Caso Di Stefano, pm chiede 7 anni e 12,8 milioni | Ma il terremoto ferma il processo

Caso Di Stefano, pm chiede 7 anni e 12,8 milioni | Ma il terremoto ferma il processo

Iniziata la discussione del processo, l’avvocato della difesa non si presenta di nuovo | L’imputato è terremotato: rinvio a settembre 2017, sospesi i termini di prescrizione

Adriano Di Stefano venga condannato a 7 anni di reclusione oltre che al pagamento di 12 milioni e 800mila euro“. E’ stata questa la richiesta formulata dal procuratore capo Alessandro Cannevale al termine della requisitoria nel processo che vede quale imputato l’ex promotore finanziario, con un passato da vice sindaco di Norcia, Adriano Di Stefano.

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Davanti al giudice del Tribunale di Spoleto Delia Anibaldi, l’ex broker deve rispondere delle accuse di truffa aggravata, falsità in scrittura privata e in foglio firmato in bianco, violazioni al testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia e al testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria. Il nursino avrebbe infatti incassato, secondo quanto gli viene imputato, assegni e contanti da risparmiatori della Valnerina (e non solo) per essere investiti, che però sono spariti nel nulla. Per aver incassato assegni di terzi forniti loro da Di Stefano a tacitazione di alcune pretese o come ‘favore personale’ sono state finora condannate in primo grado per ricettazione in tutto 9 persone, mentre un altro risparmiatore risulta ancora sotto processo.

Alcuni reati però sono prossimi alla prescrizione e per questo nelle varie udienze il difensore di Di Stefano, l’avvocato Roberto Migno del foro di Terni, è sembrato cercare di prendere tempo, non presentandosi e presentando più volte istanza di rinvio per legittimo impedimento. Istanze tutte puntualmente rigettate dal giudice, non sussistendone – ha sentenziato ogni volta – i requisiti. Il processo, quindi, è andato avanti regolarmente di volta in volta con un avvocato d’ufficio, fino ad arrivare alla discussione delle parti, battuta finale del procedimento giudiziario.

La pubblica accusa ha quindi chiesto che venga riconosciuta la piena colpevolezza dell’imputato, con la sua condanna a 7 anni di reclusione, oltre al risarcimento di 12 milioni e 800mila euro alle parti civili. Richiesta di condanna a cui si sono associate le parti civili. Non tutte però hanno potuto fare la loro discussione. Durante l’ultima udienza, infatti, l’avvocato Migno – ancora non presente in aula – oltre ad aver presentato la richiesta di legittimo impedimento (puntualmente rigettata), ha anche chiesto la sospensione del processo come previsto dall’articolo 49 decreto legge 189, che recita:

Nei processi penali in cui, alla data del 24 agosto 2016, una delle parti o uno dei loro difensori, nominato  prima della medesima data, era residente nei Comuni colpiti dal sisma di cui all’articolo 1:

a) sono sospesi, sino alla medesima data di cui al comma 1, i termini previsti dal codice di procedura penale a pena di inammissibilita’ o decadenza per lo svolgimento di attivita’ difensiva e per la proposizione di reclami o impugnazioni;
b) salvo quanto previsto al comma 8, il giudice, ove risulti contumace o assente una delle parti o uno dei loro difensori, dispone d’ufficio il rinvio a data successiva al 31 maggio 2017.

Un rinvio che ci sarebbe stato comunque alla luce del terremoto del 24 agosto e di quelli successivi del 26 e 30 ottobre, stante la residenza a Norcia (ed in altri comuni della Valnerina) sia di Adriano Di Stefano sia di alcuni degli avvocati di parte civile. Il processo, quindi, è stato rinviato al 29 settembre prossimo, con contestuale sospensione dei termini della prescrizione. Prima che arrivi la sentenza di primo grado, però, potrebbero servire altre udienze ancora.