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sabato 25 maggio 2013 -

Colpo di spugna sulle biomasse in Umbria, Rometti cancella il km zero delle materie prime

Colpo di spugna sulle biomasse in Umbria, Rometti cancella il km zero delle materie prime

Distanze minime degli impianti ridotte da 500 a 300 mt. Dottorini “rischio riapertura delle vicende di Costano e Bettona”

di Francesco de Augustinis

Olii di palma, jatropha, girasole, colza e soia, da Cina, India, Stati Uniti e non solo, in arrivo in Umbria per essere utilizzati nelle centrali a biomasse. Un semplice cambio di paragrafo e il criterio delle biomasse “a km zero” è stato spazzato via dal regolamento regionale sulle energie rinnovabili da una recente delibera regionale.

“Al fine di minimizzare le emissioni di sostanze inquinanti e gas serra associati all'approvvigionamento delle biomasse utilizzate come combustibili per alimentare gli impianti, (...) le emissioni dei mezzi di trasporto non devono superare 6 kg di Co2 per ciascuna tonnellata di materiale trasportato”, si legge nel paragrafo abolito nei giorni scorsi dalla giunta regionale su iniziativa dell'assessore all'Ambiente Silvano Rometti.

In altre parole il regolamento regionale sulle energie rinnovabili entrato in vigore nel 2011 prevedeva che le materie prime da trattare negli impianti energetici a biomasse non fossero di provenienza esotica. Il paragrafo imponeva un tetto piuttosto limitato ai chilometri che potevano percorrere le materie prime, escludendo così tra i combustibili dei nuovi impianti gli olii di palma, di jatropha e via dicendo, disponibili a prezzi vantaggiosi nei mercati orientali e d'oltreoceano. Questa limitazione era apprezzata dai movimenti ambientalisti, in quanto impediva che gli imprenditori realizzassero impianti per trattare biomasse di importazione con altissimi impatti locali dovuti ai trasporti.

Il “colpo di spugna” su questa norma è stato dato con una delibera di Giunta lo scorso 7 maggio, quando il vincolo del “km 0” delle materie prime per le biomasse è stato sostituito da una generica condizione di usare le “Migliori tecniche disponibili” per minimizzare le emissioni degli impianti. La delibera è stata approvata all'unanimità dalla giunta senza passare dal consiglio regionale che a suo tempo aveva scritto e approvato il regolamento.

Aree non idonee e delibera ad hoc- Il testo approvato prevede anche un'altra contestata modifica al regolamento regionale sulle biomasse, ovvero che gli impianti possono sorgere a 300 metri dai centri abitati, mentre prima il regolamento imponeva distanze di almeno 500 metri.

“Il rischio concreto è che in questo modo possano essere riaperte vicende già risolte e bocciate dalle conferenze dei servizi”, ha commentato oggi il consigiere regionale Idv Oliviero Dottorini, che ha reso noto alla stampa le modifiche al regolamento sulle biomasse, approvate un po' in sordina lo scorso 7 maggio dalla Giunta. Le vicende cui fa riferimento Dottorini sono quelle degli impianti a biomasse di Bettona e Costano, bocciati in conferenza di servizi proprio per via delle distanze minime insufficienti dai centri abitati. L'ipotesi che aleggia nell'allusione del consigliere Idv è che la delibera di Rometti possa permettere la ripropopsizione degli impianti bocciati di Costano e Bettona.

“Blitz come quello della delibera 494, efficace dal 31 maggio, non fanno che aumentare la diffidenza dei cittadini e dei comitati locali, rompendo il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni”, ha tuonato Dottorini in un comunicato.

All'intervento di Dottorini ha fatto seguito in serata una nota del capogruppo Prc-Fds in consiglio regionale Damiano Stufara,  secondo cui la delibera “danneggia e rende più deboli sia la tutela dei beni paesaggistici ed ambientali sia il Consiglio regionale”, non coinvolto nella decisione.

 

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Commenti

1) inserito il da Marco S

Qualcuno vuole spiegare che il futuro non è la combustione ma la produzione senza emissioni? esempio: eolico, idrico, geotermico, solare, RISPARMIO ENERGETICO.

2) inserito il da Andrea

Infatti qui si parla di digestione anaerobica. Le temperature arrivano al massimo tra i 60-70°C...quindi bene lontano dalle temperature necessarie per la combustione (almeno 600°C).
Ti ricordo Marco S che la produzione di metano a partire da biomasse di natura organica, oltre a non comportare emissioni dannose in atmosfera, è riconosciuta a tutti gli effetti tra le energie rinnovabili (insieme a quelle da te elencate) per il raggiungimento degli obiettivi dell'EU 202020.

3) inserito il da Andrea

In un impianto di digestione anaerobica le temperature massime che vengono raggiunte sono dell'ordine di 60-70°C, Quindi ben lontane dai valori necessari per la combustione (>650°C).
Gli impianti per la produzione di biogas, attraverso la cogenerazione del metano prodotto, non determinano un incremento di emissioni dannose in atmosfera, anzi...
Caro Marco S questa pratica è considerata a tutti gli effetti "energia alternativa o rinnovabile", quindi riconosciuta e inserita, insieme a quelle da te elencate, tra le azioni necessarie al raggiungimento degli obiettivi EU 202020.

