Giro d’Italia 2018, tappa Assisi – Osimo | Le foto della partenza

Giro d’Italia 2018, tappa Assisi – Osimo | Le foto della partenza

Il ricordo di Gino Bartali e l’apertura del nuovo “Museo della Memoria, Assisi 1943-1944”

Sport e spiritualità si uniscono in occasione della tappa del Giro d’Italia Assisi-Osimo: la città serafica omaggia Gino Bartali e il suo salvare gli ebrei, ma si fa anche bella per l’importante volano turistico garantito dalla carovana rosa, visto che la corsa è distribuita in 198 territori, record a cui contribuiscono 18 diversi network televisivi. Il tutto senza dimenticare l’indotto già portato dalla presenza di atleti, giornalisti e dalle 2.000 persone che, a vario titolo, compongono il Giro e proprio.

La corsa ha fatto tappa ad Assisi nel 1978 (vittoria di Zanoni), nel 1982 (il francese Hinault), nel 1995 (lo svizzero Rominger), nel 2012 (lo spagnolo Rodriguez), mentre Osimo è stata toccata nell’87 (vittoria di Forest) e nel ‘94 (Argentin). Quella del 16 maggio, come da “Viaggio nell’Italia del Giro” di Edoardo Camurri trasmesso su Rai 2 (replica alle 18 su Rai Storia e alle 20 su Rai Sport) è una tappa di miracoli, immagine e comunicazione: da San Francesco a Santa Chiara patrona della Tv, senza dimenticare le Marche (a Matelica, dove un geometra scopre un globo greco unico al mondo con l’immagine del cosmo incisa sopra, e a Osimo, dove le immagini sono i simboli delle grotte dei Templari) e l’omaggio a Michele Scarponi, morto il 22 aprile dell’anno scorso e vincitore della corsa rosa nel 2011 (sia pure a tavolino, per la squalifica di Alberto Contador), passando dalla ‘sua’ Filottrano.

La partenza

Ufficialmente partito da Assisi intorno alle 13, il Giro d’Italia ha spalancato le sue porte sin dalle 9 di mattina, con l’apertura del villaggio di partenza animato da canti e balli (e contestazioni, con una decina di persone che – oltre a portare striscioni e bandiere palestinesi – hanno urlato “Palestina libera” prima della partenza); un paio d’ore dopo, la partenza del giro con bici d’epoca degli anni ’30, il corteo rosa di trecento studenti del territorio e poi la partenza vera e propria, preceduta dalla sfilata delle squadre ciclistiche verso il podio firma, per poi dirigersi al punto di ritrovo posizionato in fondo al “vascone” della Basilica di Santa Maria degli Angeli. Qui i- e anche per tutto il percorso: partita da Santa Maria, la corsa è arrivata fino a Rivotorto passando per stazione ferroviaria e Teatro Lyrick – ha potuto salutare i suoi benianimini, italiani e stranieri.

Come detto, protagonisti anche gli studenti: oltre alla marcia con palloncini rosa di circa 300 studenti delle scuole del comprensorio (che poi si sono fermati vicino al bus dell’Israel Cycling Academy), le classi quinte A e B della primaria di Rivotorto d’Assisi sono state premiate per i loro lavori grazie a Biciscuola, il progetto educativo del Giro d’Italia che vuole far conoscere ai giovani il mondo e i valori del Giro d’Italia, avvicinarli alla cultura della bicicletta, al fairplay, trattando anche i temi della mobilità sostenibile, educazione alimentare e stradale.

Ancora prima, nel centro storico di Assisi, il ricordo di Gino Bartali, omaggiato a inizio Giro con la concessione della cittadinanza onoraria d’Israele perché, pedalando da Firenze ai monasteri francescani di Assisi e viceversa, nascose documenti preziosi per la salvezza degli ebrei. Nel capoluogo toscano il rabbino e l’arcivescovo della città consegnano i falsi passaporti portati da Bartali agli ebrei destinati ad emigrare in Svizzera invece di morire in un campo di sterminio.


