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lunedì 20 maggio 2013 -

Articolo 18, è sciopero generale Cgil. Protesta in provincia di Perugia contro la riforma

Articolo 18, è sciopero generale Cgil. Protesta in provincia di Perugia contro la riforma

Manifestazioni a Umbertide, Foligno e Tavernelle. Sgalla “provincia in continuo declino, aziende chiuse e lavoratori in cassa integrazione”

I lavoratori aderenti alla Cgil hanno proclamato per oggi uno sciopero generale di quattro ore  in provincia di Perugia per portare in tutto il territorio la propria protesta contro la riforma dell'articolo 18, al centro del dibattito politico nazionale.

La manifestazione fa seguito a quella dello scorso  27 marzo, quando gli aderenti alla Cgil incrociarono le braccia per 4 ore, manifestando a Perugia. Il sindacato sta portando avanti in solitaria la protesta contro la possibile riforma con lo strumento degli scioperi.

“Con questa mobilitazione vogliamo ribadire le ragioni della nostra contrarietà alla riforma del mercato del lavoro, che sono tutte ancora in piedi, compresa la nostra battaglia in difesa dell'articolo 18”, ha detto ieri il segretario generale della Cgil di Perugia Vincenzo Sgalla in una conferenza stampa. “Ma questa volta, dopo aver 'occupato' lo scorso 27 marzo il cuore di Perugia, vogliamo far sentire la voce dei territori, dove la crisi sta mietendo ogni giorno nuove vittime tra le lavoratrici e i lavoratori”.

Il sindacato contesta alla possibile riforma dell'Articolo 18 dello “Statuto dei lavoratori” la colpa di lasciare al giudice la possibilità di assegnare al dipendente licenziato senza fondamento con la scusa del “motivo economico” solo un indennizzo economico e non il pieno reintegro nel proprio posto di lavoro.

La protesta si divide oggi dalle 9 tra Umbertide, presso la Sala S. Francesco, a Foligno, presso la sede Bic (zona industriale Paciana) e a Tavernelle, presso il Centro Polifunzionale “L’Occhio”.

“E' evidente che senza una politica industriale seria e senza interventi per la crescita la nostra provincia è condannata ad un continuo declino, fatto di cassa integrazione, aziende che chiudono e posti di lavoro che si perdono. La Cgil non è disposta a stare a guardare mentre questo avviene”, ha detto Sgalla. (fda)

Commenti

1) inserito il da Nota postata da Movimento 5 Stelle Umbria

Le innumerevoli polemiche politiche e sindacali relative a presunti vizi e accentuatevirtù dell'art.18 dello statuto dei lavoratori hanno il merito di riproporreall'attenzione della collettività la questione dei diritti dei cittadini-lavoratori.È necessario fotografare la condizione attuale contrattuale dei lavoratori, una cuiminoranza gode ancora del diritto di poter ricorrere al giudice del lavoro in caso di illegittimo licenziamento, mentre, la stragrande maggioranza ha un rapporto di lavorosancito da un contratto atipico, le cui garanzie in caso di contenzioso sono prossime allo zero.Tutti i protagonisti delle odierne polemiche evitano di chiarire come sia stato possibile che in Italia siano state introdotte oltre 40 forme contrattuali alcune delle quali reintroducono di fatto, forme di sottomissione al datore di lavoro, in ossequio alla necessità di incrementare il Prodotto Interno Lordo.L'introduzione delle nuove forme contrattuali avviene con la legge 24/06/97 n. 196meglio conosciuta come “decreto Treu “ dal nome del ministro del lavoro del governo di centro sinistra in carica, è per la cronaca la legge che ebbe l'approvazione di tutti i partiti che componevano la coalizione, PRC compreso.Numerosi governi si sono succeduti, centro sinistra o centro destra poco cambia, mala miriade di contratti atipici sono rimasti in vigore costringendo le nuove generazionia confrontarsi con una precarietà lavorativa ed esistenziale mai viste. La situazione ècosì surreale che anche alcune organizzazioni sindacali utilizzano i contratti atipici perl'assunzione dei propri dipendenti.La ripresa economica da molti prevista, anche grazie alla riforma del lavoro (decretoTreu), non si è vista, siamo invece dentro ad una crisi recessiva molto seria e, percoerenza, la casta politica si è inventata un governo tecnico che insiste nella tesi
cheeliminando alcuni diritti dei lavoratori si possano agevolare gli investimenti nella penisola e di conseguenza l'occupazione.Riteniamo queste tesi completamente destituite di fondamento. La causa delladisoccupazione, sostanzialmente, si trova nella delocalizzazione delle imprese italiane all’estero dove il costo del lavoro è molto più basso, la tassazione è inferiore a quellaitaliana e il funzionamento della giustizia civile è di gran lunga migliore di quello italico; per non parlare poi delle clausole di adesione all'euro che hanno comportatoulteriori svantaggi per i cittadini e i lavoratori, mentre
hanno soddisfatto le aspettativedel sistema finanziario.Modificare l'articolo 18 sarebbe una vessazione nei confronti di quella fascia minoritaria di lavoratori che ne usufruiscono, senza alcun vantaggio per una economia liberista che non vuole fare i conti con i propri fallimenti storici. L’abolizione dei diritti sono solo una scelta politica arrogante di un governo che deve mostrare il comando,che deve avere il controllo del diritto tanto da poterne decidere le sorti. L’art. 18 è solo un preteso per dire che sui diritti si può, da adesso, contrattare e non più esigerli. Noi non ci stiamo e come M5S lotteremo per modificare la rotta.
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