4) inserito il da Fabrizio

Caro Andrea, le rinnovabili sono appunto aria, acqua e vento perché si rinnovano tutti i giorni senza consumare l'ambiente, le biomasse vanno coltivate e visto che ciò avviene appositamente e nell'ottica di un profitto, si ricorre a pesticidi, fertilizzanti e quant'altro con discreto stress per il terreno e il territorio. Inoltre visto che i motori funzioneranno tutto l'anno, anche fuori dal periodo d'attività classico della smaltitura degli scarti di un oleificio l' "aiutino" saranno olii di palma, jojoba, ecc. fatti arrivare apposta via camion da mezzo mondo. Non ci vedo nulla di rinnovabile ecologico e salubre per noi cittadini in tutto ciò.

5) inserito il da Max

@Andrea qui si parla di centrali diverse, come quelle che sorgeranno a Spoleto, dove si potranno "bruciare" olii di vari tipi, consistono in veri e propri motori "policarburante" (come quelli delle navi per intendersi)...poi si può anche fare qualche cattivo pensiero sul fatto che gli olii utilizzati per la produzione di energia elettrica non vengono gravati da accise, infatti i principali produttori di questo tipo di energia "verde" sono le industrie agroalimentari che già utilizzano il prodotto....
Il rapporto di Greenpeace “Come ti friggo il clima” dimostra che, a causa della crescente domanda sul mercato internazionale di olio di palma, le più grandi industrie alimentari, cosmetiche e di biocarburanti distruggono le torbiere e foreste pluviali indonesiane, mandando il clima del pianeta a farsi friggere. Alle stesse conclusioni sono arrivati gli scienziati del Comitato intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc) dell’Onu. Le piantagioni di olio di palma indonesiane soddisfano le richieste del mercato globale di olio vegetale a poco prezzo da utilizzare nella produzione di cibo, cosmetici e carburanti.
Insomma di fatto la Regione Umbria da' il via libera a tutte quelle lobby che con la scusa del verde uccidono il pianeta! (in primis gli abitanti che vivono vicino agli impianti).

6) inserito il da Marco S

@Andrea
Forse si fa confusione tra biodigestori (come quello realizzato a Campello) e biomasse, che seppure a "lento fluido" BRUCIANO, ed emettono sostanze inquinanti.
vedere
http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-75f44a98-8440-4d85-b2d4-f6381bff4081.html
sullo stesso sito guardate anche quelle a pollina (già in funzione a Spoleto)

7) inserito il da Giorgio Giansanti (Sel)

E’ nostra intenzione esprimere la grande preoccupazione che genera l’approvazione della deliberazione numero 494 del 7 maggio 2012 della Giunta regionale che, su proposta dell'assessore Silvano Rometti, ha deciso di modificare il testo sull'installazione degli impianti di energia da fonti rinnovabili, effettuando un “alleggerimento” non necessario né richiesto.
La preoccupazione che SEL esprime è sia per il contenuto della delibera, che prevede la riduzione della distanza di installazione delle centrali a biomasse da 500 a 300 metri dai centri abitati e toglie le limitazioni sulle distanze di approvvigionamento, che per le modalità che hanno portato a tale decisione.
Tale metodologia decisionale, effettuata senza confronto e discussione con le parti, dimostra come il governo regionale sia lontano da quelle che sono le istanze continue, motivate e sensate che arrivano dalla società civile, dai comitati e dai cittadini impegnati quotidianamente nella difesa dei beni comuni.
Noi di SEL vogliamo uno sviluppo equilibrato delle energie rinnovabili, uno sviluppo integrato con il territorio capace di salvaguardare paesaggio ed attività agricole di qualità, capace di essere a beneficio di una comunità e non preda di speculatori. Per questo pensiamo che sia venuto il momento di redigere a breve un piano energetico regionale con particolare attenzione alle agro energie e nello specifico al tema di riutilizzo dei campi incolti.
SEL chiederà ai proprio amministratori di redigere tali documenti, piano energetico e piano sulle agro energie, a livello territoriale affinché si promuova uno sviluppo equilibrato e sostenibile delle energie rinnovabili.
In questo senso riteniamo necessario che le decisioni di tale importanza e che coinvolgono direttamente una pluralità di soggetti debbano essere assolutamente discusse in Consiglio Regionale e prima nei territori.
Un passo indietro rispetto a tutta quella parte di centro sinistra che negli ultimi anni ha cercato di aprire un dialogo con chi nei propri territori ha lottato per ottenere il miglioramento della qualità della vita.
Per questo motivo richiediamo alla Giunta Regionale ed alla Presidente Marini di ritirare la deliberazione 494 e di aprirsi al confronto con la società nella discussione di determinate tematiche molto sentite dalla cittadinanza.

8) inserito il da Giorgio Giansanti (Sel)

Poi con un po' di calma e pazienza qualcuno mi dovra' spiegare perché siamo contrari
che un biodigestore siano vicino ad un centro abitato. Ricordo che in Germania, in
alcune regioni, e' obbligatorio che l'e nuove strutture prevedano un biodigestore
sotto il palazzo. Questo, digerendo gli scarichi civili e i rifiuti organici tritati
dei condomini, produce metano che viene riutilizzato per i fornelli e il
riscaldamento domestico, abbattendo la richiesta esterna di metano del 75%. Senza
nessuna emissione e nessun pericolo. Altro che 300 metri.
Vorrei capire quali sono le motivazioni che spingono, in Umbria, ad esigere tali
distanze.
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