorità politiche, ad ogni livello, di diminuire il peso dei vincoli amministrativi, la reazione quasi naturale che esse ricevono è di voler avere meno vincoli in modo da abbassare i costi, anche a scapito dell’interesse generale, come la protezione del territorio o il controllo dell’inquinamento. Posso assicurarvi che non è questo che le imprese umbre chiedono alle istituzioni politiche. Noi sappiamo benissimo che la qualità del nostro territorio è un fattore fondamentale della competitività delle nostre imprese, anche di quelle industriali. Quello che chiediamo è, ripeto, che il sistema della regolamentazione che dipende dalle autorità regionali e locali sia il migliore e il più efficiente possibile, che sappia coniugare un esemplare rispetto dell’ambiente fisico e sociale con bassi costi amministrativi. I costi amministrativi non sono soltanto costi monetari. Sono anche, e spesso soprattutto, costi-opportunità. Ad esempio, in una economia globale la velocità con la quale una autorizzazione per fare un nuovo stabilimento è concessa rappresenta un fattore fondamentale per permettere ad una impresa di competere.

Dobbiamo essere chiari: nessun reale processo di reindustrializzazione, e nessuna attrazione di nuove imprese, potranno mai essere realizzati in modo significativo se l’Umbria non riuscirà in questa sfida. Potremo fare soltanto battaglie di retroguardia per conservare le ceneri, ma non per alimentare il fuoco. Noi dobbiamo tenere presente che, nel mondo della globalizzazione, la competizione diventa sempre più tra territori. Perché sono i territori, con le risorse che mettono a disposizione, ad essere un fattore decisivo sia della competitività delle aziende già esistenti, sia dell’attrattività di imprese dall’esterno. Perciò la competitività della nostra industria richiede non solo azioni “in negativo”, di rimozione degli ostacoli, ma richiede anche azioni “in positivo”. Azioni sul capitale umano, azioni sulla promozione dei territori, azioni sulla gestione delle aree industriali, azioni sulla disponibilità di infrastrutture, fisiche e digitali. Permettetemi di essere audace. Noi vogliamo che l’Umbria diventi la regione più business-friendly d’Italia. La nostra visione dell’industria non è quella di isole produttive separate, ma è quella di una attività che si integra armoniosamente con le altre attività.  In particolare, sappiamo benissimo che una industria efficiente e competitiva richiede un sistema dei servizi di alta qualità. Servizi professionali, servizi infrastrutturali, servizi alla persona. Noi vogliamo un sistema armonico dell’economia dell’Umbria, dove la stella polare sia sempre e soltanto quella di un gioco “a somma positiva” e nel quale la crescita di un settore non si faccia mai a scapito della crescita degli altri settori”.

E’ dovere della nostra Associazione, come di tutte le altre libere associazioni, difendere gli interessi di breve e di lungo periodo dei nostri membri, ovvero delle nostre imprese. Ma non vogliamo farlo, e non lo faremo mai, – ha concluso Antonio Alunni – a scapito dell’interesse di alcuna altra categoria di interessi, di alcun altro cittadino umbro. Il nostro dovere, la nostra missione come Associazione sono quelle di perseguire l’interesse generale della nostra Regione. Ed è il mio personale impegno nel momento in cui ho l’onore di assumere la Presidenza di Confindustria Umbria”.

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