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lunedì 20 maggio 2013 -

Crisi idrica, Mantucci all'attacco di Mismetti "se piove in casa non è colpa dell'acqua ma del tetto malfatto". Il "furto" di Perugia

Crisi idrica, Mantucci all'attacco di Mismetti "se piove in casa non è colpa dell'acqua ma del tetto malfatto". Il "furto" di Perugia

Il capogruppo di Rinnovamento replica per le rime al sindaco e ricostruisce gli ultimi anni di scelte comunali

di Daniele Mantucci (*)

Anche nella gestione del patrimonio  idrico, il sistema di potere politico-economico che da 60 anni domina la Città, ha clamorosamente fallito, producendo danni gravissimi, forse irreparabili.
Ancora una volta, per uscire dalle difficoltà in cui si trova, Mismetti lancia a destra e a manca accuse del tutto improprie, tentando di manipolare i fatti e contestando affermazioni che nessuno ha mai pronunciato. Nessuno, in particolare,  si è mai sognato di negare la siccità di queste settimane. Tuttavia, tanto per rimanere in tema d’acqua, Mismetti sembra non capire che se all’interno di una casa piove, la colpa non è della pioggia, ma del tetto mal fatto o negligentemente manutenuto. La siccità di questi giorni è reale, ma non era del tutto imprevedibile: comunque avrebbe dovuto essere diversamente affrontata, con precauzioni adeguate, per esempio con la riattivazione dell’invaso di Acciano e, più in generale, con una corretta  tutela delle risorse del nostro territorio.
Come ormai tutti sanno, nel 1955 fu accordata a Perugia la possibilità di prelevare una determinata quantità d’acqua dalle sorgenti di Bagnara e San Giovenale.  Tale soluzione non fu ispirata da una sorta di solidarietà idrica, ma dalle personali strategie di alcuni esponenti del PCI perugino, allora dominante nel contesto della sinistra umbra. Come molti subito dissero, si trattava di una scelta dissennata, che avrebbe notevolmente impoverito il fiume Topino, con grave pregiudizio delle attività agricole e delle risorse vitali dell’area folignate. Nella concessione, comunque, fu precisato che gli attingimenti perugini dovevano essere quantitativamente limitati e compensati dalla realizzazione di un invaso, in località Acciano, destinato ad operare soprattutto nelle fasi di emergenza idrica.
Ad oggi, che ne dica il Sindaco, la situazione è la seguente.
Nelle ultime settimane si è verificato un quasi prosciugamento dei fiumi Topino e Menotre, con conseguenze devastanti sotto il profilo ambientale, igienico-sanitario ed economico.
La sostanziale scomparsa del fiume cittadino è stata determinata da concause naturali, ma anche da una errata amministrazione delle risorse idriche e, in particolare, dalla omissione di controlli e precauzioni. La carenza idrica, la soppressione del tribunale, il disagio prodotto dai lavori di ripavimentazione, il declassamento ferroviario, la chiusura della Cassa di Risparmio di Foligno, le tante disavventure che recentemente hanno investito la nostra città, hanno cause obbiettive, che tuttavia potevano essere diversamente fronteggiate.
Il Comune di Foligno non è stato in grado di precisare quanta acqua concretamente prelevi ed abbia nelle scorse settimane prelevato l’acquedotto perugino, tanto è vero che nell’ultima seduta del Consiglio Comunale è stata all’unanimità approvata una mozione che impegna il Sindaco e la Giunta a dare una risposta al riguardo. Evidentemente, fino ad oggi, l’Amministrazione non ha effettuato controlli. Tali verifiche risultano, invece, di evidente necessità, in un momento di secca come quello attuale e considerato che già in passato il gestore  perugino, a seguito dell’unica azione nei suoi riguardi promossa da due coraggiosi ambientalisti, è stato riconosciuto colpevole di attingimenti eccessivi.
I prelievi  operati dall’acquedotto di Perugia risultano indotti non soltanto da ineludibili necessità territoriali, ma anche dalla dispersione del 56% delle risorse che la rete idrica perugina subisce per vetustà e cattiva manutenzione degli impianti.
Il Comune di Foligno non ha ancora formalmente chiarito in quali termini,  con quali modalità e attraverso quali procedimenti partecipativi, sia stata modificata la concessione del 1955. In sostanza, la seconda Commissione Consiliare nella sua ultima riunione non sapeva quanta acqua Perugia sia autorizzata a prelevare. È evidente che la rete interenet, gli archivi comunali, i collegamenti istituzionali con i vari enti coinvolti e la disponibilità dei funzionari consentiranno all’Amministrazione di risolvere facilmente questo ridicolo problema. Attendiamo che i dati ufficiali siano consegnati al Coordinatore della Commissione, Ivano Bruschi.
Pur essendo dal capitolato previsto come imprescindibile condizione dei prelievi perugini, il bacino d’Acciano è stato realizzato con molti anni di ritardo ed è stato attivato solo in parte. A seguito del terremoto del 1997, l’invaso è stato totalmente svuotato. Da allora, a distanza di 15 anni, la diga non è stata ripristinata, malgrado le insistenti sollecitazioni da più parti avanzate, nonostante le enormi risorse economiche che nella zona sono state impiegate per la ricostruzione post-sismica e benché, in particolare, nel Piano delle infrastrutture del 2002 risulti un contributo di 3 milioni di euro per la realizzazione dei lavori necessari.
Su queste vicende nessuna influenza  ha avuto, né poteva avere, il referendum sulla pubblicità dell’acqua, che Mismetti del tutto impropriamente richiama, al solo, evidente scopo di distrarre l’attenzione dei cittadini dai veri contorni del problema.
