Disabile costretta a prostituirsi, Comune di Spoleto revoca licenza all’albergo

Disabile costretta a prostituirsi, Comune di Spoleto revoca licenza all’albergo

Il provvedimento preso dal Comune nella giornata di ieri dopo la richiesta della Questura di Perugia per l’albergo alle porte della città | Il proprietario ora può presentare ricorso

Il Comune di Spoleto ha revocato la licenza all’albergo alle porte della città teatro di alcuni degli episodi di prostituzione scoperti dai carabinieri nelle scorse settimane. Il provvedimento è stato preso nella giornata di ieri dopo la richiesta avanzata dalla Questura di Perugia.

La misura fa riferimento all’inchiesta che aveva portato i militari dell’Arma guidati dal capitano Marco Belilli a scoprire una giovane spoletina disabile che sarebbe stata costretta a prostituirsi dal padre e dal suo fidanzato. Alcuni degli incontri, secondo quanto è stato appurato, avvenivano in un albergo lungo la Flaminia. Il titolare era stato quindi denunciato per favoreggiamento della prostituzione. Ora arriva l’ordinanza dirigenziale emessa dal Comune di Spoleto, che revoca la licenza all’albergo in questione.

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Nella nota inviata dalla Questura al Comune di Spoleto in data 6 marzo, si specifica che “il suddetto, proprietario ed amministratore unico della […] e gestore del (albergo, ndr), con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso in concorso con altre persone favoriva la prostituzione di una giovane donna affetta da ‘deficit cognitivo’. In particolare metteva a disposizione della donna una stanza dell’albergo per svolgere l’attività di meretricio, peraltro omettendo di comunicare alla Autorità di P.S. la prevista registrazione della presenza ai sensi dell’art. 109 TULPS – r.d. 18/06/1931 NR. 773. Alla luce di quanto considerato, vista la gravità del fatto e la  sussistenza dei presupposti di legge, si chiede a Codesto Comune, ai sensi dell’art.10 TULPS, la revoca della licenza”. L’ente ha quindi dato seguito alla richiesta, revocando la licenza all’albergo.

Il proprietario ora ha 60 giorni di tempo per presentare ricorso al Tar (o 120 al Capo dello Stato) contro il provvedimento.