Inchiesta per truffa da 3,5 milioni. Le accuse e la “difesa” delle Distillerie Di Lorenzo

Inchiesta per truffa da 3,5 milioni. Le accuse e la “difesa” delle Distillerie Di Lorenzo

La ditta si “smarca” in una nota: “Le ipotesi del magistrato sono completamente prive di fondamento”


Una presunta mega truffa da tre milioni e mezzo di euro ai danni della Gestione servizi elettrici. E’ questa l’ultima accusa che la procura della Repubblica di Perugia ha mosso ai legali rappresentanti delle Distillerie Di Lorenzo di Perugia. Secondo l’indagine dei carabinieri del Noe, coordinati dal pm Manuela Comodi, i titolari avrebbero imbrogliato attestando di essere in possesso di un requisito utile a permettergli di incassare oltre 3 milioni di euro di contributi per le energie rinnovabili.

L’inchiesta E’ il 2013 e i Di Sarno, dopo aver rinnovato l’impianto per l’energia presentato richiesta di contributo riservato a chi dimostra di possedere un ‘impianto alimentato da fonti rinnovabili’. La Gestione servizi elettrici quindi inizia ad erogare fondi pubblici ma, al momento di una visita ispettiva fatta alle distillerie, verificano la mancanza di alcuni requisiti. E’ lì che scatta la denuncia al Noe e i fondi non vengono più erogati.  Inoltre, la procura sequestra conti, beni privati, quote societarie per il valore di tre milioni e mezzo. Adesso, agli indagati è stato recapitato l’avviso di conclusione delle indagini per truffa aggravata. Per altri due responsabili tecnici invece, vengono contestati reati ambientali, perché secondo l’accusa, avrebbero violato o limiti stabiliti per le “polveri”nelle emissioni atmosferiche.

La nota delle Distillerie A stretto giro è arrivata una nota stampa in cui le Distillerie Di Lorenzo – difese dagli avvocati Francesco Falcinelli e Michele Bromuri – “respingono con forza le accuse formulate durante le indagini preliminari dalla procura della Repubblica di Perugia in merito ai reati di truffa aggravata e di inquinamento considerandole prive di fondamento. Per quanto riguarda l’ipotesi, e si sottolinea la parola ipotesi, mossa dai magistrati di una presunta frode ai danni del “Gestore dei servizi energetici”, che ipotizza un’indebita percezione di contributo del GSE, questa teoria muove da un’erronea prospettiva tecnica che ha viziato la successiva determinazione. Nella fornitura di energia elettrica generata dall’impianto di biogas, che sfrutta “la digestione” dei residui di lavorazione – spiegano – in forza all’azienda da qualche anno, la società “Distillerie Di Lorenzo” si è mossa sempre nel pieno rispetto delle regole e delle leggi vigenti. Per questo l’azienda ribadisce la propria estraneità a tutte le accuse ed è pronta a provarlo nelle opportune sedi”.

Il tar aveva già deciso Per quanto concerne il capo di imputazione di inquinamento per aver provocato emissioni in atmosfera oltre i limiti consentiti, tra il 2015 e il 2016, la Distillerie Di Lorenzo “fa presente che detti superamenti erano stati già oggetto di una sentenza “civile” da parte del Tribunale amministrativo regionale (Sezione prima) nel settembre del 2016. In questa sentenza il Tar dell’Umbria aveva condannato Arpa e Regione Umbria al pagamento delle spese legali (pari a 2mila euro) e annullato il provvedimento di sospensione delle attività adottato in precedenza. Nella sua sentenza il Tar aveva stabilito che i micro superamenti non creavano “un pericolo concreto per la salute pubblica e l’ambiente”.