Bisogna tenere presente che dal fiume Topino e dal fiume Menotre vengono effettuati anche altri attingimenti, o  abusivi, o troppo frettolosamente concessi, o comunque eccessivi rispetto alla attuale situazione. Chiederemo all’Amministrazione comunale di fornire una relazione al riguardo.
Molte piccole sorgenti, disseminate nel nostro territorio, sono andate perdute a causa di lavori edilizi o di movimento-terra imprudentemente concessi, negligentemente eseguiti  o abusivi. Anche a tale riguardo l’Amministrazione non sembra aver fornito dati.
Molte storiche sorgenti sono state progressivamente inquinate a causa di una insufficiente protezione. Così, per esempio è accaduto a quella di Aghi, che da secoli soddisfa pienamente le modeste necessità del piccolo borgo e che, invece, dovrà essere sostituita da un costoso acquedotto, destinato al servizio di pochissime famiglie.
La necessaria realizzazione della nuova Statale 77, oltre a foto ricordo e cerimonie celebrative, richiede un monitoraggio particolarmente attento, con riguardo all’impatto che i lavori possono avere sulle falde acquifere, con riguardo al consumo d’acqua che essi comportano e con riguardo alla collocazione dei materiali risultanti dagli scavi. Nessun dato risulta avere in tal senso fornito l’Amministrazione comunale.
Lo sconsiderato, contestuale avvio di un enorme numero di cantieri per la ripavimentazione del centro storico comporta, inevitabilmente, un notevole consumo d’acqua, che certamente aggrava gli effetti della siccità. Anche a tale riguardo l’Amministrazione comunale non risulta aver fornito dati.
Si deve evidenziare che il sistema idrico folignate è fortemente compromesso anche dalla diffusa e pericolosissima  presenza di composti  organico-alogenati, recentemente accertata nelle acque sotterranee. A tutt’oggi nessun adeguato chiarimento è stato dall’Amministrazione Comunale fornito sull’allarmante fenomeno, che la carenza idrica potrebbe alimentare, aumentando la concentrazione dei prodotti inquinanti.
L’ex Sindaco Salari, a dimostrazione del suo grande impegno per il Topino, richiama un’azione risarcitoria che il Comune di Foligno avrebbe intrapreso contro il Consorzio Acquedotti di Perugia, costituendosi parte civile nel giudizio penale promosso da Gianfranco Toni e Luigi Rambotti. In realtà, benché il furto d’acqua sia stato ampiamente acclarato,  il Comune di Foligno, dopo quasi 20 anni, non ha ancora ottenuto un euro di risarcimento. Anzi, essendo stato giudizialmente accertato che Perugia aveva prelevato e prelevava una quantità d’acqua superiore a quella consentita, ad un certo punto, si ritenne di regolarizzare la situazione con una “concessione in sanatoria”, che accresceva il diritto di prelievo di Perugia da 210 a 365  litri per ogni secondo. Così tutto era a posto!! Veramente, è il caso di dirlo, cadono le braccia!! In compenso la VUS s.p.a., di cui lo stesso Salari è consigliere d’amministrazione e forse, secondo alcuni, prossimo Presidente, ha in questi giorni tappezzato la città di grandi manifesti, per ricordare che anche il risparmio di  una goccia d’acqua è importante: riflessione davvero originale e risolutiva!!
“ È irrigato questo territorio da diversi fiumi, copiosi di buoni Pesci, che lo rendono più fertile, e abbondante, particolarmente dal Topino” Così Ludovico Jacobilli, alla meta del seicento, descriveva la pianura folignate. Il nostro territorio non ha mai avuto problemi di carenza d’acqua, ma se mai di eccesso, con impaludamenti, straripamenti, rigurgiti ed esondazioni. La diversa situazione che oggi abbiamo, dipende probabilmente da un evoluzione naturale, ma certamente anche da una improvvida gestione delle risorse idriche disponibili. Il sistema dei controlli sino ad oggi utilizzato non offre adeguate garanzie. Comune di Foligno, Provincia di Perugia, Regione Umbria, A.R.P.A., Vus Spa, Umbria Acque, ATI, ASL, Bonificazione Umbra: sono tutte strutture tenacemente presidiate dalla stessa parte politica, cioè dal centro-sinistra. Controllati e controllori rispondono agli stessi referenti. Un vaglio integrativo e tendenzialmente  neutrale, quale quello giudiziario, in una situazione ambientale così allarmante, garantirebbe tutti i cittadini. Per questo ho ritenuto opportuno  presentare circostanziati esposti a Carabinieri e Procure. Le responsabilità  passate devono essere chiarite.
Per il futuro riteniamo necessaria una immediata verifica della funzione della diga d’Acciano. Bisogna decidere: se l’invaso serve, occorre immediatamente iniziare i lavori di ripristino; se non serve dobbiamo subito pensare ad altre soluzioni. Consideriamo altresì indispensabile una totale revisione del disciplinare relativo ai prelievi da parte dell’acquedotto perugino, con particolare attenzione ai limiti e ai controlli.  Non vogliamo nessuna guerra di campanile, ma un’equa e controllata  distribuzione delle risorse. Non vorremmo nemmeno una guerra politica: ma abbiamo accettato un mandato e lo rispetteremo, andando fino in fondo.
Occorre un nuovo, ampio monitoraggio dei pericoli che attualmente minacciano le nostre acque, con particolare attenzione agli attingimenti, privati e pubblici, nonché ai lavori edilizi, stradali e di scavo. Occorre infine proteggere le tante piccole sorgenti e, soprattutto, chiarire le cause dell’inquinamento delle falde. Affinché un tale programma possa essere realizzato con successo  è fondamentale, tuttavia, una riorganizzazione delle strutture di controllo e ricerca: anche a tale riguardo, la politica deve fare molti passi indietro, mettendo da parte i funzionari di partito e lasciando a tecnici qualificati la cura dl nostro, un tempo ricco, patrimonio

