Al supermercato durante l’orario di lavoro, rinviata a giudizio dipendente Passignano

Al supermercato durante l’orario di lavoro, rinviata a giudizio dipendente Passignano

La difesa sostiene che quelle assenze fossero “completamente e strettamente connesse all’attività lavorativa”

“Pedinata” con il gps per scoprire che andava al supermercato durante l’orario di lavoro. Così gli agenti del corpo di polizia municipale intercomunale (Magione, Passignano e Tuoro) hanno seguito per quarantatré giorni gli spostamenti di una pubblica impiegata del Comune di Passignano tra l’aprile ed il giugno del 2015 verificando tutto il materiale raccolto, compresi appunto i percorsi rilevati dal satellitare – sotto autorizzazione della procura -, filmati delle telecamere di un negozio, e tabulati informatici del sistema di controllo delle presenze del personale. 

Tutto è finito nel fascicolo del sostituto procuratore Paolo Abbritti e ieri la donna è stata rinviata a giudizio per un processo la cui prima udienza è fissata al gennaio del 2020. Le accuse per  le quali la funzionaria è ora formalmente imputata sono quelle di truffa aggravata ai danni dell’Ente per cui lavora (che al momento ho chiesto di costituirsi come parte civile nel processo), di falsa attestazione della presenza in servizio e anche di truffa informatica. Sembrerebbe infatti, stando a quanto emerso nelle fasi dell’indagine, che la donna avrebbe inserito manualmente nel sistema informatico che registra le timbrature delle false attestazioni senza che queste fossero autorizzate dal dirigente.

Secondo quanto raccolto dalla Municipale e registrato anche attraverso i filmati delle telecamere di un negozio, la donna per ben 26 volte nel mese e mezzo in cui è stata “pedinata” si sarebbe allontanata dal posto di lavoro durante l’orario di lavoro, senza marcare il cartellino, per raggiungere vari centri commerciali della zona. Il grande centro di Corciano, ma anche magazzini di Magione e supermarket nella vicina Passignano. Non solo. In un’occasione durante il periodo degli straordinari per il servizio elettorale delle regionali 2015 avrebbe raggiunto il Comune per timbrare l’ingresso e poi se ne sarebbe tornata a casa per poi tornare in tempo per timbrare l’orario di uscita.

L’avvocato Alessandro Vesi, difensore della impiegata ha sempre sostenuto l’innocenza della sua assistita, sostiene che quelle assenze fossero “completamente e strettamente connesse all’attività lavorativa” e che “i giorni indicati nel capo d’imputazione sono quelli relativi al periodo del servizio elettorale quando nello svolgimento dei propri compiti si manifestava la necessità di uscire e rientrare spesso dall’ufficio, anche per recarsi ad acquistare merce presso supermercati, centri commerciali e altri negozi”.  Non solo ma per questi spostamenti riferisce il legale “usava la propria auto personale senza mai richiedere i rimborsi benzina”.

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