Benvenuti in via del Macello, dove i giovani fumano crack

La Piastra commerciale nel quartiere Fontivegge in mano a spacciatori e i loro clienti | Attività commerciali con vetrine oscura “Tutto a norma”

La quiete dopo la tempesta. Tutto sembra essere tornato alla normalità in via del Macello a pochi giorni dal blitz che l’ha messa sottosopra. Gli agenti della questura hanno bussato alla porta di 19 appartamenti, identificati 68 persone ed espulso 7 pregiudicati. Qui, tra i corridoi e sottopassi che collegano tra loro i blocchi di appartamenti, è il concetto stesso di ‘normalità’ che sorprende. Proprio nel piazzale dove solo l’altro giorno stazionavano le pattuglie della polizia di Perugia, alle 15 troviamo una prostituta annoiata che aspetta i suoi clienti. Dietro di lei, un gruppo di spacciatori gironzola mentre i telefonini squillano in continuazione. E poi ci sono i clienti che sono giovani, giovanissimi.

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perugia-via-del-macelloIn questo nostro tour in via del Macello, ma non solo, ci hanno accompagnato due donne: Debora Maria Narducci, presidente dell’associazione Fontivegge Insieme, e Chiara, una “attiva” iscritta. A vegliare sui nostri passi, poco lontani da noi, gli agenti del servizio di sicurezza che da anni vigilano sui residenti e sui commercianti. Debora e Chiara conoscono sulla loro pelle le criticità di questi luoghi: riconoscono le facce dei frequentatori, raccontano storie che hanno dell’inverosimile. Perché un problema qua c’è da anni e un paio di ore tra queste vie lascia intendere come siamo davvero lontani dal poterlo (e forse volerlo) risolvere.

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Il degrado qui si vede, si respira a pieni polmoni e spacca in due la città. Da una parte le forze dell’ordine e gli amministratori che tentano di spazzare via la pericolosità di queste zone, insieme all’aiuto di quei residenti così pieni di amore per la propria città, che credono fermamente che un processo di riqualifica della zona sia possibile. Dall’altra la Perugia che si rifiuta di immaginare un futuro  per questa ‘zona rossa’, continuando solo ad evitarla. “Non basta progettare una città smart e fare retate ogni tanto – spiegano Debora e Chiara – Qui ci deve essere una vera rivoluzione. Innanzitutto i cittadini devono denunciare e non far finta di non vedere quello che gli accade intorno. Ruolo importante lo giocano sia i proprietari delle case che affittano a persone poco raccomandabili oppure, al contrario, a coloro che non abbassano le locazioni delle attività commerciali preferendo lasciarle sfitte“.

via del macello perugiaLa Piastra di via del Macello

Il nostro viaggio nella zona di Fontivegge, il ‘quartiere rosso’ della città, inizia proprio dalla piastra commerciale di via del Macello. Un complesso commerciale che aveva l’ambizione di completare la zona ricca di soluzioni abitative: oltre venti gli spazi che avrebbero dovuto ospitare ogni tipo di attività economica. Il risultato di oggi è quello di un complesso fantasma, un dedalo di cemento, che ospita un ufficio periferico di Gesenu, la sede dell’ordine dei giornalisti, un bar e il centro servizio giovani del Comune di Perugia. “Fino a un anno fa il soffitto del passaggio tra un palazzo e l’altro era pieno di buchi perché era li che gli spacciatori nascondevano la droga. Ora hanno chiuso tutto con il cemento“. Ed è proprio in questa scatola vuota, fatta solo di spazi sfitti, che la gente viene per spacciare e fumare crac.

A stupirci di più in questo tour, non è la presenza di spacciatori al lavoro, di prostitute in attesa o di negozi vuoti. A lasciarci con l’amaro in bocca è il fatto che questo quartiere così vistosamente malato sia frequentato da giovanissimi alla ricerca di droga. “Vengono da Foligno, Assisi, dal Trasimeno – ci raccontano alcuni residenti – Si fermano qua dopo l’orario di scuola e per una dose di droga sono disposti a tutto. Alle 13, quando le scuole finiscono e questi ragazzi vengono qua con gli autobus, gli spacciatori si mettono al lavoro: sembra di vedere un branco di squali sulle prede“.  

via del macello giovani fumano crackEd è proprio quello che accade sotto i nostri occhi: una coppia di giovanissimi italiani, un ragazzo ed una ragazza con lo zaino sulle spalle e che a noi sembrano minorenni, si siedono a gambe incrociate su di un pavimento costellato da incarti di droga. Con loro c’è il pusher che vedendoci si allontana subito mentre inizia una conversazione al cellulare. I due giovanissimi rimangono a terra incominciando un rituale che sembrano conoscere sin troppo bene, così impegnati che nemmeno si accorgono di noi che ci avviciniamo. Fin quando la sorveglianza del luogo li invita ad allontanarsi e loro, ridendo, si alzano alla ricerca di un nuovo luogo in cui farsi. 

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Numero 43 di via del Macello

Iniziamo a percorrere la sfilza di negozi sfitti e di vetrate sudice. Dentro alcuni uffici tanta sporcizia, a testimonianza che fino a qualche tempo fa qui c’era qualche attività. Ma ad attirare la nostra attenzione è il numero 43 di via del Macello. Una lunga vetrata totalmente oscurata con della carta dall’interno. “Questo è un bar – ci spiegano Debora e Chiara -. Ora  chiuso perché non sentiamo voci provenire dall’interno, ma la vetrata è sempre così. Nessuno vede cosa c’è dentro“. Nel giorno del blitz in via del Macello gli agenti, durante le verifiche, si sono accertati che l’attività fosse in regola con i permessi. “Hanno tutte le licenze in regola – continua un residente – ma non credo che “questa copertura” sia a norma“.

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I sotterranei di via del Macello

Ma il degrado in via del Macello si sviluppa anche sottoterra. Garage e scantinati qui sono inaccessibili sia per la paura di fare in brutti incontri, sia per il cattivo odore che nei piani bassi si respira. Appena fatta una rampa di scale ci troviamo davanti al ‘kit del drogato’: cucchiaino, una sorta di pipetta per fumare e, poco più avanti, escrementi umani. Risalendo all’aria aperta, con grande sollievo, a terra troviamo un fazzoletto sporco di sangue. “E’ cosi da anni – spiega Debora – ma riappropriarci di queste zone è possibile. L’associazione Fontivegge Insieme, dopo una periodo di pausa, si sta riattivando per tornare a coordinare iniziative in questa direzione“.

Ma in via del Macello accadono anche belle cose. Qualche mese fa, infatti, con grande coraggio, si è qui trasferito un centro evangelico battista prendendo uno spazio sfitto e tramutandolo in un luogo di culto, preghiera e socializzazione. Un piccolo passo verso la rivitalizzazione del quartiere, magari solo il primo, che dona una nuova speranza.