*Prof. Avv. Daniele Mantucci - Capogruppo di Rinnovamento

 

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Commenti

1) inserito il da Esterrefatto

Crisi Idrica e sprechi. In una via di San Paolo di Foligno sono 2 settimane che c'è una perdita più volte segnalata, ma che non è mai stata riparata. Questo è uno spreco e una vergogna.

2) inserito il da franchino 2012

tutti hanno le ricette per tutto...poi si siedono su quelle poltrone.........e si scordano tutto....siete tutti uguali

3) inserito il da Daniele Mantucci

Caro Esterrefatto, una delle tante assurdità di un'Amministrazione secondo cui sarebbe solo un problema di siccità . Grazie della segnalazione. Per quanto mi riguarda mi muoverò subito. Daniele Mantucci

4) inserito il da Daniele Mantucci

Caro Franchino, se "noi" siamo tutti negativamente uguali, perchè Lei, che si ritiene migliore, non si impegna, non si assume delle responsabilità, non si espone, magari cominciando a presentarsi con nome e cognome. Un consigliere di minoranza, come me, non solo non ha stipendio, ma se vuole fare un manifesto, organizzare una riunione o, semplicemente, mandare una lettera, deve farlo a sue spese. Io mi alzo alle 6 di mattina e ce la metto tutta per cercare di conciliare il mio lavoro, del quale vivo, con l'attività (economicamente in perdita) di Consigliere Comunale. Lo dico senza nessuna polemica: se c'è qualcuno che ha voglia di impegnarsi per la città, si faccia avanti: c'è tanto spazio. Certo, limitarsi a mandare qualche messaggio attraverso internet, magari restando anonimi, è più facile, ma assai meno produttivo!


