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martedì 21 maggio 2013 -

Miracolo in Umbria, per lavorare nell’ICT occorre laurea giurisprudenza o scienze politiche

Miracolo in Umbria, per lavorare nell’ICT occorre laurea giurisprudenza o scienze politiche

Il bando della Regione per affidare un incarico solleva l’ironia di Enrico Bettini, presidente della A3I

di Vito Piepoli
In merito al recente bando emesso dalla Regione Umbria, le dichiarazioni di A3I riguardano in realtà tutto il Paese. “Non date retta a giornali, riviste, head hunter, centri studi, e a tutti coloro che vi consigliano di iscrivervi alle facoltà scientifiche o ad ingegneria. Per  poter trovare lavoro rapidamente è assai meglio studiare i codici e le varie procedure del diritto che vi daranno molte possibilità. Infatti, oltreché nel campo specifico, tali studi vi doteranno di una solida preparazione anche nel  campo scientifico-tecnologico dell’ICT, in particolare nella progettazione e gestione delle reti telematiche”  sono le dichiarazioni ironiche del presidente dell’Associazione Italiana Ingegneri dell’Informazione A3I, Enrico Bettini (nella foto).
Si riferisce in particolare alla Regione Umbria ma in generale ad un modo di fare sconveniente di tutto il sistema Paese nel gestire il servizio fornito nell’ICT. La Regione Umbria ha emesso un bando riservato solo ai laureati in Giurisprudenza e Scienze Politiche per un incarico di “collaborazione coordinata e continuativa a supporto del servizio sistema informativo regionale per le attività connesse all’attuazione del piano telematico 2011-2013”. Tale incarico consiste nel supporto tecnico-specialistico e lo svolgimento di attività di studio, ricerca e comunicazione nell’ambito della rete regionale di cablaggio a banda larga e del passaggio del segnale radiotelevisivo dal sistema analogico a quello digitale terrestre.
In particolare è previsto l’espletamento delle attività di supporto ed assistenza nelle attività finalizzate al completamento dello schema generale della rete regionale di cablaggio a larga banda. Questo da realizzare mediante l’analisi sull’applicazione di nuove tecnologie per l’efficienza della pubblica amministrazione regionale, l’ individuazione dei campi di sperimentazione su applicazioni e servizi dedicati alla banda larga, l’ analisi sull’utilizzo, da parte di cittadini e imprese, delle nuove tecnologie offerte dalla Pubblica Amministrazione, l’individuazione di forme di comunicazione indirizzate alla sensibilizzazione sull’utilizzo delle nuove tecnologie e alla diffusione della cultura dell’innovazione e della conoscenza e gli interventi finalizzati ad accrescere la capacità regionale in ricerca e sviluppo tecnologico ed innovazione. È richiesta anche la capacità di espletare il supporto e l’assistenza nelle attività connesse al completamento della fase di transizione della trasmissione del segnale radiotelevisivo, dal sistema analogico a quello digitale terrestre per garantire il necessario raccordo, coerenza e continuità delle azioni regionali con le Amministrazioni centrali e le emittenti locali nel prosieguo delle attività in materia. Inoltre anche per  monitorare l’attuazione dei progetti approvati in esito al bando regionale di cui alle deliberazioni della Giunta regionale n. 613 del 14.06.2011 e n. 644 del 20.06.2011 anche al fine di una valutazione ex post dell’intervento stesso. Il supporto e l’assistenza sono richieste anche per effettuare la valutazione tecnico-amministrativa delle schedature che le televisioni locali dovranno presentare in assolvimento agli obblighi di cui alla delibera della Giunta regionale n. 703 del 27.06.2011 concernente le disposizioni transitorie per gli impianti esistenti e per  provvedere alla definizione di un catasto delle infrastrutture per le telecomunicazioni, comprendente sia le infrastrutture radiotelevisive che quelle per la diffusione della connettività internet e quelle destinate alla telefonia mobile.
Tutto questo che è presente nel bando viene qui riportato per far  constatare che "si tratta di attività professionali tecniche che, fino a poco tempo, fa erano tipiche degli ingegneri dell’informazione, ma che ora paiono essere meglio svolte dai laureati in Giurisprudenza e Scienze politiche che hanno surclassato rapidamente gli ingegneri che, poverini, non possono nemmeno partecipare al bando" ha sottolineato Bettini.
“Non ci resta che porgere i nostri complimenti agli artefici di questo “miracolo” che non potrà che favorire l’innovazione tecnologica del nostro Paese, colmare il digital divide, e dare impulso alla stagnante situazione economica” ha continuato paradossalmente il presidente.
Facciamo notare a tale proposito che uno degli scopi principali dell’associazione non è un interesse corporativo come in prima battuta ai più potrà sembrare ma che l’Ingegneria dell’Informazione possa contribuire ad un sano ed ordinato sviluppo dell’Information and Communication Technology (ICT), attuando così l’innovazione vera ed accrescendo la competitività del nostro Paese, infatti la questione non riguarda solo l’Umbria.  I lavori nel settore dell'ICT , attualmente sono spogli di normativa e dovrebbero essere regolamentati per legge, in modo che si svolgano rispettando uno studio di fattibilità, la progettazione in tutte le sue forme, l’esecuzione con direzione lavori e il collaudo finale per evitare i numerosi black-out di cui è costellata la storia del settore, basta consultare la “Galleria dei disastri” presente nel sito internet dell’associazione www.a3i.it . Affinché la qualità, la sicurezza e la privacy dei Sistemi Informatici, ormai “sistema nervoso” di ogni società avanzata, siano comunque garantite ai loro utenti e non vengano sacrificate in nome di un immediato ed illusorio risparmio sulle fasi dei lavori  e soprattutto per evitare che non si perda più tempo prezioso per recuperare il Paese che sta precipitando sempre più in basso in tutte le graduatorie mondiali riguardanti l’ICT, l’innovazione e la competitività.

