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Folla di fedeli ad Assisi | Dall’Indonesia alla Germania per un abbraccio di pace

Erano migliaia i fedeli accorsi da tutta Italia, dall’Europa e dal resto del mondo per la grande giornata di preghiera di oggi, 20 settembre, ad Assisi. Tutti hanno atteso pazientemente l’arrivo di Papa Francesco e degli altri 500 leader religiosi accorsi da tutto il mondo. Un lungo evento, iniziato con l’arrivo del pontefice all’eliporto ‘Migaghelli’ di Santa Maria degli Angeli alle 11,05, e proseguito con gli incontri, tanto solenni quanto umani e calorosi, tra Francesco e tutti i rappresentanti, in un unico dialogo interreligioso di pace, festa e preghiera.

In tanti fedeli e visitatori sono arrivati da Roma, da Frosinone, da Padova, dalla Sicilia: in treno, in autobus o con i propri mezzi. La maggior parte di loro è arrivata ad Assisi proprio per la preghiera di pace di oggi pomeriggio. Un messaggio sul sito di Trenitalia invitava i numerosi visitatori ad acquistare anche i biglietti di ritorno, data la grande affluenza prevista.

Abbiamo provato a conoscere alcuni di loro, per ascoltare le loro testimonianze: c’è Paola, ad esempio, da Roma, in compagnia delle sue amiche, che con la Comunità di Sant’Egidio è arrivata ad Assisi già sabato pomeriggio. “Sono state delle giornate meravigliose – ci dice –. Ora attendiamo il grande momento della preghiera. Un’occasione unica: è la seconda volta che vedo Papa Francesco, ma per me sono convinta che anche oggi sarà un tuffo al cuore”.

Tanti anche i ragazzi e gli anziani. “Abbiamo usato la nostra auto per raggiungere Assisi”, ci dicono alcuni giovani del Veneto. “Ora raggiungiamo il nostro posto sul prato per la preghiera“, affermano, rigorosamente muniti del biglietto per l’ingresso che poteva essere richiesto per l’evento direttamente online, previa registrazione sul sito. Nella folla sono tanti anche gli stranieri: tra gli altri tedeschi, belga, giapponesi, pakistani, inglesi.

I fedeli si sono diretti già intorno alle 14.30, composti e in fila, verso i vari luoghi per la preghiera prevista per le 16: i cristiani nella zona del Sacro Convento di Assisi, Basilica Inferiore di San Francesco; i musulmani nella zona di via Frate Elia; gli ebrei nel Chiostro dei Morti, con ingresso dalla piazza Superiore; gli oomoto nel Chiostro dei Novizi; i fedeli delle religioni indiane (giainisti, zoroastriani, sick e induisti) in via Merry dal Val, dalle Suore della Beata Angelina; gli scintoisti e i buddisti a Palazzo Monte Frumentario; i seguaci della religione tenrikyo e i taoisti nel giardino esterno del Monastero di Sant’Andrea.

Due i cordoni che si sono creati, alla fine di via San Francesco, di fronte alla Basilica Superiore: il primo per l’accesso al prato, il secondo verso la piazza della Basilica inferiore. Lì i tanti fedeli hanno aperto i loro ombrelli, per cercare di difendersi dal sole che ha scaldato l’aria, rendendo la giornata ancora più mite e tranquilla. La piazza si è così trasformata in una grande distesa colorata, che ha accolto Papa Francesco e gli altri leader religiosi sul palco montato ad hoc per la cerimonia conclusiva.

Tra i tanti rappresentanti religiosi, abbiamo ascoltato la voce di Edmond Brahimaj, leader della comunità Bektashi. Con l’aiuto di un interprete, che ha tradotto al leader le nostre parole in albanese, Brahimaj, al vertice di una comunità di 150 milioni di persone sparse in 43 paesi nel mondo, ci ha detto: “questi giorni sono stati giorni bellissimi, perché le religioni di tutto il mondo si sono incontrate ad Assisi. Ringrazio l’organizzazione che ha reso possibile l’evento e che ci ha dato la possibilità di dare il nostro contributo per la pace. Ringrazio sua Santità, Papa Francesco, che ci ha concesso l’opportunità di scambiare tra noi le nostre opinioni, per il dialogo interreligioso. Continuiamo a pregare per la pace tutti insieme. Abbiamo pranzato nella stessa sala, seduti l’uno accanto all’altro, come fratelli. Ognuno di noi porterà queste energie da Assisi nel suo proprio paese di origine e lo diffonderà tra i fedeli della propria comunità”.

Ai nostri microfoni anche Abdul Mu’ti, segretario generale della Muhammadiyah, organizzazione islamica in Indonesia. La sua comunità è diffusa tra 40 milioni di fedeli. Anche lui si è detto felice di aver preso parte all’evento, di aver pranzato nel refettorio insieme al Papa e agli altri leader religiosi. “Spero che ci sia un seguito, nel futuro, a questa grande giornata di preghiera. Spero che potremmo rincontrarci, anche in un’altra città nel mondo per parlare ancora di pace e di dialogo tra i popoli. Grazie! Pace nel mondo!”. 

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