5) inserito il da Giampaolo Ceci

Concordo col prof Mantucci quando si auspica che i cittadini di Foligno partecipino maggiormente alla vita sociale della città, almeno per discutere e proporre soluzioni che li interessano.
Purtroppo la partecipazione è un processo lungo e difficile che richiede tempo, senso civico e coraggio di esporsi.
La affermazione del Professore però é anche una analisi politica che evidenzia una carenza presente nel contesto cittadino e quindi, se è una analisi giusta, deve conseguire la attivazione di una politica finalizzata ad eliminare questo problema.
Questo rientra tra i compiti delle forze politiche che rappresentano e analizzano il contesto cittadino.
Alla analisi quindi, deve fare seguito una iniziativa concreta per cercare di eliminare questo problema ed avvicinare i cittadini al palazzo. Una esortazione a far da se non basta, sarebbe una colpevole mancanza di iniziativa politica.
Cosa deve fare quindi un organismo politico che ha individuato un problema cittadino? deve dimostrare di saperlo risolvere se non vuole esso stesso ricadere nella critica di inerzia di fronte alle problematiche che ha saputo individuare
Sono certo che in città ci sono giovani che si accorgono dei problemi cittadini e se fosse chiesto loro una mano non si tirerebbero indietro.
Purtroppo mi pare manchino in città punti di aggregazione che producano motivi per ritrovarsi, discutere e magari attivare proposte complesse che servano a crescere in tutti i sensi, magari che consentano contatti con persone più istruite e di ampie vedute come la sua che sarebbero essi stessi un buon motivo per partecipare.
I giovani della città invece sono lasciati soli coi loro problemi.
Del resto l'impegno della quintana evidenzia che se c'è un buon motivo nessuno si tira indietro.
Per essere coerente con quanto ha appena detto, lancio, suo tramite, due proposte ai giovani della città.
1) costituiamo un gruppo di lavoro per redigere un manualetto che spieghi a tutti come si legge il bilancio del Comune spiegando una per una le poste delle entrate e delle uscite (tra l'altro è un obbligo di legge).
I cittadini lontani dalla politica che vorranno leggerlo potranno essere informati su quante sono le entrate comunali e come vengono impiegate dall'organo di governo cittadino e farsi una idea delle priorità avvicinandosi così alla politica.
2) costituiamo un gruppo di lavoro costituito da giovani laureandi che faccia finalmente una fotografia seria ed esaustiva del contesto socio economico del territorio folignate e dello stato della sua economia.
Si tratta di mettere in ordine o semplicemente di dare loro una veste grafica più comprensibile, ad una serie di dati ed informazioni già oggi esistenti, seppure sparse tra i numerosi uffici regionali, comunali, banche e istituti di ricerca vari.
Lo studio non solo consentirebbe di evidenziare eventuali criticità o disequilibri strutturali della economia del territorio, ma anche di fondare ipotesi di sviluppo su dati certi.
Consentirebbe soprattutto di verificare nel tempo se le politiche intraprese dall'organo di governo vanno nel senso auspicato, risorse idriche e qualità dell'aria comprese.
Non é un lavoro impegnativo che può essere portato avanti anche con un gruppo di lavoro cittadino o da giovani laureandi.
Per non essere tacciato anche io di disinteresse, resto a sua disposizione qualora condivida quanto scritto.
Cordialmente
Ing. Giampaolo Ceci

6) inserito il da Valle Umbra Servizi

Pur comprendendo che l’emergenza idrica stride con perdite non immediatamente riparate, per una valutazione competente della situazione è necessario tener conto che l’organizzazione del lavoro, per ottimizzare i costi, richiede di intervenire secondo un codice di priorità. In particolare si tiene conto dell’entità del guasto e se lo stesso causa carenza di acqua a zone specifiche o costringe a reintegri con autobotti, di eventuali danni a cose o persone causate dal guasto, se l’impianto in cui si verifica la perdita è alimentato per gravità o con sollevamenti e quindi se ne conseguono costi energetici. Purtroppo con un’emergenza idrica senza precedenti recenti il carico di lavoro del personale per farvi fronte (trasporto con autobotti, manovre di compensazione, campagna capillare di ricerca perdita, ecc.) è notevolissimo e quindi richiede una organizzazione del lavoro che ottimizzi costi e benefici. Auspicheremo anche noi la possibilità di intervenire immediatamente su ogni piccola perdita segnalata, ma siamo costretti a distribuire le risorse in maniera da garantire una ottimizzazione nella gestione. Ci permettiamo di sottolineare che, con una riduzione della portata delle sorgenti di oltre il 40% (e che continua a decrescere), assenza di piogge da mesi e consumi molto elevati a causa del grande caldo, si riesce a garantire un servizio accettabile a tutti (I casi in cui l’acqua manca sono davvero sporadici).


7) inserito il da Giovane non laureato

quindi coloro che non sono laureati dovrebbero essere esclusi dalle iniziative di questa citta'? i non laureati hanno forse meno cervello e conoscenza del territorio? Invece di prestare attenzione alle frivolezze costituite un fondo sociale per le famiglie in difficolta' questa citta'. Ci sono giovani con famiglia a carico che non riescono piu a pagare le bollette, l'affitto o il mutuo per colpa di scelte politiche sbagliate. E cio' riguarda anche l'azienda di cui state parlando.
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