"Crediamo quindi che ogni dubbio sia fugato – ha concluso sarcasticamente Bettini  -  perché iscriversi ancora ad Ingegneria o ad Informatica specialistica? Perché rompersi la testa con algebra, geometria, analisi, teoria dell’informazione e della trasmissione, reti, database, linguaggi di programmazione, e così via? È  meglio farlo con diritto romano, diritto privato e pubblico, economia politica, procedura penale e civile!"

 

Commenti

1) inserito il da Ingegnere Elettronico

Più che altro bisognerebbe capire il figlio di chi, in possesso di una di queste lauree, è così esperto in materia di ICT.....
Se andiamo avanti così altro che G8 o G20, stenteremo presto a rientrare nel G150...

2) inserito il da giovanni

E' chiaro come il sole che tale posto è stato cucito su misura per qualche figlio di, amico di, ecc...
Questa è l'Italia, complimenti a chi lo ha ideato e a chi gli permette di fare ancora quello che vuole.
In un paese "normale", la persona che ha realizzato il bando dovrebbe subire una sanzione esemplare per far capire a tutti che non si può continuare a fare i propri comodi con i soldi di tutti e soprattutto con quelli di chi il lavoro non lo ha.
Pensi il genio del bando a come si può sentire un ingegnere disoccupato che ha tutte la qualifiche per partecipare al bando, ma che non lo può fare perché qualcuno ha deciso così.

3) inserito il da hahaha

sono 40 anni che li votate ...ora teneteveli!

4) inserito il da Alessandro

Che fine ha fatto Il DPR 5 giugno 2001 n. 328 che recita: "....Il professionista iscritto in un settore non può esercitare le competenze di natura riservata attribuite agli iscritti ad uno o più altri settori della stessa sezione...

5) inserito il da caser

Con i codici già preconfezionati e molto spesso "sporchi" che i web master si tramandano senza aver mai scritto una riga di programmazione per il Web, il costo reale per la realizzazione di un sito si abbatte notevolmente .
Il danno che ne deriva , oltre alla spesa elevata ingiustificata, resterebbe la sicurezza dei web server, materia che richiede :
1) uno studio di fattibilità con una preparazione universistaria sulle reti di comunicazione
2) la responsabilità diretta di chi autorizza la pubblicazione del sito in una rete pubblica come Internet, ormai diventata in tutti i suoi servizi sede di pubblicità indesiderate e di attacchi DoS ai web server.
L'informatica che si è sviluppata in Italia attorno a Internet senza le opportune regole ingegneristiche, previste per altro dalla famosa legge del 2001, è ormai da rivedere e non gravare sui costi della cosa pubblica.
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