Corte dei Conti, ok bilancio Regione Umbria | La ‘macchia’ su Umbria Mobilità

Corte dei Conti, ok bilancio Regione Umbria | La ‘macchia’ su Umbria Mobilità

Presidente Marini, “rinnovo il richiamo alla responsabilità ai soci pubblici di UM”

E’ arrivato per il quinto anno consecutivo l’ok dalla Corte dei Conti per il bilancio della Regione Umbria. Il giudizio di parificazione per l’esercizio finanziario 2016 è giunto al termine della lettura della requisitoria di questa mattina.

Conti in ordine in Umbria, seppur con alcuni elementi degni di nota. Il rendiconto generale dell’esercizio 2016 della Regione Umbria evidenzia un risultato di amministrazione di circa 140 milioni di euro (circa 107 milioni di euro al 31.12.2015), dovuto ad una giacenza di cassa pari a circa 212 milioni di euro (al 01.01.2016 la giacenza di cassa era pari a circa 254 milioni di euro). Non ci sono poi state anticipazioni di cassa, ha specificato la Giunta nella sua relazione.

Lo stato patrimoniale – “Il valore totale dell’attivo (e del passivo) al 01.01.2016 – scrive la Corte dei Conti – è risultato pari a 1.810.254.443,26 euro, mentre al 31.12.2015 il corrispondente valore era pari a 1.894.840.453,86 euro”. Sulla base della gestione e delle movimentazioni intervenute nel corso dell’esercizio 2016 si registra, al 31.12.2016, un valore del totale dell’attivo patrimoniale e, corrispondentemente, del passivo pari a 1.764.625.200,87 euro. Pertanto, rispetto ai valori delle Attività e delle Passività al 01.01.2016 (si ribadisce, post riclassificazione e rivalutazione) abbiamo un decremento pari a circa 46 milioni di euro.

Le partecipate – Addentrandoci in una valutazione della voce “Partecipazioni”, la Corte dei Conti ha rilevato un incremento di euro 248.958,02, dovuto al ripristino di valore della partecipazione in Sviluppumbria s.p.a.. La preoccupazione maggiore riguarda Umbria Mobilità: “gli amministratori – si legge nella requisitoria – hanno redatto il bilancio di esercizio 2015 secondo “criteri di valutazione dell’impresa in funzionamento, pur in presenza della grave crisi finanziaria in corso. Inoltre, a causa di una serie di incertezze che caratterizzano le previsioni alla base del piano di ristrutturazione della società, il Revisore legale non ha potuto esprimere un giudizio sulla continuità aziendale.” A tal proposito occorre evidenziare, come d’altronde già fatto nella Requisitoria dello scorso anno che – nonostante ed indipendentemente da come sono regolati i rapporti economici tra la società Umbria TPL e Mobilità s.p.a. (che gestisce principalmente le attività legate alla gestione dell’infrastruttura ferroviaria, nonché il patrimonio immobiliare) e la società BusItalia – Sita Nord (società del gruppo Ferrovie dello Stato Italiane), che esercita, a seguito di affidamento da parte della Regione Umbria, l’attività di trasporto pubblico nella Regione medesima utilizzando le infrastrutture di proprietà (o in concessione) della medesima Umbria TPL e Mobilità s.p.a, – “le difficoltà di natura economico-finanziaria in cui versa la partecipata Umbria TPL e Mobilità s.p.a. – scrive la Corte – potrebbero aggravarsi nel caso in cui tali beni non fossero concessi in uso gratuito”.

Le ombre su UM – Un fatto sul quale anche la Presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, ha dichiarato che gli uffici preposti svolgeranno monitoraggio. “Rinnoverò – ha precisato la presidente – il richiamo alla responsabilità ai soci pubblici (Comune di Perugia, Comune di Spoleto, Provincia di Perugia, tutti i Comuni della Provincia di Terni e la stessa Provincia di Terni) che non hanno effettuato la ricapitalizzazione di loro competenza, mentre come Regione abbiamo continuato ad operare con grande senso di responsabilità per garantire il fondamentale servizio del trasporto pubblico in Umbria”.

I crediti – Le casse della Regione Umbria vantano poi un credito di circa 3 milioni di euro, derivante da concessione di liquidità all’Agenzia Forestale Regionale – AFOR; un credito di circa 2 milioni di euro per risorse versate dalla Regione Umbria a Sviluppumbria s.p.a. che, poi, dovranno essere versate da quest’ultima per aiuto e sostegno ad imprese e famiglie sulla base di politiche regionali adottate nell’esercizio; un credito di circa 68 milioni di euro, costituito dal derivato di ammortamento (di cui si parlerà nell’apposito paragrafo destinato alla trattazione degli strumenti finanziari derivati).

La sanità – Elemento da sottolineare in questo caso riguarda in particolare la spesa del personale, per la quale si rileva “il mancato rispetto dei limiti di spesa, e su cui o la Procura si riserva eventuali approfondimenti”.

Spesa per incarichi esterni – Il Collegio dei Revisori dei conti ha evidenziato come questa spesa, riguardante gli impegni in conto competenza delle voci rilevanti ai fini della certificazione dell’articolo di legge prima indicato, nel 2016 “risulta diminuita di 1,6 milioni di euro, passando da circa 57 milioni di euro nel 2015 a 55,4 milioni di euro nel 2016”.

 I commenti – La sentenza di ‘parifica’ emessa oggi dalla Corte dei conti conferma ancora che la Regione Umbria ha i conti in ordine ed un bilancio sano e solido”. E’ quanto ha affermato la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, al termine dell’udienza cui ha partecipato insieme all’assessore regionale Antonio Bartolini, ed a direttori e dirigenti dell’amministrazione regionale. E’ il quinto anno consecutivo – ha proseguito Marini – che la Corte ‘parifica’ il bilancio regionale, segno evidente della capacità della Regione di una gestione equilibrata dei conti e di razionalizzazione e contenimento della spesa. E non è un caso che la Regione Umbria sia ancora regione ‘benchmark’ per la spesa sanitaria. Significativo anche il fatto che vi sia una solidità di cassa di circa 221 milioni di euro e, anche per questo esercizio finanziario, non abbiamo fatto alcun ricorso ad anticipazioni di cassa. La Corte ha anche sottolineato l’altissimo grado di realizzabilità (quasi il 100 per cento) degli obiettivi. Così come è stata rilevata la progressiva riduzione della spesa per il personale e di funzionamento dell’ente e l’aumento del recupero fiscale”.

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