Giove e Penna in Teverina, così è nato il progetto fusione

Giove e Penna in Teverina, così è nato il progetto fusione

Parla il sindaco di Giove, Alvaro Parca: i vantaggi sono tanti, ma l’ultima parola spetta ai cittadini

Il progetto è quello che potrebbe portare alla fusione dei due municipi dell’Amerino, Giove e Penna in Teverina, per il quale è stato avviato un percorso di partecipazione con associazioni di categoria, dipendenti pubblici, forze sociali e cittadini, che si è concluso il 31 dicembre.

TuttOggi.info ha sentito il sindaco di Giove per comprendere in modo più approfondito il processo di fusione:

Allora sindaco Alvaro Parca, come nasce il progetto di fusione dei comuni di Giove e Penna in Teverina?

«Ogni anno diminuiscono i fondi, le possibilità e in questa situazione bisogna cercare soluzioni che aiutino a mantenere, se non a migliorare, i servizi ai cittadini. C’è un aspetto economico che è sicuramente rilevante che la premialità prevista dal Governo per fusione come questa e che arriva a circa 390mila euro l’anno per dieci anni, raddoppiando i trasferimenti attuali. Risorse che possono essere usate per lavori pubblici, servizi ai cittadini, per abbassare il carico fiscale, per l’edilizia scolastica. Le possibilità sono tante, noi oggi possiamo solo dire ai cittadini ciò che si potrebbe fare. Sarà poi l’eventuale nuova amministrazione, in caso di fusione, a decidere come usare questi soldi. Potremmo per esempio offrire incentivi alle giovani coppie per mettere su casa o fare figli, visto che uno dei problemi dei piccoli centri è lo spopolamento: quest’anno a Giove abbiamo avuto solo 12 nuovi nati e una ventina di morti. Il saldo è pesantemente negativo e se non fosse per persone che scelgono Giove per trasferirsi e vivere qui, il bilancio sarebbe ancora più duro. Non è però soltanto l’aspetto economico ad avere un impatto, ma tutta una serie di meccanismi che potrebbero migliorare le condizioni di vita».

A chi è venuta l’idea della fusione?

«E’ partita dal ragioniere del comune, che è poi anche ragioniere del comune di Penna. Tra i due comuni esiste già una collaborazione: segretario comunale, polizia municipale, abbiamo lo stesso parroco. I bambini della scuola media di Penna vengono a scuola a Giove da decenni».

Insomma, c’è già una fusione di fatto…

«Esatto. E per questo, razionalmente, motivi contro questo progetto, almeno da un punto di vista economico, non ce ne sono. Ci sono dei motivi psicologici: la perdita del nome, dell’identità. Soprattutto da parte del comune più piccolo, a causa della paura di essere assorbiti, di diventare una periferia, una frazione. Bisogna perciò cercare di trovare le forme istituzionali che garantiscano il mantenimento di una identità territoriale».

Avete cominciato una attività di partecipazione con sindacati, cittadini, associazioni di categoria.

«Sì, ci siamo messi in moto già da maggio 2017. Abbiamo istituito una commissione intercomunale incaricata di valutare fuori pro e contro della fusione. Siamo perciò in una fase di pubblicizzazione del progetto, di incontri con i cittadini, le attività economiche, le scuole. Entro marzo, i consigli comunali dovranno poi, eventualmente, votare le delibere con le quali si avvia l’iter che dovrebbe portare al referendum. Vogliamo dare spazio alla partecipazione e prenderci tutto il tempo necessario».

La politica come ha preso questa ipotesi?

«A Penna c’è una lista unica, che avrà pure una sua minoranza interna, ma la situazione sembra abbastanza sotto controllo. A Giove, il gruppo di minoranza partecipa alla commissione intercomunale ed è favorevole all’ipotesi».

Cittadini e corpi sociali cosa ne pensano?

«Si fa più fatica a Penna, occorre portare più argomenti di convincimento».

Che tempi vi state dando?

«L’obiettivo sarebbe di arrivare al referendum che si dovrebbe tenere tra settembre e ottobre nel 2018. Questo perché a Penna ci saranno le elezioni nel 2019. E sarebbe stupido eleggere una nuova amministrazione e poi ricambiare tutto in caso di fusione».

E se invece la risposta dei cittadini dovesse essere contraria?

«La risposta positiva ci deve essere in tutti e due i comuni, altrimenti non si fa nulla. Noi vediamo solo aspetti positivi, ma è evidente che l’ultima parola spetta ai cittadini».

Qualche altro sindaco ha manifestato interesse per questo vostro progetto?

«In realtà, abbiamo aperto il dossier della fusione tra Giove e Penna perché abbiamo già servizi in comune. E perché pensiamo, comunque, che trovare soluzioni ai problemi in due sia più facile che mettere d’accordo tre, quattro o più soggetti. Se dovesse andare in porto, costituirebbe però una buona pratica. Ma intanto, ci muoviamo nel piccolo».

Avete già pensato al nome?

«Ma, potremmo bandire un concorso di idee. Io non ci ho neanche pensato. Magari possiamo prevedere una scheda al fianco di quella del referendum. Ma questo è l’ultimo dei problemi. Vanno semmai evidenziati i vantaggi: più servizi ai cittadini, più risorse da spendere, risparmi sui costi. Aggiunti ai benefici garantiti dal Governo, avremmo quasi 4,5 milioni di euro in dieci anni. Significa qualcosa come 40mila euro al mese da spendere. Per un comune che avrebbe tremila abitanti, si tratta di risorse notevoli».

E se invece non se ne fa nulla?

«Resta tutto così. Noi la proposta per migliorare l’abbiamo fatta. E cerchiamo anche di divulgarla il più possibile. Ma poi la decisione spetterà ai cittadini».

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