Guerra rifiuti, Comuni su Gesenu “non scaricherà costi chiusure impianti su bollette cittadini”

Guerra rifiuti, Comuni su Gesenu “non scaricherà costi chiusure impianti su bollette cittadini”

Nel piano dei costi che il gestore Gest ha presentato ci sono rincari che vanno dal 30 al 50 per cento

Tra Gesenu e i Comuni del Trasimeno più Corciano qualcosa si è rotto. E non solo da quando Gest (di cui Gesenu detiene il 70 per cento) ha presentato un conto salato all’Ati (ambito dei Comuni). Perché adesso a rischio ci sono le bollette che di riflesso potrebbero aumentare anche del 6 o 7 per cento per i contribuenti. Ma è solo uno dei passaggi critici, perché poi c’è quello in seno al cda di Tsa (gestore per Trasimeno – Corciano, tra cui nei soci privati c’è appunto Gesenu).

Il contesto. Mentre su Gesenu e collegate si abbattono le interdittive del Prefetto e parallelamente parte l’inchiesta della procura distrettuale antimafia (per presunti illeciti sul trattamento dei rifiuti), Tsa rinnova il suo Cda che nel frattempo è naturalmente arrivato a fine mandato. I soci pubblici esprimono Alessia Dorillo come presidente ed è lei che il magistrato nomina anche a custode giudiziale dell’impianto discarica di Borgogiglione. Per Gesenu arrivano i commissari, mentre i sindaci del Trasimeno chiedono la sospensione da Tsa dei soggetti indagati nell’inchiesta del pm Valentina Manuali.

Nelle scorse ore. Nel piano dei costi che il gestore Gest ha presentato ci sono rincari che vanno dal 30 al 50 per cento. Che potrebbe appunto tradursi in un aumento della tariffa. Per il trattamento della Fou (per capirci l’organico del contenitore marrone) arriva un dettagliato rapporto, ma il dettaglio è pronto anche per la Forsu (che altro non è che la parte organica che finisce comunque nell’indiffereziata) e sarebbe solo in attesa di essere presentato. Il “conto” dunque che Gest ha presentato appunto all’Ati (che rappresenta, appunto, i Comuni)  che è l’organo che decide quali tariffe destinare alle bollette dei cittadini. Le maggiori spese presenti sarebbero giustificate dal gestore attraverso le conseguenze delle vicende giudiziarie e della relativa chiusura dell’impianto di Pietramelina e di Borgogiglione.  La vicenda tocca dunque da vicino il Trasimeno e Corciano perché a gestire la discarica di Magione è proprio Tsa. Da quando gli impianti regionali sono chiusi l’immondizia viaggia verso altri lidi e raggiunge l’Emilia Romagna e l’Abruzzo (con tutte le spese connesse). E non solo, per questo si pagano tariffe diverse da quelle regionali che dipendono dai gestori degli impianti verso cui si conferisce e poi ci sono da aggiungere i trasporti. E dunque la proiezione si basa su questi maggiori costi, moltiplicati per il tempo di presunta permanenza delle condizioni che li hanno causati (cioè la chiusura degli impianti).

>>> Le inchieste su GESENU

La “guerra” interna al Cda. Il collegio sindacale di Tsa ha firmato un documento che di fatto “sfiducia” la nuova gestione che non era nemmeno in carica al momento dei fatti contestati nell’ambito dell’inchiesta della procura. Atto del tutto inedito che nemmeno nei momenti per i quali la procura ritiene siano stati commessi illeciti, era mai stato utilizzato dal collegio sindacale (che è lo stesso di allora). I sindaci del Trasimeno e Corciano, oggi anche in qualità di soci pubblici di TSA, esprimono “grande preoccupazione”. Ecco la nota completa: “I sindaci del Trasimeno e Corciano, anche in qualità di soci pubblici di TSA, esprimono grande preoccupazione per quanto sta accadendo tra la compagine pubblica ed il socio privato GESENU. Si rileva poi come i gravi rilievi mossi dal collegio dei revisori al nuovo consiglio di amministrazione insediato da pochi mesi siano fortemente intempestivi allorché giungono quando le condizioni di grande difficoltà nella gestione dei rifiuti, originate dal mancato adeguamento dell’impianto di Pietramelina a seguito dell’interdittiva antimafia che ha colpito GESENU e GEST, si ripercuotono su tutti i gestori territoriali e quindi anche su TSA,  ponendo i nuovi amministratori nella necessità di lavorare al limite dell’emergenza per garantire comunque la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. Si evidenzia ulteriormente che la difficoltà nella quale si trova ad oggi il sistema di smaltimento dei rifiuti, che obbliga al conferimento fuori regione degli stessi, non potrà in alcun modo essere scaricata dal socio privato GESENU in termini di responsabilità e di maggiori costi sulla tariffa a carico dei cittadini. In tal senso quindi è opportuno che, superati i rilievi del collegio sindacale dopo gli opportuni approfondimenti, si lavori per il mantenimento dell’operatività del consiglio di amministrazione fino all’obbligatorio adeguamento dello statuto alla normativa sulle partecipate, nell’interesse superiore della tutela della società e del servizio pubblico che svolge”.

Ma cosa può farel’Ati? A questo punto “reagire” con due modalità opposte. Se dovesse considerare coerenti questi maggiori costi rispetto agli effettivi servizi potrebbe aumentare le tariffe e quindi le bollette per i cittadini. Oppure potrebbe considerarli contrattualmente non imputabili al cliente. Della serie “gli impianti sono chiusi per responsabilità vostre quindi i costi maggiori sono vostra responsabilità”. Qui si apre tutta la questione contrattuale, perché è dibattuto se il contratto con il gestore preveda o meno aumenti nei casi in cui sia il fermo degli impianti (legato alla loro gestione) ad impedire il conferimento e a costringere a rivolgersi fuori regione per lo smaltimento dei rifiuti.