>>> Guarda le foto del villaggio


Il Museo della Memoria

Proprio ad Assisi è stata inaugurata la nuova sede del nuovo “Museo della Memoria, Assisi 1943-1944”, che racconta la storia degli ebrei nei luoghi in cui monsignor Giuseppe Placido Nicolini guidò l’azione clandestina. Nuova sede e nuovi oggetti in esposizione: il Museo, alla presenza di Mauro Vegni, direttore del Giro d’Italia, si è arricchito della Cappellina dedicata a Santa Teresina del Bambin Gesù e di una sezione dedicata a nuove testimonianze di famiglie ebree salvate e di assisani. La Cappellina, donata dalle nipoti Gioia e Stella Bartali, fu consacrata nel 1937 dal cardinale e vescovo di Firenze, Elia Dalla Costa, personaggio fondamentale nella salvezza degli ebrei tra Firenze e Assisi. “Il Museo – ha spiegato la curatrice, Marina Rosati – vuole diventare un centro di documentazione su quel periodo storico anche grazie a una sala video e documentazione nella quale saranno raccolte interviste, testi e materiale relativi alla Shoah, ai diretti protagonisti della storia di Assisi e non solo”.

“Apriamo un museo che non vuol essere solo un omaggio alla storia. A più di un titolo, vorremmo diventasse una postazione di pace”, ha detto il vescovo della diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, monsignor Domenico Sorrentino, mercoledì 16 maggio, alla presenza – tra gli altri – dell’Ambasciatore d’Israele presso la Santa Sede, Oren David e dell’Ambasciatore d’Israele presso lo Stato Italiano, Ofer Sach, e di altre autorità civili e religiose. “Questo museo – ha affermato il vescovo – , come tante simili istituzioni sparse per il mondo, sta a dire: mai più! Mai più all’antisemitismo e all’antiebraismo che possono sempre riemergere sull’onda del pregiudizio. Mai più ad analoghi atteggiamenti mentali e politici che, come verso gli ebrei, possono sorgere verso qualunque popolo, religione e cultura, seminando diffidenza e odio fino alla xenofobia e al genocidio programmato. Mettere oggi questo segno della memoria nel cuore dell’Assisi cristiana vuole essere  un manifesto di fede, di cultura, di vita”.

“Dalla città di San Francesco non può non levarsi un grido di condanna contro ogni forma di violenza sproporzionata soprattutto quando colpisce gli innocenti – ha precisato il sindaco di Assisi Stefania Proietti -. Ciò che sta accadendo in Terra Santa, trova origine nella mancanza, da troppo tempo di dialogo tra le parti. Odio e violenza si possono disinnescare solo con il dialogo. Assisi, città di San Francesco, città della pace, città gemellata con Betlemme, città che vuole essere vicina ai più poveri, ai perseguitati, agli oppressi, come un ponte non può appartenere all’una o all’altra parte. Invitiamo perciò ogni parte a riprendere il tavolo dei negoziati per parlare. Vi invitiamo – ha precisato –  a farlo proprio ad Assisi”.

Un gesto simbolico

Nella stessa giornata di oggi è stata ufficializzata la decisione presa lo scorso 8 maggio 2018 dalla Commissione Toponomastica del Comune di Assisi, che ha deliberato, votandola all’unanimità, l’intitolazione della prima pista ciclabile sul territorio al campione Gino Bartali.

Il tratto della pista Assisi – Spoleto che solca le strade della terra di San Francesco verrà dedicata al famoso ciclista, campione nello sport e nella vita. Un gesto simbolico e significativo in quanto la pista copre il tratto dal Santuario di Rivotorto a Santa Maria degli Angeli, tratto che storicamente il ciclista percorreva trasportando di nascosto i documenti che avrebbero permesso ad ebrei rifugiati di sfuggire dalla persecuzione fascista.

Oggi i ciclisti in partenza dalla piazza di Santa Maria hanno percorso quel tratto di strada nel ricordo del campione toscano simbolo di pace e coraggio.

[Aricolo modificato alle 16:20]

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