Aborto, a Perugia il manifesto delle polemiche

Aborto, a Perugia il manifesto delle polemiche

Dopo la “censura” di Roma, sei gigantografie di Provita anche nel capoluogo regionale


Dopo le numerose azioni promosse da comuni in Piemonte, nel Veneto e nelle Marche, dopo le iniziative di centinaia di privati cittadini, parroci, professionisti, il maxi manifesto da Provita con il bambino di 11 settimane è presente anche a Perugia per 14 giorni”.

Ad annunciare lo sbarco di “sei gigantografie di 6X3 metri” è la stessa onlus Provita che, attraverso la propria pagina facebook, fa sapere che i manifesti sono stati affissi “nel centro del capoluogo umbro, con il pieno sostegno della giunta e del consiglio comunale che sono schierati per la vita”.

Il manifesto che fa parte di una campagna contro l’aborto in concomitanza con i 40 anni dal varo della legge 194 e che raffigura l’immagine di un feto di 11 settimane accompagnato da alcuni slogan (“Tu eri così a 11 settimane” e “E ora sei così perché tua mamma non ti ha abortito”) è salito agli onori delle cronache per le polemiche scatenate dalla sua affissione a Roma. Polemiche, che dai social sono rimbalzate sulla stampa e nei palazzi istituzionali, che ad inizio aprile hanno portato alla rimozione della gigantografia da via Gregorio VII.

L’ingiusta censura operata dalla Raggi nei confronti del nostro manifesto a Roma – spiega la onlus accompagnando la campagna di Perugia – continua dunque a scatenare reazioni in tutta Italia. Il grido che si alza è sempre più forte, per ribadire che il bambino nel grembo della madre non è parte del corpo umano (come un rene o un fegato), è un essere umano, uno di noi e ha diritto alla vita”.

Il tema delle interruzioni volontarie di gravidanza, in Umbria, ha già scatenato un dibattito incandescente all’indomani del question time in Regione durante il quale il consigliere Sergio De Vincenzi – Umbrianext, ex Ricci presidente – ha interrogato l’assessore regionale alla sanità, Luca Barberini, proprio sullo stato di attuazione della legge 194 in regione. Il dibattito si è infiammato in seguito ad alcune dichiarazioni dello stesso De Vincenzi (“la legge sull’aborto dal ’78 ad oggi, ha causato la morte di 100.000 umbri, sostituiti con 100.000 migranti, con costi di circa 5 milioni di euro”) che hanno scatenato la reazione della Cgil. Secondo Vanda Scarpelli, segretaria regionale del sindacato, queste affermazioni non hanno fatto altro che offendere sia “le donne che affrontano una scelta difficile e dolorosa, sia i migranti che fuggono da guerre e miseria”.

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