In 12 rinviati a giudizio, per l’Antimafia era la banda della cocaina a Spoleto

In 12 rinviati a giudizio, per l’Antimafia era la banda della cocaina a Spoleto

Sono accusati a vario titolo di traffico internazionale di droga. Due degli indagati estranei ai fatti

Sarà il processo a quello che venne definito il “monopolio” della droga a Spoleto. Il gip di Perugia Carla Giangamboni ha rinviato a giudizio questa mattina 12 persone accusate di aver fatto parte dell’organizzazione dedita allo spaccio internazionale di droga sgomita dalla Direzione distrettuale antimafia. Mesi di indagini e appostamenti quelle coordinate dal procuratore antimafia Giuseppe Petrazzini per carpire le mosse della banda che importava cocaina dall’Olanda e dalla Svizzera per rivenderla sul comprensorio cittadino, passando per Milano.

In pratica è stata sgominata la banda che gestiva lo spaccio di cocaina a Spoleto tra il 2011 e il 2015. La struttura criminale, stando all’inchiesta, era di tipo gerarchico con a capo un gruppo di 5 albanesi. Sotto di loro vi era almeno un gruppo che operava sul campo. Ognuno degli arrestati aveva il proprio ruolo: c’era chi tagliava la sostanza stupefacente, chi la riforniva e chi la spacciava. I vertici della gang trattavano direttamente all’estero la compravendita di droga mentre lasciavano a dei ‘cavalli’ (retribuiti con 1.500 euro al viaggio) il trasporto a Spoleto via Milano.

Un giro di affari imponente quello quantificato nella fase investigativa. I luoghi di incontro per la compravendita erano bar e discoteche cittadine: gli assuntori fissavano la quantità da acquistare, in genere sempre modesta, pagavano il dovuto e attendevano che il pusher tornasse con la droga. Le dosi infatti, proprio per evitare controlli, veniva sempre occultata nelle campagne della prima periferia di Spoleto. I 13 facevano anche ricorso a utenze telefoniche intestate a “teste di paglia” così da evitare di essere rintracciabili. A far scattare l’operazione sarebbe stata una partita di cocaina del valore di 30mila euro contrattata in Olanda. Tutti gli arrestati sono già noti alle forze dell’ordine per analoghi reati.

Dettagli dell’operazione antidroga, arresto a Spoleto del latitante

Due degli indagati non dovranno affrontare il processo che inizierà a Spoleto il 25 gennaio. Per uno di loro, spoletino,  il legale Giancarlo Viti aveva scelto il rito abbreviato nell’ambito del quale è stato assolto, mentre ieri un altro spoletino è stato prosciolto dalle accuse. Per gli altri restano in piedi le accuse, a vario titolo, per il traffico internazionale di sostanze stupefacenti.

Il primo arresto a Spoleto nel 2013. Un primo importante riscontro investigativo si ottiene nel settembre 2013 quando gli investigatori traggono in arresto in flagranza di reato, S.S. soggetto di origine albanese da tempo radicato a Spoleto, per detenzione ai fini di spaccio di 45 grammi di cocaina, facente parte di una partita più grande appena giunta nella disponibilità del sodalizio. In particolare l’uomo, dopo aver preso accordi con i correi, li raggiunge nell’assisano e rientra a Spoleto con la propria “fetta” destinata all’immediato smercio in loco. Tra i partecipanti interessante è il ruolo di una spoletina, moglie del citato S.S., che coadiuva strettamente il marito nell’attività di detenzione, confezionamento, spaccio e occultamento dello stupefacente e, dopo l’arresto del coniuge, si dedica al recupero dei crediti vantati nei confronti di numerosi acquirenti.

La piramide dello spaccio. Distinti anche i ruoli ricoperti dai sodali: in particolare S.D., K.G., S.X., T.G. E S.S., tutti di nazionalità albanese, possono ritenersi i veri e propri promotori con il compito di reperire lo stupefacente, immetterlo nel mercato spoletino e umbro in generale, reclutare pusher, spartire lo stupefacente e riscuotere il ricavato del traffico di droga.

(S.M.)