A PALAZZO TRINCI UNA MOSTRA SU PRIMO LEVI
Dal 15 Aprile la mostra documentaria "Primo Levi. I giorni e le opere" in programma fino al prossimo 30 aprile.
Nato da genitori ebrei , Levi studia al liceo classico Massimo D'Azeglio - dove si diploma nel 1937 - per poi iscriversi al corso di laurea in chimica della facoltà di Scienze dell'Università di Torino. A seguito dell'instaurazione delle leggi razziali che discriminano gli ebrei, Levi ha difficoltà a trovare un relatore per la sua tesi. Si laurea, tuttavia, nel 1941; il diploma riporta la precisazione "di razza ebraica". Impiegatosi a Milano in una fabbrica svizzera di medicinali, nel 1942 entra nel Partito d'Azione e compie una breve esperienza da partigiano nella Val d'Aosta: catturato nel dicembre del 1943, è deportato nel campo di sterminio di Auschwitz, dove resta dal febbraio ‘44 al gennaio ‘45. Rientrato avventurosamente a Torino, trova lavoro in una ditta di produzione di vernici ed inizia a dedicare sempre maggiore tempo alla scrittura. Esordisce nella narrativa nel ‘47 con "Se questo è un uomo", rifiutato dalla Einaudi ed uscito con l'editore De Silva con poco successo. Il romanzo uscì di nuovo nel 1958, nella collana dei "Saggi" einaudiani. Accostabile ai testi più significativi dedicati alla tragedia dell'Olocausto, quali il "Diario" di Anna Frank e "L'istruttoria" di Peter Weiss, "Se questo è un uomo" narra con occhio lucido, l'inferno dei lager, gli orrori subiti da chi vi era internato. La traumatica esperienza segna per sempre l'autore, che continuerà a interrogarsi su di essa per quasi cinquant'anni sino alla tragica morte per suicidio. Delle altre sue opere, è opportuno menzionare La tregua (1963), cronaca dell'avventuroso ritorno a casa dopo la liberazione, che gli fa vincere il premio Campiello; "Il sistema periodico" (1975), costituito da storie ispirate dai vari elementi chimici; "La chiave a stella" (1978), ove si celebra la professionalità di un operaio e si raccontano i riti del cantiere e della fabbrica; "I sommersi e i salvati" (1986), in cui la riflessione sull'atroce esperienza dei campi di concentramento procede di conserva con un'analisi lucida dei guasti della società contemporanea.




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