Festival delle Nazioni, lo show della “corazzata” Michael Nyman nella sesta serata

Da.Bac.

Doveva essere la serata clou del Festival e tale è stata sotto ogni punto di vista. Michael Nyman e la sua band hanno letteralmente incantato il pubblico presente nella chiesa di San Domenico a Città di Castello.
L'apertura – Assoluto protagonista di questo appuntamento, Michael Nyman, entrato sul palco con 17 minuti di ritardo, accenna ad un saluto del pubblico e si siede per ultimo sullo sgabello del suo pianoforte. Solo allora, con un movimento delle mani, fa cenno al suo complesso che la musica può partire. Il suo strumento è l’unico rivolto verso il palco e, di conseguenza, egli è anche l’unico dei musicisti con le spalle rivolte al pubblico. Appena tutti gli strumenti si attivano, partono canzoni miscellanee del suo repertorio, nell’ordine: Molly, Eddie e Nadia dal film “Wonderland”; Prawn Watching e Time Lapse da “A zed and two noughts”; Miranda da “Prospero’s books”. Tra una canzone e l’altra il compositore inglese butta gli spartiti per terra e solo alla fine di questo piccolo repertorio si prende, in piedi e rivolto stavolta verso il suo pubblico, un meritato applauso. All’improvviso, dopo alcuni secondi di silenzio e solo dopo che Nyman torna al suo piano, la chiesa diventa un cinema: dietro l’orchestra vengono proiettati i titoli di testa di “Battleship Potemkin” (“La Corazzata Potemkin”), il capolavoro che Sergej Eisenstein realizzò nel 1925. Di questo film l’artista inglese ha scritto la colonna sonora, eseguita in prima assoluta nel 2011 al Festival d’Automne in Normandia, e ora riproposta al Festival nella prima esecuzione italiana.
La corazzata Potemkin – Per 67’minuti di fila, la Michael Nyman Band, diretta sempre dal piano e dai gesti del suo direttore, “colora” e dà una vita nuova al film muto che racconta l’ammutinamento dell’equipaggio del battello omonimo avvenuto nel 1905 a Odessa: un evento che fu visto, tra l’altro, come prefigurazione della rivoluzione russa e della nascita dell’Unione Sovietica. Ciò che Nyman e i suoi musicisti riescono a fare, con forti climax crescenti nelle scene più concitate e un uso perfetto dei violini per creare la tensione, è far partecipe lo spettatore delle emozioni che provano gli stessi protagonisti. Il film è stato reso magistralmente attuale tanto che tra il pubblico molte donne “sospiravano e si angosciavano ad alta voce”. La nuova colonna sonora ha calzato alla perfezione lo strepitoso linguaggio visuale e le indimenticabili sequenze del film di Eisenstein, cartamente lontano, in questo caso, dalla noia e dalla gravità di fantozziana memoria.
Il finale – Finito il film, Nyman e i suoi orchestrali s’inchinano più volte allo scrosciante applauso tributato dal pubblico per quasi quattro minuti filati. La Michael Nyman Band, infatti, esce e rientra per ben tre volte a ringraziare il pubblico. Alla fine, Nyman, fa un omaggio ai suoi spettatori e rimane solo sul palco, al suo piano, suonando Franklin ancora da “Wonderland”. La musica è finita e l’applauso in più è scontato ma c’è ancora tempo per premiare il compositore inglese con un dono, un piatto d’argento, offerto da un delegato del Rotary Club di Città di Castello, “onorato di aver collaborato ad organizzare una così splendida serata”. Nyman accetta di buon grado, mostra a tutti il piatto e, dopo aver agitato la sua mano in segno di saluto, stavolta esce definitivamente dal palco. Come i più grandi: l’ultimo ad entrare e l’ultimo ad uscire.
Chi è Michael Nyman – Tra i più amati e innovativi compositori inglesi Nyman, classe ’44, ha scritto opere, colonne sonore, concerti per quartetti d’archi e orchestre. È inoltre musicista, direttore d’orchestra, pianista, autore e persino fotografo e regista.
Un successo dovuto alle colonne sonore scritte per il cinema, in particolare quelle per il regista britannico Peter Greenaway con cui, dal 1982, è in stretta collaborazione.
Diplomato alla Royal Academy of music e al King’s College di Londra dove ha approfondito il Barocco inglese e la musica popolare balcana, prima dell’esordio nel cinema si dedicò anche alla critica musicale, dal 1964 al ’76, collaborando per riviste specializzate e scrivendo molti saggi. Proprio in uno di questi nel 1968, per definire la musica del compositore britannico Cordelius Cardew, coniò il termine “minimalismo”, che in seguito venne usato per identificare uno stile, una corrente e un genere sempre accostatogli.
The Michael Nyman Band – Con la sua band (che usa soprattutto strumenti d’epoca), allestita nel ’76, comincerà a scrivere musica originale e a dar vita ad opere sperimentali e innovative. La formazione, con il tempo, da acustica diventerà una band “elettrica”: un nucleo stabile, con fiati (sax e trombone), chitarra e il suo pianoforte, che lo accompagnerà nelle sue frequenti tournée. Eccone i componenti: Michael Nyman (Pianoforte); Charles Mutter (Violino); Christophe Clad (Violino); Kate Musker (Viola); Nick Cooper (Violoncello); David Roach (Sassofoni) Simon Haram (Sassofoni); Andy Findon (Sassofoni e Flauto); Paul Gardham (Corno francese); Andrew Fawbert (Trombone); Martin Elliot (Basso).
Nyman e il cinema – Oggi gode di una brillante fama di compositore di colonne sonore, ruolo per cui è principalmente conosciuto dal grande pubblico. Il suo debutto in collaborazione con il regista Peter Greenaway, in effetti, fu fragoroso per il consenso con cui venne accolto ovunque. La collaborazione con il regista portò a ben dodici film tra cui “Draughtsman’s contract”(1982), nel quale si comincia ad assistere a quel crossover tra musica classica/accenti pop e tratti distintivi dell’avanguardia/sonorità jazz, “The cook, the thief, his wife and her lover” (1989) e “Prospero’s books”(1991), il suo lavoro più originale che chiuderà questo idillio con Greenaway. Ma Nyman è ormai richiesto e arrivano così altre colonne sonore fino al grande successo del 1993 di “The Piano” di Jane Campion, vincitore di tre Oscar. Successo anche per Nyman visto che il disco della “sua” colonna sonora vendette tre milioni di copie.
Ad ogni occasione il lavoro del compositore è controcorrente rispetto alle tradizionali colonne sonore del cinema, perché il suo è un percorso sonoro musicale che si aggrappa tra accentuazioni minimaliste e un lirismo che punta davvero all’emozione.